La Calabria che diserta il voto? L’ennesimo racconto grossolano della nostra terra

Dom, 09/02/2020 - 12:00

Domenica 26 gennaio, alle 23, tutte le dirette TV sottolineavano la bassa partecipazione al voto. “Solo il 44,33% dei calabresi ha votato”. Un dato che è diventato, come accade da un po’ di tempo a questa parte, un altro stigma per i calabresi.
In Emilia ha votato il 67,68% degli aventi diritto al voto, segno del grande senso civico degli Emiliani. In Calabria il 44,33%, a certificare l’assenza di senso civico, la rassegnazione e la mancanza di responsabilità dei calabresi”.
La Calabria è talmente persa che nemmeno le Sardine hanno attecchito”.
E tutti a dire che “In Calabria vince il partito del non voto”.
A Roccella hanno votato 2.854 elettori, il 38,34% degli aventi diritto, che sono 7.443. Di questi 7.443 elettori, 2.218 risiedono stabilmente all’estero.
Per esercitare il suo diritto al voto, Antonio Ursino (nome di fantasia) che vive a Brisbane, in Australia, aveva una sola opzione: tornare a Roccella e poi ripartire. Sarebbe stato uno schiaffo per tutti quelli che “i calabresi non vogliono partecipare”. Bastava spendere 2 o 3mila Euro ed era fatta. Io direi che ragionevolmente, non dovremmo considerare lui e gli altri 2.218 elettori come cittadini senza senso civico. Ed ecco, quindi, che su 5.225 cittadini che avrebbero potuto ragionevolmente esercitare il loro diritto di voto, 2.854 lo hanno fatto: cioè il 54,62% degli elettori che ragionevolmente avrebbero potuto votare. Ma tra i 5.225 che avrebbero potuto ragionevolmente votare sono conteggiati anche Maria Lombardo e Pino Coluccio (ancora, ovviamente, nomi di fantasia). Lei studia a Bologna, lui lavora a Milano. Sono residenti a Roccella, e se avessero avuto senso civico avrebbero dovuto essere presenti qui domenica, sarebbe stato facile. Pino avrebbe potuto partire da Bergamo e arrivare a Lamezia e, da lì, avrebbe potuto prendere la navetta per Roccella. E fare così anche per il ritorno. Spendendo 200 Euro avrebbe potuto dimostrare a tutti quanto alto è il suo senso civico. Anche se lui guadagna 1.000 Euro al mese. Ma vuoi mettere il senso civico… Maria avrebbe dovuto fare qualche sforzo in più. Utilizzando le tariffe agevolate, avrebbe potuto usare il treno. Cambiarne tre e, in circa 11 ore, forse sarebbe arrivata a Roccella in tempo per votare per poi ripartire subito. Spendendo circa 150 euro. Un po’ stancante. Ma vuoi mettere la soddisfazione poter dire ai suoi colleghi emiliani, che per votare dovevano solo attraversare la strada: state zitti, perché anche io ho fatto il mio dovere di elettore in Calabria?
Antonio, Pino e Maria, invece, non hanno votato. Non perché essere qui il 26 di gennaio era un po’ complesso, ma perché sono “calabresi senza senso civico”. Lo sappiamo tutti che, invece, alle stesse condizioni, Carlo Brambilla, Giampiero Visentin e Lucia Rossi avrebbero fatto il loro dovere. Perché loro sono lombardi, veneti ed emiliani che il senso civico lo hanno. Non come noi.
Come Pino e Maria, a Roccella, ci sono almeno altri 600 aventi diritto al voto. Qualcuno ne può dubitare? Non credo. Quindi quelli che avrebbero potuto molto ragionevolmente recarsi alle urne a Roccella erano 4.625. E di questi ha votato il 61%. Vista così, Roccella è vicina a Codigoro. E la Calabria è vicina all’Emilia.
Mi sto un po’ scocciando di questi racconti grossolani e da quattro soldi che fanno di noi i MassimiGiletti, i MarchiTravagli e, lo dico a malincuore, gli Zoro e i MarchiDamilani, che, invece di ascoltare sempre i soliti scrittori, intellettuali, giornalisti e politici calabresi loro ospiti fissi, potrebbero ascoltare, qualche volta, i Criaco, le Dominijanni, i Calopresti e le decine e decine di giornalisti, intellettuali e politici calabresi che non fanno sconti alla Calabria, ma la raccontano per quella che veramente è.

Autore: 
Vittorio Zito
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