L’ospedale di Locri riparte dalla relazione del Ministero

Dom, 29/07/2018 - 16:20

Lunedì pomeriggio, nella sala consigliare del Comune di Locri, il Deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro ha presentato alla cittadinanza la relazione frutto della visita condotta dagli ispettori del Ministero della Salute presso l’Ospedale nel dicembre dello scorso anno. Come ricordato da Cannizzaro alla stampa, l’ispezione è frutto dei solleciti che la politica locale ha rivolto all’ex Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e mette una volta per tutte nero su bianco quanto a più riprese denunciato dagli operatori del settore, dalla cittadinanza e dai sindaci del nostro comprensorio. Anche il sindaco Giovanni Calabrese, ripercorrendo l’iter che ha condotto al confronto con la Lorenzin e alla visita ispettiva, ha voluto sottolineare che l’assemblea di questa settimana è da considerarsi figlia della manifestazione per la sanità risalente all’ormai lontano ottobre 2015, di cui la relazione ministeriale rappresenta l’ideale punto di arrivo.
Sia chiaro, il documento redatto dagli ispettori del Ministero, dal quale ci si aspettava qualcosa in più di una scarna presentazione delle risapute criticità del nosocomio locrese, non rappresenta certo la panacea di tutti i mali della sanità locale né garantisce che gli stessi vengano affrontati di petto dal Ministero, ma può essere comunque interpretato come la solida base sulla quale costruire un nuovo capitolo della battaglia per la salute.
«Vedere scritte nero su bianco le difficoltà dell’Ospedale di Locri - ha dichiarato infatti Cannizzaro, - rappresenta il raggiungimento di un traguardo non scontato. Questi problemi, infatti, risulteranno essere cosa nota ai politici, ai cittadini e agli operatori del settore, ma che siano certificati da ispettori del Ministero della Salute è legalmente cosa ben diversa dal sentirli elencare durante una protesta dal sindaco Calabrese».
Ciò che viene certificato nelle sette pagine (tabelle escluse) di relazione ministeriale è una drammatica carenza di personale e posti letto, un inspiegabile blocco dei concorsi di assunzione e il rifiuto di giovani medici di accettare posti a tempo indeterminato in seno alla struttura.
L’effetto di questa situazione è una generale sfiducia nei confronti delle capacità dell’ospedale di fare fronte ai problemi di salute della cittadinanza, sempre più convinta che il nosocomio di Locri sia un luogo in cui si va a morire e per questo determinata a rivolgersi a strutture extra regionali anche per casi in cui non servono cure specialistiche. Per quanto affermato nella relazione ministeriale, infatti, gli accessi al Pronto Soccorso di Locri nel 2016 sono stati poco più di 27mila, un dato lontanissimo dai 45mila attesi per un Dipartimento d’emergenza che serve un’area vasta come la nostra e che, sommato a quello degli altri reparti, provoca all’ASP reggina un danno economico di circa 330 milioni.
Attenzione però a non puntare il dito esclusivamente sulla mala gestione di Giacomo Brancati e Massimo Scura. Infatti, se in due anni e mezzo di manifestazioni, tavoli tecnici e confronti politici svoltisi dalla fatidica manifestazione del 2015 a oggi non è stata risolta nessuna delle criticità denunciate all’interno dei reparti dell’Ospedale di Locri, una buona fetta di responsabilità, è stato dichiarato, sarebbe da imputare alla politica regionale. A corroborare la tesi esposta da Cannizzaro ci sarebbe anzitutto l’immobilismo del Presidente Mario Oliverio che, nel novembre dello scorso anno, aveva promesso che si sarebbe incatenato davanti a Palazzo Chigi pur di far riconoscere ai calabresi il diritto alla salute fino ad oggi negato, e persino l’iter necessario a far arrivare nella Locride la relazione stessa, parcheggiata per mesi alla Cittadella Regionale prima dell’attivazione di Cannizzaro. Ad aggravare le condizioni dell’ospedale si aggiungerebbe il rapporto schizofrenico che la Regione Calabria ha intrattenuto con Brancati e Scura, prima appoggiati, poi condannati per le scelte effettuate, tra cui quella di non prevedere nuovi posti letto per la nostra struttura a differenza di quanto fatto con ospedali che servono meno utenza in provincia di Catanzaro, oltre alle difficoltà nella gestione della burocrazia. Proprio a causa degli intoppi esperiti dalla Regione Calabria, infatti, si starebbe per perdere un finanziamento di circa 14,5 milioni utili alla ristrutturazione dell’intera struttura ospedaliera di Locri, che saranno revocati dallo Stato qualora, entro il 31 dicembre 2018, non siano stati ancora aggiudicati i lavori (ma attualmente mancherebbe persino il via libera per stilare il progetto).
Appurato che nessuno ha la bacchetta magica, Cannizzaro ha garantito che l’attenzione nei confronti del nostro ospedale è massima, tanto più che l’affaticamento della struttura locrese, unitamente a quello sofferto da Polistena, sta mettendo in difficoltà anche il nosocomio di Reggio Calabria ingenerando una situazione che impedisce a medici e infermieri di lavorare serenamente.
Come ricordato dal consigliere comunale Marco Cavaleri, il modo di rendere efficace questa nuova fase della battaglia per la sanità è partire dal presupposto che l’ospedale non è di Locri, ma della Locride, e che salvaguardarne lo stato di salute significa lottare per garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini dell’area metropolitana reggina. Ci si impegni fin da subito, ha affermato invece nel proprio intervento Pietro Crinò, nella risoluzione immediata di almeno tre macroproblemi: il blocco dei concorsi, l’impiego delle risorse statali e la manutenzione dei macchinari a disposizione delle strutture pubbliche.
Punti di partenza interessanti, ma semplici gocce nel mare dei problemi da risolvere, sviscerati in tutte le loro sfaccettature nell’ambito dei numerosi interventi programmati dinanzi a una platea folta, attenta, (nella quale avremmo voluto veder militare molti giovani in più!) alla quale sarebbe stato giusto dare qualche risposta più concreta.
La situazione, infatti, impone di trovare una soluzione in tempi brevi, soprattutto in virtù di un’agghiacciante timore espresso da Calabrese: «Considerata l’insistenza con cui si parla in questi giorni di nuovo ospedale della Piana e di nuovo Grande Ospedale Metropolitano - ha infatti affermato con amarezza il primo cittadino, - mi sorge il sospetto che si voglia penalizzare ancora una volta la Locride per dare il via a questi progetti. E non possiamo accettare di venire trattati per l’ennesima volta come cittadini di serie B».

Autore: 
Jacopo Giuca
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