I fuochi d’artificio della ‘ndrangheta

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Addio all’omertà, secondo i testimoni di giustizia i fuochi d’artificio sparati a Roma sono un segnale della conquista criminale.

Questa mattina ho avuto la fortuna di imbattermi in una nota dove si parlava dei fuochi d’artificio che a Roma sarebbero utilizzati come messaggi in codice da parte della ‘ndrangheta.  A lanciare l’allarme – ripreso da Il Tempo – è Maricetta Tirrito, portavoce del Cogi (Comitato collaboratori di Giustizia).

Ritengo di capire qualcosa sul tema, visto che porto avanti una testata da oltre venti anni nella Locride, con redazione a Siderno, una delle tre capitali dell’organizzazione criminale. Mi permetto di suggerire di andare a fare altrove le indagini che forse si evita di perdere tempo, perché da quello che ho sempre visto nella mia terra, questi signori hanno sempre agito nell’oscurità e nel silenzio. Solo così sono riusciti dove gli altri hanno fallito. Chi all’interno della ndrangheta ha violato questo giuramento del silenzio ha fatto pagare in modo caro e salato a tutta l’organizzazione questa scelta, vedi Duisburg ed omicidio Fortugno. Basta pensare che dopo la strage in Germania c’è un’intercettazione, dove viene vietato l’omicidio in Calabria proprio per non fare rumore, ed anche questo viene certificato dai numeri.

A Siderno in 12 anni 1 solo omicidio, nessuno a San Luca, nessuno a Plati, 2 a Locri, ma per affari diversi e pochi nel resto della Locride. Per cui trovo strano che una struttura che vive di omertà da un secolo, si trasformi in uno dei simboli della caciara nella Capitale.

Rosario Vladimir Condarcuri