Le deputata Laganà non lascia ma raddoppia

Sab, 15/12/2012 - 11:34
Alla faccia dei morti di fame. Uno stipendio non basta per campare la vita. E, infatti, la Signora Maria Grazia di stipendi ne riscuoteva due: quello di parlamentare, conquistato senza merito, e quello di vice direttore sanitario dell'ospedale di Locri, arrivato di soppiatto, come una lucertola, sul suo conto bancario. Ma Francesco Sorgiovanni, il corazziere, vestito da giornalista montano, anticipa, come fanno i nababbi, che s'è trattato di una ''svistà&#039
Le deputata Laganà non lascia ma raddoppia

 Uno, come noi, uno come voi, la mattina si alza, esce di casa, acquista  al massimo due quotidiani, uno locale e uno nazionale, e si concede anche il lusso d’offrire  al bar il caffè a persona amica. Non ha altre spese- diciamo- extra. La sua spesa giornaliera s’aggira  attorno  a 4 euro circa. Sopportabili e sostenibili persino  dai pensionati  con meno di 500 euro mensili.
Pensate un deputato, pensate una deputata. Devono coltivare la loro mente, nutrirla, fortificarla. Due quotidiani non sono sufficienti. Ci vuole una mazzetta di giornali non solo nazionali, ma anche europei ed esteri. Come è universalmente noto, i nostri deputati  e le nostre deputate sono poliglotti, e leggono di tutto, in qualunque lingua. Una bella spesa.
Sul far dell’alba è l’Italia, è l’Europa, è il mondo che li attende.  Oltre che l’autista privato e la scorta, se la deputata è la minacciata Maria Grazia Laganà. La scorta, anche quando è di gioiosa presenza matrimoni e lauree, la paga lo Stato, cioè noi. L’autista  pende dalle tasche del deputato o deputata. Una altra bella spesa.  I viaggi costano. Costano le segreterie locali. Il portaborse è a cura finanziaria dello Stato, e, siccome  non sempre i parenti sono serpenti, non di rado in questo alto ruolo troviamo i congiunti  degli eletti del Porcello, che esiti non schifosi non può generare. Ultima voce in questa sorta di lista della lavandaia: le cene. Vi immaginate un deputato, una deputata che  faccia pagare il conto ai suoi convitati pregni, cioè portatori di voti? Neppure per sogno. Insomma, cessando di elencare,  lo stipendio  dell’eletto del Porcello- la deputata  Laganà  ha più nobili, anche se funeree, ascendenze-  è di 16.000 euro lordi. Che, ripuliti delle ritenute e delle spese obbligate di mantenimento delle guardie giurate, si declinano, con orizzontale solidarietà democratica, sul piano del salario di un operaio metallurgico in cassa integrazione: meno di mille euro, se i miei conti sono esatti.
Uno stipendio di parlamentare non basta. È  al limite dell’indigenza, come ampiamente dimostra il caso  dell’ex ministro Brunetta, che non ha i soldi per pagare l’Imu. Ci vogliono due stipendi  per poter campare la vita. Di che cosa, perciò, dovremo fare carico alla deputata Laganà , che ha percepito per un buon lasso di tempo due stipendi: quello di parlamentare conquistato senza merito, e quello  di vicedirettore sanitario  dell’ospedale di Locri, arrivato  di soppiatto,  come una lucertola- avrebbe detto Giustino Fortunato- sul suo conto bancario ? Il diritto alla vita viene prima d’ogni altro diritto. Ma, anche se a scoppio ritardato, è la stessa deputata Laganà  a sconvolgerci, dandoci lezione che il diritto viene prima del diritto ad un’esistenza, degna d’essere detta umana. Ella riconosce  nella sua autodifesa, come leggiamo su <<il Quotidiano>> del 9 dicembre, pronto alla bisogna,   che dei due stipendi uno- quello di vicedirettore sanitario-  era  anomalo , ovvero irregolare, indebito, non dovuto. Né a Locri né a Reggio i papaveri della burocrazia s’erano accorti  del misto stipendio. La “anomalia”, come con sdrucciolo eufemismo la chiama la deputata Laganà, venne a galla nel mese di novembre, sul finire del mese di novembre, quando i morti erano  stati abbondantemente compianti, e bisognava tornare alle opre usate. Diamo a Dio quel che è di Dio e alla deputata Laganà ciò che è della deputata Laganà il cui candore non è affatto revocato in dubbio dal precedente giudiziario della condanna a due anni e oltre per truffa.  Tutta  sua è  la scoperta della  <<anomalia>>-lotteria. Ed è tutta sua la rivelazione della scoperta.  Come avvenne? Racconta la deputata Laganà al corrispondente  de <<il Quotidiano”, che ascolta devoto come se la Signora recitasse un’ Ave Maria : “Non sono solita controllare il mio conto in banca. Sapevo che l’unica mia entrata è quella derivante dalla mia carica in Parlamento, sapevo delle mie uscite, e non mi interessava controllare più di tanto. Verso la fine di novembre, per ragioni personali, ho dovuto per forza fare una verifica finanziaria e ho subito notato l’anomalia”.
Non c’è dubbio. La deputata Laganà è ricca di famiglia, e, quando afferma  che non è “solita controllare  il [suo] conto in banca”, non c’è ragione per non crederle. Non solitamente, cioè non abitualmente, non significa, però, mai. Se vero è  che le parole sono in libera uscita, ma che la ligua italiana non è un’opinione. E, difatti, la Signora deputata, come ci informa,  “ per ragioni personali”  ha fatto una verifica  finanziaria  del proprio conto sul finire del novembre 2012. E, prima del 23  novembre 2012, dal 18 dicembre 2008, quando è stata convalidata la sua elezione  a deputata, fino alla scoperta  dei giorni novembrini, mai una volta, una volta sola, la parlamentare, vittima della mafia, ha posato gli occhi suoi tristi  sul conto bancario a duplice trazione? Se ciascuno di noi controlla il proprio conto bancario ogni quattro anni, ciò vuol dire non già  che non lo faccia solitamente, ma che non lo faccia quasi mai. Possibile?  Per i comuni  mortali no, ma la deputata Laganà non è una comune mortale, e del suo conto bancario poco le cale. Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi non avevano conti bancari, ma appaiono quasi eguali  alla signora Laganà  nella trascuranza del peculio.
Una domanda a questo punto si impone : uno stipendio è uno stipendio, somministrato dagli uffici amministrativi dell’ Asp,  o una cellula impazzita, che sfugge ad ogni controllo del corpo… amministrativo?  Nessuno sapeva lì, all’Asp, dello status di parlamentare della Laganà e quindi  di dipendente ospedaliera  in aspettativa non retribuita? E, se vittima delle altrui distrazioni, perché la deputata Laganà si mostra così remissiva  nella volontà dichiarata di restituire i plurimi stipendi, indolentemente accumulatisi  sul suo conto bancario?  Però, a piccole rate. Come mi sembra concordi  il direttore amministrativo dell’Asp, dr. Francesco  Tomaselli. Il quale- non c’è proprio da dubitare- da perfetto padre di famiglia si sarebbe comportato allo stesso modo  se  la <<anomalia”>>, ossia i soldi non dovuti, avesse  riguardato un semplice infermiere, residente ad Africo, non a Locri.

