L’Istituto di Gioiosa-Grotteria recita da casa lo spettacolo di fine anno

Mer, 03/06/2020 - 13:00

Sta per volgere al termine un anno scolastico particolare, un anno in cui docenti, alunni e genitori si sono dovuti reinventare e, grazie all’impegno di tutti, la scuola non si è fermata. Tra le varie attività di didattica a distanza svolte da docenti e alunni dell’IC Gioiosa Ionica – Grotteria ne spicca una, quella del teatro. Per far sì che continuasse la tradizione del plesso “Salvatore Rao” della Scuola Secondaria di primo grado di Grotteria, che ogni anno regala uno spettacolo teatrale in dialetto calabrese, gli alunni della III A, guidati dai loro insegnanti, Rachele Lupis, Sabrina Cordì e Giovanni Zappia, si sono cimentati anche a distanza in una recita un po’ insolita, dimostrando il loro impegno, ma anche la loro capacità di adattarsi a una situazione nuova e imprevista. I ragazzi del plesso di Bombaconi hanno sperimentato questo nuovo metodo di approccio verso il pubblico portando davanti alla telecamera due componimenti di un sacerdote di Galatro (RC), l’abate Giovanni Conìa, vissuto nell’ ‘800, rappresentando un “contrasto”, un tipo di componimento che iniziò a diffondersi notevolmente nel medioevo e nelle letterature romanze, quasi sempre in versi e dialogato.
Si tratta di una disputa tra la lingua italiana e quella calabrese, due componimenti, lo “Sdegno della lingua italiana per veder gradita la calabra” e la “Risposta della lingua calabra a tali lagnanze”, nei quali prima l’italiano vorrebbe avere la sua supremazia sul dialetto (ricordiamo che nell’ ‘800 la “Questione della lingua” è stata particolarmente sentita e ampiamente dibattuta), e, in seconda battuta, il dialetto risponde all’italiano per le rime, affermando essere la lingua dei sentimenti, delle emozioni, dell’espressività, qualità che talvolta mancano all’italiano, e spiega, con riferimenti storici, la forza della nostra lingua calabrese rispetto all’italiano.
Negli alunni rimane un po’ di amarezza per non aver potuto sentire il calore del pubblico dal vivo, come i compagni che li hanno preceduti, ma al tempo stesso il ricordo dei tre anni passati alla Scuola Secondaria di primo grado che  concludono comunque con uno “spettacolo” home made.

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