La Città Metropolitana rompe? Paghino i cittadini!

Dom, 17/12/2017 - 16:20

Resta di grande attualità il problema del maltempo e del dissesto idrogeologico nel nostro comprensorio, spesso causa di vicende burocratiche che hanno davvero dell’assurdo. A fare le spese del maltempo prima e della labirintica burocrazia poi, questa volta, è il proprietario dell’Azienda Agricola Spanò che, da ormai un anno, guarda con crescente apprensione all’alveo della fiumara Gerace.
Durante l’alluvione dello scorso gennaio 2017, infatti, Giovanbattista Spanò ha osservato impotente l’acqua distruggere un muro di contenimento e portare via all’incirca 1.500 metri cubi di terra e una ventina di piante di tarocco dal terreno della sua azienda sita in contrada Faraone, a Locri. Quello che sembrava un incubo a occhi aperti, tuttavia, era solo il preambolo di una vicenda che ancora oggi sembra lontana dal poter essere risolta.
Appurato, infatti, che la causa dello straripamento del fiume era da imputarsi alla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria del letto della fiumara, il 24 gennaio Spanò ha richiesto alla Regione Calabria un intervento urgente di ripristino del muro di contenimento, sentendosi rispondere che la competenza relativa era della Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Girata la richiesta a chi di dovere, il 14 marzo Spanò ha accompagnato sul posto un tecnico del Settore 13 della Città Metropolitana, che ha successivamente prodotto una scheda tecnica nella quale si dichiarava che il danno subito era pari a € 300mila e si confermava l’urgenza dell’intervento di rifacimento del muro (o scavo ex novo dell’alveo del fiume) per evitare l’aggravarsi del fenomeno erosivo.
Dopo la scheda tecnica, tuttavia, il silenzio, tanto che Spanò ha inviato tre solleciti di intervento al quale si è visto rispondere solo il 26 luglio, dopo che ne era stata spedita copia per opportuna conoscenza anche presso la Prefettura di Reggio Calabria.
La risposta da parte della Città Metropolitana, tuttavia, sorprendentemente contraddiceva quanto veniva detto nella relazione tecnica di alcuni mesi prima e, tirando in ballo un Regio Decreto risalente al 1904 (!), dichiarava che il rifacimento del muro, da considerarsi opera a protezione del terreno di un privato, avrebbe dovuto essere a carico del privato stesso. Ciò che il Consiglio Metropolitano guidato da Giuseppe Falcomatà non ha tenuto in considerazione nella sua ultima comunicazione, tuttavia, è che il danno provocato al terreno di Spanò è stato indirettamente causato proprio dall’inadempienza dell’istituzione, che per anni ha ignorato le segnalazioni dei sorveglianti idraulici relative alla mancata pulizia dell’alveo del fiume.
Anche dopo l’invio di una nuova missiva all’Ente da parte dello studio legale che rappresenta l’azienda di Spanò, la Città Metropolitana non ha dato ulteriori risposte, ignorando persino il sollecito giunto sulla scrivania del sindaco metropolitano l’11 novembre da parte della Protezione Civile della Regione Calabria, in cui viene sottolineato che la risoluzione del problema è di competenza della Città Metropolitana affinché venga tutelato non solo il terreno di Spanò, ma l’intero territorio.

Autore: 
Jacopo Giuca
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