P.S.  Il caso è scoppiato  grazie a un meditato e coraggioso articolo di Pasquale Violi, che lo ha raccontato su <<il Quotidiano>> (8 dicembre). E al quale- mi dispiace per Matteo Cosenza-  viene strappata l’inchiesta, cadendo nel disonore giornalistico. Infatti, l’indomani a commento della dichiarazione, rilasciata dalla deputata Laganà, balza un altro collaboratore del giornale, Francesco Sorgiovanni , che, data la possa della sua persona, fa da scudo alla sfortunata deputata.  Non  anticipa,  vede tutto in anticipo  Francesco Sorgiovanni, il quale si rivela capace d’una fantasia, che manco Tommaso Campanella,  inutilmente vissuto per il corazziere  della Laganà, vestito da giornalista montano. La fantasia è questa: che le conclusioni vengono prima delle indagini. Un tremito, comunque, Sorgiovanni ce l’ha e, a carico  della Commissione d’indagine- ancora non nominata-  e a discarico suo, detta le linee, la tabella e la direzione  di marcia   per la Commissione che dovrà svolgere l’indagine  sulla <<anomalia>>. Ordina il corazziere di Stilo, sceso a Locri  : “  [Essa ] potrà chiarire ora  che non si è trattato  niente più che di una svista e di un grossolano  errore”. Non so perché  mi viene voglia di cambiare mestiere e coltivare cavoli per la merenda del grosso Francesco Sorgiovanni. 

Autore: 
Pasquino Crupi
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