Intervista a Vincenzo Albanese: «Un’unica voce per gli imprenditori della Locride»

Sab, 27/04/2013 - 11:42
“Non ci si deve nascondere, ma affrontare e condividere i problemi che sono comuni: rapporto con le banche, clienti che non pagano le fatture, il blocco del sistema. Se attendiamo ancora si rischia la chiusura”.

Vincenzo Albanese proprietario dell’azienda di famiglia, fondata oltre quarant’anni fa dal padre Joe, da due anni riveste la carica di presidente dell’Ali, un’associazione di imprenditori del territorio nata circa sei anni fa, con l’obiettivo di favorire la crescita economica, sociale e culturale, valorizzando l’informazione, la promozione, il sostegno tecnico ed economico di quanti hanno scelto di rimanere ed investire in zona.
«Ci troviamo in una situazione molto difficile per tutti, le aziende presenti sul territorio sono in sofferenza. La nostra, come altre, è una realtà che lavora con commesse in tutta Italia da parte di aziende importanti, tra cui due multinazionali.
Nonostante l’impegno, oggi l’unico modo per andare avanti è fare rete, condividendo tutto. In un momento così difficile noi già scontiamo un gap notevole su trasporti e comunicazioni in generale, con tutto quello che comporta spostarsi e trasferire merci, pagando un ritardo che va a pesare su tutto e tutti. A questo si aggiunge il costo bancario, 3 – 4% in più di interesse.
Gli istituti bancari ci dicono di fare attenzione, ma da chi o cosa dobbiamo stare attenti se il sistema bancario ha limitato l’accesso al credito, non abbiamo più dove andare».
Albanese parla dello scotto che già si paga per gli handicap di base con i quali chi lavora sul territorio si trova a dover fare i conti, recuperare i quali è già un costo, in più si aggiungono altri problemi, arrivando ad avere un prodotto buono, ma poco concorrenziale.
«La sensazione un po’ di tutti è che si sta andando verso un punto di non ritorno con una struttura che si poggia su piccole e medie imprese ormai vessate, con un costo del denaro e del lavoro in aumento.
L’azienda fondata da mio padre è cresciuta anche con il sostegno delle banche, ci hanno permesso di fare  determinati passi, però poi dalla sera alla mattina viene bloccato tutto. In un contesto generale nel quale i clienti sono in difficoltà e le banche limitano le possibilità, chi ha un’azienda è soffocato, non avendo più margine di manovra. Questo è successo da noi anche nell’edilizia, facendo  di fatto terra bruciata».
Per Albanese il passo importante è quello di cercare di fare rete, predisporre un tavolo attorno al quale parlare e confrontarsi per arrivare a delle soluzioni. «Non ci ascolta nessuno e questo non fa che aumentare le difficoltà.
Non ci ascoltano le banche, non si guarda più neanche lo storico di un’azienda, non si valuta ciò che è stato. Si va in banca se già si hanno dei soldi da investire, ma così va avanti solo chi già di suo ha delle risorse.
Ma i giovani che fanno? Le idee buone e i ragazzi con voglia di fare ci sono, ma ai quali poi passa, perché viene loro negata ogni possibilità. Sono amareggiato quando hai delle persone vicino a te con le quali lavori da tanti anni a cui ti ritrovi a dover dire “mi dispiace ma ti devo lasciare a casa”, e l’unica risposta è “ed ora io cosa faccio?”, perché sanno già che manca una prospettiva».
SI dice certo dell’ urgenza di farsi sentire, ma con un’unica voce, esponendo le difficoltà, l’unico modo per raggiungere qualcosa di concreto.
«Bisogna capire di non starsene nascosti, ma affrontare e condividere i problemi che sono comuni, banche, clienti che non pagano le fatture, il blocco del sistema.
Se attendiamo ancora si rischia la chiusura.
Abbiamo investito in questa terra e ci crediamo, abbiamo una storia, siamo una famiglia per bene che cerca di stare a galla, ma a queste condizioni non è più possibile. Facciamo lavori importanti a livello nazionale, le possibilità ci sono, ma per poter prendere certi lavori si deve avere il supporto delle banche che, a me è capitato, non si capiscono neanche tra loro, facendoti perdere tempo prezioso».
Aziende locali che, per Albanese, hanno come la sua, tutte le opportunità di andare avanti per affrontare mercati nuovi, con l’idea di innovarsi, ma per farlo ci devono essere le condizioni. «Noi non vogliamo soldi e assistenzialismo, ma che almeno si possa partire dagli stessi presupposti di tutte le altre aziende italiane, con un costo del denaro che non sia per noi maggiore, per non parlare del resto».
Un ragionamento rafforzato da un dipendente, impiegato in azienda da tanti anni, il quale racconta di una realtà nella quale lavora che, fino a qualche tempo fa da Taranto in giù, era una delle poche aziende ad aver predisposto i turni di notte per portare a compimento il lavoro. «Nonostante tutte le difficoltà e i problemi continui, la verità che ad oggi siamo quindici famiglie che vivono grazie alla Joe Albanese. Si devono tutelare le aziende che hanno dipendenti perché crollate queste, la disoccupazione, già a livelli gravi, non potrà che aumentare».
 

Autore: 
E.A.
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