La canzone intelligente? Il Comune non la conosce

Dom, 12/07/2020 - 10:00

Affatto comica la canzone di Cochi e Renato “che segua un filo logico importante e che sia piena di bei ragionamenti, insomma una canzone intelligente che spieghi un po’ di tutto e un po’ di niente.” Viene da pensare ai leader di partito quando scoppia una grana giudiziaria in casa d'altri e quando invece a casa propria. Sbagliano veloce, non parlano al plurale del rapporto con la Magistratura. Cicchitto scrive sul Riformista che, anche per questo rapporto "malato", si sono avvantaggiati nel centrodestra Salvini a discapito di Forza Italia e il Movimento 5 Stelle della sinistra. Invece ecco le frasi frivole a ogni inizio discorso (“Porto i saluti del Presidente Berlusconi…” - ignaro in Costa Azzurra), i ringraziamenti reiterati, che ti "coprono" il 50% degli interventi; oppure le dichiarazioni eclatanti come “Sono comunista nell’anima…” (e il resto della giornata è messa a riposo). Non si apre, però, una discussione sulle clamorose sentenze con cui sono state sciolte per infiltrazione mafiosa le Amministrazioni Comunali di Brancaleone, Palizzi e così via. Servirebbe una posizione comune, forte, argomentata (perfetta l'audizione di Domenico Vestito, ex sindaco di Marina di Gioiosa, davanti alla Commissione alla Camera) da trasferire all'organo periferico del Ministero dell'interno, la Prefettura, al di là dei "confronti" ad personam. È importante l’identità e la qualità di chi sta in politica, "per far successo con la gente si intende un filo logico importante, la casa discografica adiacente veste il cantante come un deficiente, lo lancia sul mercato sottostante.” Ci fa pensare, la canzone, ai tanti "muti" presenti in Parlamento, ai tanti cambi di casacca, alle regie altre. Cos'altro abbiamo questa settimana? Ad esempio quella giunta comunale che fa una conferenza stampa osservando giustamente le prescrizioni per il Covid-19, con cinque giornalisti presenti. Alla riunione del Consiglio Comunale, all'unico giornalista che fa richiesta di assistervi, viene risposto di no (“Ci sono rischi…”). Eppure, per dimostrare che la solitudine di questo periodo procura in realtà sofferenza a tutti, ecco il giorno dopo un "bagno di folla" a favore di decine di bambini sul lungomare (cercate le foto per capirne l'organizzazione). I Comuni chiedono al Governo ossigeno per i loro bilanci. Su come sia avvenuta l'asfissia ci torna utile la condotta di tanti amministratori locali della Locride: mai inadempienze collegate ai "regnanti" del momento. Da farci venire la voglia di andare a guardare chi di questi ci fosse veramente sul "luogo del delitto", quando i bilanci comunali si "scarnificavano". Che ci sia una classe di amministratori in giro con alcune presenze imbarazzanti non lo vedi dalla lettura dei giornali o dagli "editti" su Facebook ma, posando lo sguardo sulle città, sulle costruzioni, il traffico che va dove vuole, su chi vi "abbocca". E si arriva persino ai casi assurdi in cui, per giustificare il mancato invio di determinati tributi ai cittadini, si addossa la colpa a chi ha amministrato in precedenza, anche se il ruolo mancante è quello dell’anno corrente. I nostri paesi valgono altro, se la comunità non tollerasse la speculazione l'alto o il basso livello della burocrazia comunale, la segreta forza con cui si parano i colpi, alcune amministrazioni davvero non potrebbero andare avanti! Questi amministratori chiudono falle (le loro), imbastiscono e colorano. Per leggere la realtà, tuttavia, basta vedere i conti a palazzo, la vivibilità nei paesi. Spunta il "bicchiere mezzo pieno", stranamente, da parte di qualcuno che dovrebbe fare opposizione (certo non pregiudiziale) ed ecco che non si comprende perché siano state fatte dichiarazioni di dissesto o si versino esose rate mensili alle ditte che dovrebbero tenere puliti i centri e che invece non lo fanno. Per non parlare dei lavori pubblici che spesso non hanno mai fine! Ecco dove si chiede agli amici di mettersi in movimento, di contestare, di scrivere, ma in tutti i centri c’è sempre il Professore che dichiara: "No, fa lo stesso.”

Autore: 
Franco Crinò
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