La Giustizia italiana ha il diritto di sbagliare? No, se poi nessuno paga!

Lun, 09/11/2015 - 12:12

Arrestare qualcuno, portarlo in carcere con annessi interrogatori interminabili e poi, scoprire che è innocente. Come si può rovinare la vita a un uomo senza che nessuno paghi per questo? Quanto vale la vita dei cittadini? Un risarcimento da parte dello Stato non basta se poi esci dalle sbarre e hai tutto il mondo contro. Luigi Bisonti (il nome è di fantasia) è un ragazzo calabrese accusato ingiustamente e catapultato in una realtà parallela: è passato da una vita da giovane imprenditore a un incubo, per poi venire assolto per non aver commesso il fatto. Perché tanto silenzio intorno e perché nessuno si è mai scusato pubblicamente?
Quanti anni avevi quando è successo?
Avevo 32 anni.
Quanto tempo sei stato detenuto?
Due mesi, quanto basta per rovinarti la vita.
Sei stato risarcito?
Chiamiamolo risarcimento… sì. Mi soffermo a dire solo “sì” perché potremmo dibattere a lungo. Non esistono scale di misura per stabilire come si possano risarcire o risanare i danni biologici e morali di una persona.
Cos’hai provato quando ti hanno assolto per non aver commesso il fatto?
Un’emozione confusa, tanto dispiacere per le persone innocenti come me che sono ancora dietro le sbarre, profonda amarezza e dispiacere per la mia stessa nazione, per le leggi che applica, i tempi processuali, il modus operandi della magistratura che ha pieno POTERE di sbagliare sul popolo italiano senza poi, a sua volta, essere giudicata da una corte superiore.
Cosa ti saresti aspettato che in realtà non hai ricevuto?
Nulla! Dallo stato italiano non c’è d’aspettarsi nulla. Sarebbe giusto che il “Bel Paese” prestasse più attenzione alle carceri dando ai detenuti un’assistenza degna di un essere umano. Bisognerebbe risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, realizzare più spazi ricreativi, servizi igienici adeguati, garantire assistenza medica, snellire la burocrazia e infine, ma non per ordine d’importanza, vigilare di più su come si esegue e si firma un mandato di custodia cautelare, perché non si può e non si deve sbagliare a discapito di una persona, a discapito di una vita.
Come eri allora e come sei adesso?
Non saprei definirmi, di certo è un’esperienza che ha segnato il mio percorso di vita.
Qual è il tuo consiglio per i giovani che come te hanno vissuto questa brutta esperienza?
Non ci sono consigli perché ognuno di noi ha una storia a sé e solo chi attraversa e subisce certe ingiustizie può capire. Il consiglio lo darei piuttosto ai nostri rappresentanti di Stato, invitandoli a capire che il Sud Italia sta subendo una forte sottomissione da parte della stessa giustizia che alla fine non è giustizia.

Autore: 
Katia Candido
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