Lucano su Becky Moses: «La sua morte sulla coscienza della Prefettura»

Mer, 31/01/2018 - 12:20

Si è tenuta nel pomeriggio di ieri la conferenza stampa che il sindaco di Riace, Domenico Lucano, ha indetto per parlare della tragedia di San Ferdinando e di Becky Moses, tra le vittime dello spaventoso rogo. La giovane nigeriana, che si trovava nella tendopoli da pochi giorni dopo un soggiorno di due anni a Riace, era stata inserita nel Centro di Accoglienza Straordinaria perché non le era stato riconosciuto lo status di rifugiata. «La prefettura di Reggio Calabria - ha spiegato Lucano ai colleghi di Gazzetta del Sud prima dell’inizio della conferenza mediata da Pietro Melia - non ci paga da giugno 2016 e i nostri progetti stanno sopravvivendo solo con i bonus. Il 12 dicembre sono stato in Prefettura per sollecitare i pagamenti per l’approssimarsi del Natale. Non è umano tenere la gente senza luce, senza riscaldamento, senza acqua calda… Ma, siccome non è arrivato alcun riscontro, tramite posta certificata ho comunicato la chiusura del CAS, sono arrivati gli autobus, e buona parte degli ospiti sono stati trasferiti». Nonostante all’arrivo dei mezzi per il trasferimento molti rifugiati si fossero nascosti, Becky ha rispettato le imposizioni di legge accettando un trasferimento a San Ferdinando che l’ha portata lontano dal suo fidanzato, rimasto a Riace. «L’hanno portata lì per obbligarla a prostituirsi e pagarsi i debiti che aveva contratto», chiude con amarezza Lucano facendo riferimento a un’evenienza che ha creato diversi dissapori tra la comunità immigrata di Riace e che ha generato tensioni e tafferugli dinanzi al Comune appena prima dell’inizio dell’incontro pubblico indetto dal sindaco.

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