La motivazione per relationem

Lun, 15/10/2018 - 17:00
Giudiziaria

A seguito di nota pronuncia delle Sezioni Unite della Suprema Corte (sentenza n. 17 del 21/9/2000, Primavera e altri, Rv. 2166641, è stato stabilito che la motivazione per relationem di un provvedimento è legittima quando:  1) venga fatto riferimento, recettizio o quale semplice rinvio, ad un atto legittimo del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all'esigenza di giustificazione necessaria e specifica del provvedimento assunto; 2) venga fornita la dimostrazione che il giudice abbia preso cognizione del contenuto sostanziale delle ragioni del provvedimento di riferimento, l'abbia meditato e ritenuto coerente con la propria decisione; 3) l'atto richiamata, quando non venga allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, deve essere conosciuto (od almeno conoscibile] dall’interessato, quanto meno al momento in cui si renda attuale l'esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed, eventualmente, di gravame e, conseguentemente, di controllo dell'organo della valutazione o dell'impugnazione.
È stato correttamente osservato che il rispetto di tali condizioni presuppone che la motivazione per relationem rinvii ad altri provvedimenti dello stesso procedimento, atteso che solo in tal caso è possibile per il giudice dell'impugnazione controllare l'iter logico e giuridico che sorregge la decisione impugnata attraverso l'esame degli atti del fascicolo (in tal senso Sez. 3,25 maggio 2001, n 33648, Cataruzza).
L'orientamento della giurisprudenza di legittimità è particolarmente rigoroso nel consentire il ricorso alla motivazione per relationem da parte del tribunale del riesame in riferimento al contenuto dell'ordinanza di applicazione della misura cautelare impugnata, in quanto è stata sottolineata la necessità che il giudice del riesame non accolga acriticamente le valutazioni già effettuate, anche perché deve dare conto, e dare risposta, alle doglianze avanzate dalle parti (si veda Sez. 2, n. 44378 del 16/12/2010, Schiavulli, Rv. 248946; del resto le S.U. con la sentenza n, 919 del 19/1/2004, Gatto, Rv. 226488, hanno dichiarato l'illegittimità del provvedimento conclusivo del giudizio di impugnazione cautelare genericamente motivato con un rinvio al provvedimento impugnato, "giacché in tale procedimento lo motivazione "per relationem" può svolgere una funzione integrativa, inserendosi in un contesto che disattende i motivi di gravame con un richiamo ad accertamenti e ad argomenti contenuti nel provvedimento impugnato, ma non può costituire una sostanziale vanificazione del mezzo di impugnazione attraverso un generale e generico rinvio a quel provvedimento").
Al di fuori dei rapporti, per cosi dire, "verticali" tra provvedimenti, la visione cambia completamente, in caso di provvedimenti, motivati per relationem, che si trovino, invece, in un apporto di tipo "orizzontale" con il provvedimento richiamato.  Illuminante appare, al riguardo, l'insegnamento di Cassazione (Sezione Terza n. 28958, c.C. 2/2/2016.depositata il 12/7/2016) che, operata una premessa storica sulla stessa ratio della riforma, evidenzia, tra l’altro, in punto di autonomia della valutazione, quanto segue: “l'autonomia della valutazione. e quindi della decisione, non può ritenersi compromessa semplicemente dalla riproduzione, più o meno fedele, della richiesta dei P.M., in quanto ciò che rileva  ai fini dell'integrità dell'autonomia del giudice è la conoscenza degli atti del procedimento e la volontà che sostiene il giudizio”.

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