Le origini del “Crimine Catanzarese”

Lun, 03/02/2020 - 11:00
Giudiziaria

È il gennaio del 2016 quando un rampollo di una delle consorterie più in vista di Crotone racconta ad un magistrato della Procura Antimafia le origini di quello che viene definito dagli investigatori il “Crimine Catanzarese”.
Ecco la sintesi del verbale: «ADR: “Sono il figlio di V.L., la mia è una famiglia storica della ‘ndrangheta, già quando ero ragazzo c’era il locale formato a Crotone e già comandava la mia famiglia. A 16-17 anni, quindi alla fine degli anni ’60, ero già picciotto, poi ho fatto tutta la trafila nell’associazione ricevendo le varie doti fino al trequartino, che mi è stato concesso nel 1995-1996. All’epoca della mia affiliazione il “Crimine” lo aveva Catanzaro, come capoluogo di Provincia, ma lì c’erano pochi “uomini” quindi alla fine la società si formava a Crotone. Questo “Crimine” di cui parlo era in sostanza il potere ’ndranghetistico che si poteva esercitare sui territori di Catanzaro e Crotone e territori limitrofi (ad esempio zone come quelle di Cutro, Cirò che rendevano conto a Crotone all’epoca), forse all’epoca Lamezia Terme dipendeva pure dal Crimine di Catanzaro, mentre non so dire la zona di Vibo Valentia se dipendesse direttamente dal Crimine di San Luca; Cosenza non rientrava nel Crimine e la ‘ndrangheta ivi presente era considerata “bastarda”. Come ho già dichiarato e come lei mi ricorda citando il mio precedente interrogatorio del… 2011, questo Crimine veniva concesso a Catanzaro dal crimine “Reggino” ossia il Crimine di San Luca, nel cui contesto all’epoca operavano soggetti come ‘Ntoni Pelle, ‘Ntoni Nirta, Peppe Nirta, ‘Ntoni Macrì. Erano questi soggetti che riconoscevano il “crimine” a Catanzaro. Quindi si trattava di due strutture (il Crimine reggino e quello catanzarese) in questo senso collegate. Addirittura gli ‘ndranghetisti anziani raccontavano che in un lontano passato il vero Crimine risiedesse a Catanzaro, ma non so quanto sia vera questa affermazione. Successivamente come ho già riferito questo Crimine è stato spostato dai reggini anche in altre località, ad esempio da Catanzaro a Cirò».
Quindi il collaboratore riferisce dell’esistenza, alla fine degli anni ’60, di una struttura di coordinamento, “Il Crimine Catanzarese”, poi spostatosi prima - di fatto - a Crotone, poiché Catanzaro non disponeva di un numero elevato di “uomini”, ossia di soggetti affiliati alla ‘ndrangheta, e poi - formalmente - per volere del Crimine reggino, a Cirò.
Come spiega il collaboratore “Il Crimine Catanzarese”:
- era “in sostanza il potere ’ndranghetistico che si poteva esercitare sui territori di Catanzaro e Crotone e territori limitrofi (ad esempio zone come quelle di Cutro ,Cirò, che rendevano conto a Crotone all’epoca)”. Dunque, un riconoscimento formale che individuava, per decisione del Crimine reggino, chi dovesse rappresentare formalmente l’organizzazione in territori ad alta densità mafiosa, fuori dalla provincia reggina e, nel caso in specie, nel territorio delle province di Catanzaro e Crotone, atteso che Cosenza era “bastarda”, ossia, all’epoca, agli inizi di questo processo organizzativo, evolutosi con il tempo, non formalmente riconosciuta;
- era derivante e concesso, rimanendo collegato, al Crimine reggino, ossia a Polsi, venendo spostato, in base alle decisioni degli esponenti di vertice della ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria;
- rappresentava l’investitura formale e ufficiale per una locale/società o un affiliato di alto rango che potevano interloquire con Il Crimine di Polsi.
Il collaboratore, poi, specificava di non sapere se l’area di Vibo Valentia avesse un Crimine o dipendesse direttamente dal Crimine reggino. Egli, in sostanza, ci dice che il vibonese poteva rientrare formalmente nel Crimine reggino, oppure essere dotato anch’esso di questa struttura di raccordo a sua volta collegata al Crimine reggino, ma dava per scontato e implicito che la ‘ndrangheta vibonese fosse formalmente riconosciuta dal Crimine reggino e avesse con questo una dipendenza formale.

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