La lirica d’amore nell’età arcaica: Saffo

Dom, 02/08/2020 - 16:00

La lirica greca dell’età arcaica può sembrare estranea agli interessi culturali e alla sensibilità degli uomini del nostro tempo, che vivono in un contesto socio culturale totalmente diverso da quello dei secoli VI e VII a.C. La maggior parte della produzione lirica di quei secoli è andata perduta: sono arrivati fino a noi alcuni frammenti o frantumi, dopo che miracolosamente hanno superato tanti sconvolgimenti storici. A parte Saffo, la cui fama s’è imposta nel mondo della cultura in tutto l’Occidente grazie a un mito di amore e morte, anche gli altri lirici arcaici hanno richiamato l’interesse della cultura, tanto che, negli anni ‘40 del ‘900, lo stesso Salvatore Quasimodo li ha tradotti, agevolando la conoscenza di poeti la cui importanza consiste principalmente nella loro fresca ispirazione, nella creatività, nella semplicità linguistica. Questi poeti hanno lasciato l’esametro, verso tipicamente epico, per altre forme metriche più musicali, anche se oggi, per noi, è difficile ricostruire la musicalità dei frammenti. Tra gli arcaici ricordiamo Pindaro, Alceo, Solone, Anacreonte, per non citarli tutti. Ma perché Saffo ha avuto più notorietà nel mondo delle lettere e della poesia in particolare? Ciò che ha alimentato la diffusione della poesia di Saffo è stato, senza dubbio, il mito. In epoca romana Ovidio lo riporta nelle Heroides: Saffo s’innamora di Faon, cui Afrodite ha dato una bellezza irresistibile, ma l’amore non viene corrisposto e la fanciulla, disperata, decide di morire gettandosi da uno scoglio nell’isola di Leucade. Si tratta d’un mito certo, che attraverso varianti, arriva anche nell’Inghilterra Elisabettiana con John Lily e in Italia con Foscolo, Leopardi e Pascoli. Nei nostri giorni ne canta persino Vecchioni. Ma come si spiega la creatività, ammesso che ci possa essere una spiegazione? Qual è la concezione del mondo dell’uomo greco nell’età arcaica? L’uomo si trova immerso nella natura, che ha le sue leggi eterne, valide per tutti gli esseri: nascita, riproduzione, morte. Trova tutto questo naturale, l’accetta, e si sente anch’egli un essere di natura. I Greci non usavano il termine uomo, questi era chiamato “mortale”. Quando poi i Greci lasciano una visione mitica del mondo accolgono un sano naturalismo. Il saggio Eraclito è il primo a formularlo (“Questo mondo che nessun Dio o uomo fece mai”) e, dopo di lui, questa concezione viene accolta da tutto il pensiero greco. La morte è un fatto naturale e, come tale, viene accettata, la materia è eterna. Alcuni, addirittura, come i cittadini di Ceo, quando sentono che è giunta l’ora di lasciare questa terra, bevono la cicuta che essi stessi hanno raccolto sui monti e lavorato nei loro mortai (vedi Pascoli, “I vecchi di Ceo”). Per i Greci, insomma, ciò che chiamiamo Mondo è sempre esistito e per sempre esisterà. La storia è ciclica e quindi tutto ritorna, in eterno. Il creazionismo e la visione teleologica della storia non fanno parte del pensiero greco, arriveranno col pensiero giudaico-cristiano. Tralasciamo le varie leggende su Saffo e seguiamo i frammenti  che sono giunti fino a noi. Sappiamo che amò molto e amò per tutta la vita; non riusciamo a capire come l’amore fosse inteso ai suoi tempi; sappiamo però che viveva in un “tiaso” di fanciulle aristocratiche, nubili e belle, quindi era maestra, ma non certo in senso moderno. Sappiamo, e lo dice lei stessa, di essersi innamorata di alcune allieve e di avere provato pene d’amore quando queste hanno lasciato il “tiaso” per sposarsi. Non può sopportare che la ragazza di cui è innamorata possa stare con un uomo; per sopportare le pene d’amore invoca Afrodite. “Vieni anche adesso, toglimi di pena/ciò che il cuore desidera che avvenga, fai tu che avvenga, sii proprio tu la mia alleata”. Sorella dell’amore è la gelosia che scatta quando immagina un uomo vicino alla la ragazza che ama. “Simile a un dio mi sembra quell’uomo/che siede davanti a te, e da vicino/ti ascolta mentre tu parli/con dolcezza/e con incanto sorridi. E questo/fa sobbalzare il mio cuore nel petto./Se appena ti vedo, subito non posso/più parlare:/la lingua si spezza: un fuoco/leggero sotto la pelle mi corre:/nulla vedo con gli occhi e le orecchie/mi rombano:/un sudore freddo mi pervade: un tremore/tutta mi scuote: sono più verde/dell’erba; e poco lontana mi sento/dall’essere morta”. Non sappiamo con precisione che cosa fosse un “tiaso” ai suoi tempi, sappiamo che c’era una componente religiosa e che le allieve venivano iniziate alle gioie di Afrodite. In Saffo è evidente una componente erotica omosessuale che a volte la sconvolge. Quindi Saffo era lesbica? Certo! Una poetessa libertina che praticava la sacra prostituzione? Non ci sono prove. La storia ci tramanda invece che era felicemente sposata,  con una famiglia patriarcale e con figli. Forse per il suo stato sociale (faceva parte dell’aristocrazia della città) ha potuto condurre una vita libera, coltivare gli studi, dedicarsi alle muse e al “tiaso” insieme. Ha amato la vita, ha sofferto le pene della gelosia e ci ha lasciato testimonianza nelle sue liriche inimitabili. Che importa se era bella o brutta, e poi, l’ha detto lei stessa che “bello è ciò che si ama”. Un suo busto conservato al museo di Siracusa fu trafugato da Verre e affreschi pompeiani che rappresentano Saffo si trovano al museo Capodimonte di Napoli. Era certo una creatura eccezionale: la sensibilità, la naturalezza, le movenze e tutte le grazie femminili erano in lei. Da lei nasce l’espressione che da Goethe in poi, si chiamerà “l’eterno femminino”, con la quale si indica la femminilità nella sua essenza immutabile e la potenza simbolica della donna come amante e madre. È una poetessa unica; se vogliamo accostarla a qualcuna del nostro tempo dobbiamo andare alla russa Achamatova: nei versi di questa c’è sì la sincerità e il coraggio di un’anima sconvolta da Dionisio, ma manca quella compostezza classica presente in Saffo, la quale era sicura di avere l’appoggio di Afrodite. Va ricordato che in Grecia l’omosessualità faceva parte del costume. Omosessualità e bisessualità spesso convivevano e tutto questo appariva normale. È stato il Cristianesimo a introdurre una nuova morale assieme a una nuova visione della vita e della storia e a iniziare una lotta accanita contro l’omosessualità e la pederastia; in questa guerra si distinse San Paolo.

Autore: 
Bruno Chinè
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