La Calabria come le valli dell’Himalaya

Dom, 05/07/2015 - 19:00
Nell’azienda dell’imprenditore calabrese Nicola Rizzo si coltivano 30 mila piante di bacche di Goji, un superalimento proveniente dall’Estremo Oriente, fonte di eterna giovinezza, che fa di questo lembo della Calabria il luogo di maggiore produzione in Italia.

C’è chi resta perché nella Calabria ci crede. Perché non riuscirebbe a sopportarla la spina aguzza e bruciante della nostalgia. Il futuro in Calabria esiste e non è così increscioso come si ostinano a credere in tanti. Per Nicola Rizzo il business per la Calabria del futuro è il cibo. Trent’anni fa ha ereditato dal padre 400 ettari di terreno agricolo a Corigliano Calabro. In poco tempo ha messo su un’agroimpresa da 5 milioni di euro. Qui tra piante di liquirizia, clementine, timo e vetiver crescono 30 mila piante di bacche di Goji, un superalimento proveniente dall’Estremo Oriente, conosciuto come integratore “antiossidante” che fa di questo lembo della Calabria il luogo di maggiore produzione in Italia. Alle sue preziose coltivazioni, Nicola affianca l’allevamento di bufale River, tra i primi dieci a livello nazionale, dal cui latte ricava mozzarelle, caciocavalli, ricotte, yogurt e creme antyaging. Ma all’azienda Favella di Corigliano Calabro il cibo non è solo business: è anche cultura, storia e relazioni. Perchè la conoscenza di una terra non può non passare dal palato. È per questo che Favella ha rispolverato le antiche conserve arbereshe: quei barattoli custodiscono sott’olio, non solo le cipolle rosse, le melanzane, i carciofini cotti alla brace, i talli di cappero ma anche la tradizione. Quella stessa tradizione che, inseme al sugo con il basilico, bolle in un enorme pentolone, sempre lo stesso dagli anni ’40. Alla tradizione fa da contraltare l’innovazione tecnologica: l’azienda è dotata di un parco fotovoltaico di 250mila metri quadri realizzato sui tetti delle serre, uno dei più grandi in Europa, e di un impianto di biogas, alimentato con gli scarti vegetali, i liquami e il letame, che produce energia per alimentare le serre. Abbiamo intervistato Nicola Rizzo il creatore di questa super impresa.
La Piana di Sibari come le valli dell’Himalaya. Grazie alla sua azienda agricola, da oggi sugli scaffali dei supermercati d’Italia e d’Europa sarà possibile assaporare fresche le bacche di Goji, finora disponibili solo essiccate e importate dall’Estremo Oriente. Come mai avete puntato su questo prodotto?
Circa sei anni fa abbiamo iniziato a coltivare alcune piante dalle spiccate proprietà nutraceutiche. La pianta di Goji si è dimostrata immediatamente adattabilissima al nostro ambiente.
Tre anni fa visto il continuo aumento di bacche secche provenienti dalla Cina, abbiamo deciso di fare la nostra scommessa. Oggi abbiamo 30.000 piante in produzione e alla fine del 2015 arriveremo a 50.000.
Le bacche antyaging hanno ispirato chef stellati come Enrico Bartolini. Che ricette si possono realizzare con le bacche di Goji?
Nel nostro primo locale a Trastevere, BUFF, che aprirà il 3 luglio, ci sono alcuni piatti a base di Goji, tra cui: Bruschetta di Goji, pepe e prosciutto cotto di Bufalo; Carpaccio di pesce spada con Goji; Brochette di Cipolle e Goji. Un ottimo abbinamento in insalata, che proponiamo, è bacche di Goji fresco, mozzarella di bufala, salmone affumicato, finocchietto e arancia. Il Goji è anche materia prima nella produzione della pasta (Pasta al Goji con sugo di pomodoro fresco al profumo di Goji), ma anche ingrediente fondamentale di dolci e sorbetti (Focaccia al Goji con gelato, Cheesecake ai frutti di bosco e Goji).
La sua azienda non è solo conosciuta per questa fonte di eterna giovinezza. Al 2005, in particolare, risale la svolta: dall’allevamento bovino siete passati all’allevamento bufalino. Non solo mozzarelle ma anche creme al latte di bufala. La bufala ti fa bella?
La cosmesi al latte di bufala è figlia di un ragionamento molto semplice: un latte con un così alto contenuto in grassi e proteine non poteva che essere una magnifica crema nutriente per la pelle.
L’anno scorso abbiamo implementato la gamma con una linea al Goji (antiage), una alla Moringa oleifera (antipollution) e una al limone.
Negli ultimi anni stiamo assistendo a un ritorno dei cervelli alla terra. “Le tue sono braccia sottratte all’agricoltura” un tempo era considerata un’offesa, oggi è un incitamento. A quanti giovani dà lavoro la sua azienda?
La nostra azienda ritengo sia un giusto mix tra esperienza e gioventù, e circa il 50 per cento dei nostri collaboratori è under 40.
Secondo lei l’agricoltura è un rifugio, l’affare del futuro o storia vecchia?
Può essere ognuna delle tre dipende da come la si interpreta.
Quanto l’agricoltore di oggi ha del contadino e quanto dell’imprenditore?
L’agricoltore di oggi deve avere sia l’uno sia l’altro ma soprattutto la mente aperta e pronta a raccogliere le sollecitazioni che quotidianamente riceve dall’esterno.
La sua azienda coniuga cibo e territorio con innovazione e creatività. A luglio partirà la seconda edizione del Favella Lab, workshop per viaggiatori creativi. La scorsa edizione, a suscitare l’interesse degli investitori l’orto virtuale proposto dal fotografo Oliver Astrologo. Come funziona questa game app?
Si tratta di Coltiverra, una rivoluzione. Con uno smartphone è possibile gestire un orto personalizzato a “distanza”: l’utente affitta un appezzamento all’interno degli oltre 4.500 mq di serra tecnologica che l’azienda Favella ha messo a disposizione e controlla h24 la produzione. L’utente può ricevere direttamente a casa i prodotti una volta maturi o i loro lavorati, qualora decidesse di trasformarli in conserve: coniugando le ultime tecnologie con la coltivazione naturale di prodotti agricoli, si riesce a garantire qualità assoluta e controllo completo della filiera.
Expo 2015: che giudizio dà su questo evento e sulle opportunità che può offrire al mondo agricolo soprattutto una volta concluso?
Ci si aspetta molto, la enogastronomia ha un grandissimo appeal e quindi sono convinto che contribuirà ad allargare i confini delle nostre produzioni e ad aumentare i consumi nei paesi più avanzati.
Pensiamo in grande: l’agricoltura ha ormai sposato la tecnologia e l’innovazione; secondo lei, la Calabria potrà un giorno diventare la Silicon Valley dell’agricoltura italiana, una Natural Valley?
Domanda da un milione di dollari. La speranza rimane ma non dimentichiamo che abbiamo già perso la battaglia sul turismo e quindi è bene non illuderci. Anche se noi speriamo che questo possa avvenire.

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