Lo zaino del credente che va sempre daccapo

Dom, 29/12/2019 - 19:00
Lettera di un credente a Fausto Bertinotti

Caro Fausto,
ancora una volta ho riflettuto su questo Tuo libro, che come sai ho amato molto. Ogni uomo ha le sue sconfitte ma poche avvengono lungo una via come quella di Damasco e questo per molti può segnare la differenza. Nel 2014, quando uscì il libro, la mia necessità di andare daccapo nasceva da una sconfitta sociale che oggi è comune a molte persone. Nel 2018 è arrivata la sconfitta esistenziale più grande: la Morte di mio fratello. Per affacciarmi sull'abisso imperscrutabile della Morte, ho ripreso in mano il tuo libro. La tua citazione di Benjamin sul potere della rammemorazione, che non è semplice "fare memoria" ma è "richiamare alla vita" i morti, rendendoli presenti nelle azioni e nelle scelte che facciamo, è stata di grande aiuto per proseguire il cammino da vinto, da perdente.  Ma pur muovendomi nelle tenebre il mio passo era ed è leggero, perché da credente, io CREDO, e ne ho le prove, che lo ZAINO del Cristiano sia più leggero dello zaino del socialista credente/combattente. 
Perché la fede in Cristo ci consente di credere alla SUA promessa di manleva: “Questo combattimento non è il tuo, ma il mio”, Egli “possa addestrare le mie mani al combattimento e le mie dita alla battaglia”. E alle parole di San Paolo “ in Lui, TUTTO posso”.
Ciò che rifiuto della promessa di salvezza cristiana è l’idea di una “Gerusalemme celeste”; a me non interessa quella META, mi interessa QUESTO STARE nel QUI E ORA di questa VITA, quel contribuire con coscienza, serietà e sforzo al piccolo COMPITO che ci viene affidato secondo i nostri TALENTI.
Ho smesso di studiare teologia, quando ho capito che non mi interessava Dio in quanto entità metafisica, ma in quanto UOMO/PADRE/MADRE che conduce ed educa il figlio.
Ho appreso così che nella visione del Cristo fatto Uomo, c’è un preciso percorso pedagogico ed educativo che consente all'Uomo di prendere sulle proprie spalle il proprio destino non passivamente ma con responsabile coscienza dei propri limiti e dei limiti dell’Universo e  forse anche dello stesso Dio.
Dinanzi all'insondabile mistero dell’INGIUSTIZIA (guerre, delinquenza, povertà, solitudine, morte, catastrofi naturali) solo l'accettazione del fatto che DIO è solo FORZA non VOLONTÀ che determina tutto, ci consente di non accusare l'altro, gli altri, Dio e di non deresponsabilizzarci. Durante una lectio di scrutatio biblica, tenuta da Monsignor Ravasi, compresi, anni fa, la grande apertura alla Libertà e alla rimozione degli ostacoli” interiori che è nei Vangeli: la parabola dei talenti mi ha indicato la VIA. DIO non ci chiederà conto dei nostri peccati, ma di come abbiamo usato i TALENTI che lui ci ha dato. Come dice, DAVIDE nel meraviglioso Salmo 139, "Omaggio a chi sa Tutto", DIO sa già Tutto delle nostre miserie e nonostante questo manda suo Figlio a farsi Uomo. Egli sa quanti capelli abbiamo e conosce le parole che diremo prima ancora che esse salgano alle nostre labbra. Lui s che ci ha fatto “COME UN PRODIGIO”, che ci ha fatto “a sua immagine e somiglianza”, che ci ha fatti “poco o meno degli Angeli”, siamo noi che dimentichiamo la nostra natura. Mentre Dio, come ogni buon PADRE pone in noi aspettative e fiducia poggiate sulla nostra umanità. Ma come ben evidenziato nel tuo libro, il capitalismo imperante ci ha disumanizzato e ha svuotato di contenuti e di mete i Valori sociali.
Nella mia normalissima esperienza di vita, mi sono sentita più che figlia dei miei genitori naturali, figlia di DIO e questa filiazione mi ha consentito di sentire e credere nella divina PROVVIDENZA. Dinanzi alla grande debacle economica che ha piegato la mia famiglia e alle tante altre comuni esperienze di sconfitta, io ho visto e sperimentato quella Provvidenza, con cui Dio ci consente di essere "come i gigli dei campi" che non lavorano e non filano, eppure sono più eleganti di Salomone o "come  gli uccelli del cielo" che  non seminano, né mietono, né ammassano nei granai, ma sono nutriti.
Ovviamente DIO non paga e non pagherà il mio mutuo e le mie bollette, ma sorreggendomi "su ali d'aquila “ mi offre una visuale dall'alto, che ribalta i canoni del mio sguardo e del mio orientarmi nella Vita, con la V maiuscola. Una prospettiva non diversa da quella che Tu indichi nel tuo libro, quando parli dei “Vinti Giusti”. Colui che è vinto, non è un fallito ma semplicemente una persona che ha perso durante la battaglia o alla fine di una guerra. E’ un giusto non perché non conosce la sconfitta, ma solo perché affronta la sconfitta con uno sguardo al futuro.
La nuova prospettiva del visionario, allarga l'orizzonte sugli altri e ci rende “affabili con tutti”, relega il dolore alla vita intima, neutralizza la rabbia e come esorta San Paolo, ci rallegra, perché la pace di Dio supera ogni intelligenza e ci rende “popolo”.
Questo spiega, a mio sommesso avviso, la Tua attrazione, caro Fausto, per i Valori del Cristianesimo. Azzardo l'ipotesi che Tu abbia colto la “ marcia in più “ che alleggerisce il viaggio e lo zaino del buon Cristiano. Devi aver avvertito quel magnetismo che emana da coloro che vivono concretamente la Legge di Dio, non come mera osservanza di riti e regole, ma come Testimonianza viva della forza rivoluzionante del percorso di crescita in DIO. Il cammino del buon cristiano, o meglio di qualsiasi uomo che crede nel trascendente, non è mai solitario. Si diventa amici, fratelli e dunque popolo. Non voglio sembrare fanatica ma credo che OGGI tra tutti “ i popoli” quello dei CRISTIANI sia l'unico che ancora abbia un potere manipolativo dell'uomo, nella sua accezione positiva, questo potere è deformante, perché "rende nuovi", inverte le rotte, rivoluziona e sovverte gli assetti. Questo potere che ha la forza irradiante di una bomba atomica è l'AMORE di Dio per l'Uomo: che muove il cielo e le altre stelle , che ci rende capaci di osservare la Legge morale che è in noi e ci pone in un perenne cammino di speranza, nonostante le spoliazioni e le perdite subite.
Buon Cammino insieme a Coloro che vivono nell’Oltre.

Autore: 
Antonella Sotira
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