Il triangolo che Mimì u curdu non aveva considerato

Dom, 04/11/2018 - 12:20

Quando si crea un mito o un nemico si enfatizzano solo gli aspetti che lo riducono a una dimensione: bene o male. Mimmo Lucano fino a oggi è stato uno strumento sia nelle mani della sinistra, che ne ha fatto un’icona per calamitare chi è pieno di speranze e privo di certezze, sia della destra, che vi ha cucito attorno l’avversario da battere così da rafforzare la propria identità. Di certo il colpo più duro è stato quello inferto dalla sinistra che fino a qualche tempo fa ignorava l’esistenza di Mimmo Lucano o peggio ancora gli aveva dimostrato tutta la propria indifferenza, ma che ora tutt’a un tratto, è con lui a spartirsi la torta. Un imbroglio disgustoso che fa più male del morso dell’avversario. Perchè, come si dice, finchè ti morde il lupo pazienza. Quel che secca è quando ti morde la pecora.
E così, questo piccolo uomo, con una finestrella tra i denti e una porta nel cuore, è stato trasformato, ora dall’uno ora dall’altro schieramento, in un concentrato di valori e anti-valori in forma zippata in modo da evocare immagini e schemi che guidino all’azione; Mimmo Lucano è stato rimaneggiato con cura da chi vorrebbe godere della sua stessa aura, e da chi, invece, vorrebbe renderlo a tutti i costi un soggetto pericoloso.
Come se non bastassero il fuoco “amico” e il fuoco nemico, oggi per l’ex sindaco di Riace è stato acceso un terzo fuoco, quello in cui si mette ad ardere la solita legna: la Calabria “a una sola dimensione, quella criminale”, per dirla come direbbe lui. Mimmo Lucano oggi torna utile anche a chi da sempre spara a zero sulla Calabria. Un triangolo che agli inizi dell’avventura di Riace sicuramente Mimì u curdu non aveva considerato.
Ma vediamo più da vicino cos’è successo. Martedì scorso Lucano è stato ospite, in collegamento telefonico al TGCOM24, la all-news di Mediaset. In studio la giornalista Elena Tambini e il massmediologo Klaus Davi. Dopo una breve introduzione sull’esperienza di accoglienza a Riace, ecco che partono le domande di Klaus: “Perchè, con tutti i killer e narcotrafficanti (sic!) che ci sono per strada in Calabria, concentrarsi su Mimmo Lucano?”, “Ha avuto minacce dalla ‘ndrangheta in questi anni?”, “Ha avuto un ruolo la ‘ndrangheta nell’esperienza di Riace?”, e ancora “Ha ricevuto lettere anonime, cappi?”. Ma non solo: dal finto elogio di Lucano si è passati alle prodi imprese per cui l’intrepido massmediologo è conosciuto, vale a dire i suoi “coraggiosi” piantonamenti ai boss. E via ai filmati realizzati a Reggio Calabria per dimostrare non si è mai ben capito cosa. Perchè se punti a qualcuno la tua telecamera e inizi a punzecchiarlo con domande indisponenti, il tizio ti manda a quel paese. È matematico. Indipendentemente che sia o meno un boss. E il messaggio non è come vorrebbe fare intendere Klaus “Qui comando io, questo è il mio territorio, me ne frego dello Stato” ma, più semplicemente, “Non ho tempo per i seccatori”. Possibile non si riesca a parlare della lezione di umanità che la Calabria sta dando al mondo senza ficcarci dentro la ‘ndrangheta? Possibile che bisogna fornire sempre la solita, trita e ritrita, chiave di lettura che mi sono stancata persino di riportare: la Calabria è ndrangheta e mai si redimerà? Si rinuncia a un’analisi approfondita e si cerca di convincere gli altri che la nostra terra abbia perso la propria battaglia contro il malaffare, quando invece l’unica battaglia davvero persa è quella contro la nostra pigrizia mentale. Da un piccolo paesino della Calabria, Mimmo Lucano ha dimostrato che “un’altra umanità è possibile”, che “bisogna puntare a una società in cui nessuno possa definirsi autoctono”, che “ogni essere umano è un panorama che non ha eguali”, che il problema che affligge la nostra società non è l’emergenza umanitaria, “la vera emergenza è quando il nostro cuore diventa avido, a causa della sindrome da fastidio degli esseri umani”. Questo quanto Mimmo Lucano ha dichiarato a Palazzo Marino, a Milano, in una sala piena all’inverosimile e centinaia di persone in coda fuori nella speranza di poter entrare. “Si carcunu m’avissi dittu - ha dichiarato il sindaco di Milano, divertendosi con il nostro dialetto - ca nu jornu nu paiseju picciriddu ra nostra terra potarissi indicari a strata a na grandi città comu Milanu avissi dittu probabilmente: siti pacci!”. Mimmo Lucano ha dimostrato che in Calabria è possibile avere delle idee che vengono fuori da una lucida e visionaria follia. Mimmo Lucano è stato un pazzo ma, come sosteneva Freud, il pazzo è un sognatore sveglio. Abbiamo la decenza di non ficcare la ‘ndrangheta anche nei sogni.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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