La Regione mette il “bavaglio” alle ASP: Una questione di stile

Mer, 08/04/2020 - 12:30

C’erano le dittature di una volta, rozze, praticone, che badavano poco ai modi, concentrate sugli obiettivi. Ti spiattellavano tutto in faccia senza mezzi termini. Ti imponevano il pensiero unico in modo chiaro: se proponevi informazioni alternative a quelle di regime lo facevi a tuo rischio e pericolo. Chiaro e tondo.
C’erano queste dittature di una volta senza stile, tutte muscoli. Ineleganti. Davvero.
Poi ci sarebbero le dittature moderne, che stanno attente ai modi, che ti circuiscono e ti convincono aggirando la tua resistenza, mostrando molto più la carota che il bastone, che parlano per interposte e insospettabili persone ammantate di autorevolezza oggettiva, tecnica, super partes. Non ti impongono il pensiero unico, te lo propinano in tutte le salse, condito nei modi più appetitosi, finché ti abitui al gusto e non vuoi più assaggiare altro. Il pensiero unico lo respiri e lo respirano tutti intorno a te: se proponi informazioni alternative ti ridicolizzano come se fossi un buffone, povero credulone, lo scemo del paese. Rischi ne corri pochi e indiretti, ma più che altro di immagine.
Ci sono queste dittature moderne tutte stile ed eleganza. Un godimento continuo. Forse stucchevoli, ma solo per qualche scemo.
Ora c’è la Regione Calabria che dirama una missiva, in data 7 aprile 2020, a firma del dirigente regionale del Dipartimento Salute, Antonio Belcastro, indirizzata a tutte le Aziende Sanitare ed Ospedaliere della Calabria.
Attraverso questo comunicato si impone il silenzio stampa riguardo agli aggiornamenti quotidiani sull’evolversi della situazione dei contagi e tutto il resto concernente l’epidemia di Covid-19.
È fatto divieto di emissione di qualsiasi altro bollettino a parte quello ufficiale della Regione Calabria.
Ciò al fine di, chiarisce la missiva, “garantire un flusso univoco delle informazioni, sia per i soggetti istituzionali che per la cittadinanza”, facendo appello all’ordinanza n. 4/2020 del presidente della Regione.
Soggetti istituzionali e cittadinanza, dunque, devono ricevere un unico tipo di informazioni, quelle approvate dal governo regionale, non sono ammesse informazioni alternative.
Senza entrare nel merito politico, giuridico della faccenda, con tutta la sua serietà. La domanda che in molti di pongono è: in che senso garantire un flusso univoco delle informazioni? Ma l’informazione democratica non è tale perché è libera e plurale?
Vera o meno questa convinzione che tutti abbiamo, che l’informazione sia libera e trasparente (d’altronde l’Italia è scesa al 77º posto nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa, sotto a Burkina Faso e Botswana), siamo abituati a pensarci così, noi. Toglierci così ex abrupto questa certezza è, come dire, fastidioso. Rischia di caderci il cellulare dalle mani.
Oggi siamo abituati ad altri modi, altre maniere, parole gentili. Indicazioni autorevoli, non autoritarie.
Tutt’altro stile.

Autore: 
Daniele Mangiola
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