La Calabria confusa tra “turchi” e “buoni cristiani”

Dom, 01/09/2019 - 12:00

“All’armi , all’armi la campana sona, li turchi ssu’ sbarcati alla Marina”.
E un tempo, quando i turchi arrivavano sulle nostre coste, i contadini si armavano per difendere le proprie città ma anche i castelli e i palazzi, i feudi. Ma una volta che i “turchi” erano respinti, i contadini venivano disarmati e gli antichi padroni tornavano a trattarli come schiavi. Loro nei castelli, i contadini vessati dalle guardie e costretti nei loro tuguri.
A una prima superficiale lettura sembrerebbe che il “turco” Salvini si sia presentato improvvisamente dinanzi alle nostre mura e così le campane hanno suonato. I “buoni cristiani” si sono coalizzati e il “turco” è stato respinto… quantomeno rispetto al palazzo che aveva cercato di espugnare.
Solo una considerazione personale: quante volte ho visto i “turchi” arrivare nel corso della mia vita. E ogni volta la “campana sona” e ogni volta a difendere la cittadella della democrazia e della libertà dall’assedio .
“Turco” era il generale dei carabinieri, Giovanni De Lorenzo, che aveva tramato un colpo di stato durante la crisi di governo del 1964. E poi gli ideatori delle trame golpiste degli anni 70, gli strateghi della tensione.
Ma non sono mai passati!
Non sono stati i giochi di palazzo a sbarrare loro il passo ma la coscienza democratica del Paese.
Anche in questi mesi la “campana ha suonato” invocando l’unità dei “cristiani” ma il popolo non s’è mosso!
Perché è stato fermo? Perché per bloccare l’avanzata del "turco" è stato necessario imboccare strade contorte?
Salvini andava bloccato! Mi va bene.
E tuttavia una domanda non può essere elusa: come ha fatto il capo della Lega partendo da un “partito” morente e ridotto al 4% dei voti a sfiorare (assieme ai satelliti) la maggioranza assoluta dei consensi? Come ha fatto a reclutare truppe non solo nel Veneto ma anche in Calabria, in Basilicata, persino nella Locride?
O i turchi non sono “turchi” oppure i “buoni cristiani”- se non sono - quantomeno appaiono peggiori dei turchi.
Se non risponderemo a questa domande scomode, difficili ma ineludibili, la “città”, più prima che dopo, sarà espugnata.
Non è solo il turco Salvini a minacciare la Libertà, e non saranno i Bonafede (che implorava galera a volontà), i Di Maio, i Di Battista a difendere la “cittadella” della Libertà!
Una confessione: da domenica scorsa non riesco più a leggere i giornali sulla crisi e guardo con estremo fastidio i talk show.
Come si fa a prendere sul serio Renzi che sostiene, con lo stesso cipiglio, l’esatto contrario di quanto sosteneva appena un mese fa?
E non è il solo!
Possibile che nessuno senta il bisogno di fare qualche timida autocritica? Di dire uno straccio di verità?
Mi verrebbe da gridare: ma per chi ci avete preso? Non siamo stupidi! Non potendolo fare, preferisco leggere “L’amica di nonna Speranza” o le poesie di Trilussa.
Voglio andare fuori dal loro tempo, sopra il loro spartito, fuori dai loro giochi.
Ma attenti: il turco c’è ed è forte.
Basta riflettere: se Salvini - che mi sembra un invincibile stratega - è riuscito ad arrivare oltre le mura, ciò significa che la città ha “reggitori”, “generali”, “magistrati” e “cardinali” inetti e disistimati dalle “milizie cittadine” che sono le sole che possono difendere la Democrazia.
Sono 60 anni che faccio vita di “trincea”, tra la truppa, e vi assicuro che la gente comune se ne fotte di chi sarà prossimo ministro ma sarebbe più interessata a sapere che posto avrà la “questione calabrese” nell’azione di governo. Senza chiedere la lampada di Aladino: cosa cambierà negli ospedali e nei tribunali? Come difenderemo lo Stato di diritto? Cosa si farà affinché i cittadini sentano che la Repubblica è cosa loro? Perché se resta una “cosa” saldamente nelle mani della classe dominante (e in quanto tale estranea o contro i cittadini) l’esito della battaglia è già scritto.
Lo comprenda la Sinistra e soprattutto il Pd: o ci si contamina e ci si impasta con la gente comune come con le avanguardie della democrazia, oppure il prossimo assalto potrebbe essere fatale.
Attenti, a non tirare troppo la corda perché il “contadino” (sta per cittadino) qualche volta è “tamarro”, altre volte è individualista, ma quasi sempre “ha le scarpe grosse e il cervello fino” e se il gioco va ancora avanti così finirà con lo scegliere il “turco” ai “buoni Cristiani”.
E per dirla fuor di metafora, quel giorno al paese del “vaffà” vi manderà seriamente e definitivamente Lui piuttosto che Peppe Grillo.
E, ovviamente, mi auguro che quel giorno non arrivi mai! 

Autore: 
Ilario Ammendolia
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