La donna e i francobolli: Italia Turrita

Mar, 15/09/2020 - 13:00
I francobolli & la posta

Chi non ricorda quel bel francobollo che raffigurava un profilo di donna con una corona a forma di torre? È la celebre serie detta “Italia Turrita” o “Siracusana”, una delle più longeve della storia delle emissioni filateliche: ben trent’anni di carriera, dal 6 giugno 1953, data di nascita ufficiale, al principio degli anni ’80, quando i francobolli dell’Italia Turrita andarono in pensione. La serie Italia Turrita ebbe un grande successo, sia tra i clienti sia tra gli operatori di Poste. Era infatti apprezzata dal pubblico perché comoda, di piccolo taglio e di facile riconoscimento, tutti fattori che hanno concorso a farla durare così a lungo. In più aveva una particolarità: era monocromatica, ogni valore aveva cioè il suo colore, dal lilla, al rosa, al rosso, al marrone, caratteristica che permetteva un riconoscimento immediato dal punto di vista tariffario sia da parte dei clienti sia degli operatori postali. Quando la serie venne emessa, quel fatidico 6 giugno di quasi settant’anni fa, subito fece scalpore per il suo formato ridotto (17 mm di base per 21 di altezza). Era infatti la prima volta che si tornava a una misura più piccola rispetto ai francobolli dei periodi precedenti, quelli degli anni immediatamente successivi alla proclamazione della Repubblica, i quali, dovendo rappresentare momenti salienti e personaggi di rilievo della storia italiana, necessitavano di dimensioni più ampie. La raffigurazione della testa di donna con una corona turrita venne tratta da un’antica moneta siracusana dell’epoca romana a opera di Vittorio Grassi, un disegnatore di francobolli di quel periodo. Questo spiega perché la serie è anche detta “Siracusana”. La rappresentazione, ben presto, divenne il simbolo dell’Italia repubblicana. La serie, nei suoi trent’anni di vita, ha subìto alcune modifiche della filigrana (usata come metodo antifalsificazione) e un ampliamento progressivo della composizione dei valori tariffari. La prima emissione, quella che viene considerata come la “serie base”, era composta da nove valori. La filigrana raffigurava la cosiddetta “ruota alata”, ovvero dietro al francobollo, in trasparenza, si poteva vedere una ruota dentata alata che rappresentava lo sviluppo industriale dell’Italia del dopoguerra. Negli anni 1953-’54, infatti, si intravedevano i primi sintomi della ripresa che poi esplose nel boom economico degli anni ‘60. Tra il 1955 e il 1960 la serie fu ampliata e portata a 17 valori e venne ristampata con una filigrana diversa, cosiddetta a “tappeto di stelle”. Successivamente, nel ’68, venne emessa una terza serie, composta da 23 valori, e stampata questa volta, oltre che su carta filigranata a tappeto di stelle, anche su carta fluorescente. Infatti, in quell’anno, venne introdotto nel nostro Paese un nuovo sistema di smistamento della posta. Nei centri di meccanizzazione postale speciali macchine (esistenti tuttora), attraverso la lettura ottica della fluorescenza nella carta, accertavano che la corrispondenza fosse affrancata e potesse proseguire la sua corsa. La terza serie, inoltre, presentava delle differenze anche nelle dimensioni. Mentre, infatti, nella prima emissione la differenza tra il formato stampa (il perimetro della vignetta del francobollo) e il formato carta (la misura dell’intero francobollo, compresa la dentellatura) era di 3 millimetri, nell’ultima serie fu portata a 4. Venne diminuito, in pratica, il formato stampa per consentire una migliore lettura della fluorescenza da parte delle macchine raddrizzatrici della bollatura nei centri di smistamento. Al principio degli anni ’80, come si diceva, la storica serie venne messa fuori corso e sostituita dai Castelli d’Italia.

Autore: 
Frana
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