L’amore per le proprie origini è sacrosanto. Il campanilismo, invece, sterile

Dom, 01/11/2020 - 19:00

Tra i molteplici racconti che hanno segnato il corso della mia infanzia, indubbiamente, uno dei miei preferiti riguardava la storia di Pinocchio. Con l’aumentare dell’età, coadiuvato dal prezioso aiuto dei miei genitori, iniziai a estrapolare dallo stesso un’importante morale. La riflessione parte dall’estremo e insano gesto che Pinocchio compie nei confronti del Grillo Parlante, colui che cercava di riportare Pinocchio sulla retta via. Troppo facile rifugiarsi nella propria “zona di conforto”, mettendo la polvere sotto il tappeto. Chiaramente, lo spettro di applicazione di tale metafora ha un’ampia portata, non limitata certamente al solo tema trattato nel corso di questa riflessione.
Sempre metaforicamente parlando, a chi non piacerebbe vedere il proprio figlio o la propria figlia eccellere in qualunque cosa esso o essa si cimenti? Che tipo di genitore pensate che possa piacere di più a un bambino, il genitore che è sempre accondiscendente o il genitore che riprende, ove necessario, il figlio o la figlia a fin di bene? Il primo, senza dubbio. Allo stesso modo, vi chiederei di riflettere su quale genitore sia più “utile” al bambino o alla bambina. Senz’altro, la seconda tipologia di genitore.
Il ricorso alle precedenti metafore, a parere di chi scrive, trova un nesso logico con l’argomento principale dell’articolo. Penso alle nostre piccole realtà, alla mia piccola realtà. Penso a chi, me compreso, guarda con gli occhi dell’innamorato l’ambiente circostante, non riuscendo a scorgere difetti. Ebbene, siamo sicuri che da questo atteggiamento il nostro territorio ne tragga beneficio?
Proprio questa riflessione mi spinge a individuare un punto da cui partire. È la ricerca di questo punto che mi porta a scindere e, ove possibile, ad analizzare il concetto di “amore per le proprie origini” e di “campanilismo”.
Per riprendere le precedenti metafore, il concetto di campanilismo funziona esattamente come il genitore totalmente accondiscendente. È il voler affermare che tutto fili liscio quando così non è. È il voler quasi rigettare ogni forma di aiuto esterno o cooperazione. È il voler non trovare ispirazione nei modelli vincenti ed efficienti. Semplicemente, è il non voler apprendere.
Differentemente da quanto appena detto, l’amore (per le proprie origini) è un sentimento che va coltivato anche e specialmente da lontano. Non già vedere una cosa perfetta, ma impegnarsi per renderla tale. Significa criticare costruttivamente, non mera demolizione. Significa mettersi in discussione, non isolarsi dalla realtà. Significa saper ascoltare ed elaborare. Significa, in poche parole, essere realista.
La mia non è una critica, ma un atto d’amore. È un atto di chi vorrebbe vedere la propria terra eccellere. Il mio massimo rispetto va alle persone che, quotidianamente e onestamente, lavorano in qualsiasi campo per garantire un futuro migliore ai propri figli, contribuendo ad apportare migliorie al proprio ambiente circostante.
A voi è rivolto un grazie speciale.

Autore: 
Rocco Nicita
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