La fobia delle foibe

Lun, 22/02/2021 - 14:00

- Ahi, ahi, ahi, caro il mio Rosario, mi sei caduto proprio sulle Foibe - avrebbe detto Mike Bongiorno. Tre settimane fa un’edizione di "La Riviera" con paginate e paginate dedicate al centenario della nascita del Partito Comunista Italiano, mentre sul numero della settimana scorsa nemmeno due righe sulla Giornata dedicata alla commemorazione della tragedia delle Foibe, istituita dal Parlamento Italiano nel 2004. Questo nonostante, per la cronaca, il voto contrario di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani. Non mi aspettavo, in tutta franchezza, che uno che di prenome, oltre che Rosario, fa anche Vladimir (praticamente la declinazione del Compromesso Storico, il diavolo e l’acqua santa) si sarebbe persa l’occasione per dare uniquique suum a Cesare e a Dio. Delle due l’una, o per questo giornale le Foibe non hanno importanza storica paragonabile alla scissione di Livorno o durante la riunione di redazione per pianificare l’edizione della settimana scorsa vi siete tutti abbioccati. Tertium non datur. Nel secondo dei casi l’amicizia, non fosse altro che per la tolleranza e la pazienza con le quali ospiti saltuariamente le mie esternazioni ormai da tempo su questo ebdomadario, mi suggerisce di non dare troppo rilievo alla cosa: gli amici, si sa, si accettano non si discutono. Nel primo, invece, sempre per lo stesso sentimento amicale, mi faresti cosa davvero gradita se volessi farmi sapere il perché di questa tua posizione (ideologica?) e, quindi, del giornale del quale sei la rappresentazione antropologica. Suona un po’ come la “trasmificazione sopolomaniaca” (che non vuol dire niente) del grande Petrolini ma, nella sostanza, rispecchia l’impressione della maggior parte delle persone che identificano il giornale con la tua persona. Non voglio scomodare la par condicio di scalfariano (Scalfaro non Scalfari) concepimento - ricorderai che fu proprio il Presidente della Repubblica, infatti, a introdurne per primo il concetto durante una sua visita ad Ancona nel 2012- ma, nel rispetto di una informazione che tenga in rispettoso conto la sensibilità di tutti i lettori che alla mattina di domenica prendono il tuo giornale confidando nella possibilità di leggervi nelle colonne le cose che essi stessi vorrebbero dire, sarebbe il caso che facessi chiarezza. O i malpensanti diranno: - Eccolo il veterocomunista, il negazionista (oggi va tanto di moda), quello chiuso a ogni revisione delle vicende che hanno caratterizzato quel periodo. Quello, in breve, che non credo tu sia. Scimmiotto Antonio: - Amici, Romani, Concittadini, io non sono qui per dire che Rosario è un uomo obbiettivo perché, voi lo sapete, Rosario è u uomo obiettivo . . . - Capisco che certa sinistra abbia un imprinting e che a quello non si sfugga: -Chi nasce tondo non può morire quadrato- si dice. Di precedenti atteggiamenti analoghi furono vittime Renzo De Felice e Giampaolo Pansa (per citare solo un paio) ma non è immaginabile né giustificabile né accettabile la volontà di cancellare la Storia o, quantomeno, di farla passare sotto silenzio perché non organica al nostro interesse di parte. Ma, soprattutto, non è intelligente e non è edificante per chiunque si prodighi a mettere in atto un tentativo del genere. Dunque, nel caso, per il giornale e per chi ha a cuore la sua immagine. Ma, riallacciandomi ad Antonio, a Rosario si chiede che di questa obiettività che si dà per scontata egli dia prova e rimedi provvedendo, in tempi e modi che egli stesso sceglierà, a raccontare le vicende storiche dei circa trecentocinquantamila Italiani profughi dall’Istria, dalla Regione Giulia, dalla Dalmazia, da Pola i quali, perseguitati prima nelle loro terre dai titini e dagli stessi comunisti italiani, vennero in seguito maltrattati in Italia per questioni ideologiche e per la stupidità di chi portava a giustificazione la paura che rubassero loro il lavoro e altre amenità come quelle di chi oggi dice: -Prima gli Italiani.- Non si imprigiona la Storia, non è possibile. Con la stima di sempre. 

Autore: 
Sergio M. Salomone
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