L’Italia cresce a macchia di leopardo: Emilia traina, Calabria in coda

Gio, 06/10/2016 - 10:38

In questi giorni si fa un gran parlare di ripresa economica e, tra previsioni e dati reali, ai vertici del governo, sono stati numerosissimi i tira e molla relativi alle possibilità reali e le previsioni ottimistiche di crescita del nostro Paese nel prossimo anno. Il dato relativo al PIL nazionale, tuttavia, non deve essere preso come un assoluto unitario e incontrovertibile, come sembra fare il ministro Padoan, in quanto, analizzando più nel dettaglio le diverse realtà di cui si compone il nostro Paese, si scopre che l’Italia sta crescendo sì, ma a macchia di leopardo.
Partiamo dal dato secondo il quale, al termine del 2016, l’Italia sarà cresciuta dello 0,8% rispetto allo scorso anno: questa cifra ci pone tra gli ultimi paesi industrializzati e ben al di sotto della media europea (dell’1,7%) eppure è il frutto di una media ottenuta incrociando i dati della crescita delle singole regioni. Guardando ad esse, infatti, scopriamo che la Lombardia ha lasciato il posto di regione trainante dell’economia statale all’Emilia Romagna (che quest’anno fa registrare un +1,1%, assestandosi ai livelli di crescita media della Francia) mentre, come di consueto, sono le regioni del mezzogiorno a fare più fatica. Nonostante anche qui si registri una crescita più consistente in Campania e Puglia, la Sardegna e la nostra Calabria restano i fanalini di coda del Paese facendo segnare appena un +0,3%, ma ciò non significa che al nord sia tutto rose e fiori e che il sud resti un inferno.
Nonostante Milano rimanga una delle aree metropolitane più ricche d’Europa, posizionandosi dietro alle sole Londra, Parigi e Madrid, nell’hinterland e nel resto della Lombardia si registrano dati molto simili a quelli della media calabrese. I settori maggiormente trainanti sono diventati l’agroalimentare, le ceramiche, la termomeccanica e, specialmente al sud, la produzione di conserve e l’elettromeccanica. Crollano invece la moda, la metallurgia e la domanda di gioielli.
Allo stesso tempo, a un PIL in crescita in termini di centesimi percentuali, fa da contraltare una condizione economica complessiva dei cittadini nettamente migliorata rispetto allo scorso anno e a due anni fa. Perché, allora, non riusciamo a crescere come la Germania?
A causa degli sprechi della Pubblica Amministrazione: se l’efficenza teutonica ha permesso infatti, dal 2014 ad oggi, di far crescere l’Amministrazione di 5,4 punti percentuali, in Italia siamo invece in passivo dello 0,5%, un dato senza il quale il nostro PIL sarebbe cresciuto dell’1,3% al netto dell’1,4 fatto altrimenti registrare dai tedeschi.
E anche questo dato, in Calabria, diminuisce esponenzialmente per la stessa, amarissima, causa.
Fonte: repubblica.it

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