L'umiliazione di due 40enni costretti a chiedere la paghetta ai genitori

Mar, 04/06/2013 - 18:23
E.e R. pur di non far mancare niente ai propri figli mettono da parte orgoglio e dignità

E. e R. sono due quarantenni di Locri e Gioiosa. Hanno studiato in due grandi città come Bologna e Roma e sono tornati a vivere nella Locride. Hanno trovato un lavoro e si sono costruiti una loro famiglia. E adesso non riescono più ad arrivare a fine mese. Le bollette sono il loro peggiore incubo e le liti per la mancanza di soldi stanno mettendo in crisi i loro matrimoni. Ogni giorno è una lotta e loro si sentono inadeguati, sempre più sottopressione e non sanno come uscire da questa situazione.

E dire che i loro genitori li hanno fatti studiare e non gli hanno mai fatto mancare niente. Loro sono stati fortunati, non sono nati nel periodo della crisi economiche. E. e R. riescono solo a pensare che i loro figli non hanno la stessa fortuna. Quando si avvicinano chiedendogli qualcosa non sanno come fare. Come si può spiegare ai propri bambini che non gli si può comprare il necessario? No, non è possibile che capiscano.

Sia E. che R. allora hanno deciso di mettere da parte l’orgoglio e pur di non fare mancare niente ai propri figli sono andati a bussare alla porta dei genitori e chiedendo loro i soldi per poter tirare avanti. E questo è capitato sempre più spesso. È diventata un’abitudine, mensilmente si presentano alla porta paterna, per fortuna sempre aperta, e ritirano la paghetta, in un misto di gratitudine e di vergogna. Non vorrebbero, ma che possibilità hanno. Le loro speranze sarebbero state diverse, avrebbero voluto non far mancare niente ai propri genitori. Avrebbero voluto dargli tutto ciò cui loro avevano rinunciato per farli studiare e vivere tranquilli. E invece non possono. Anzi sono costretti a chiedergli altri sacrifici per non far finire a gambe all’aria la famiglia.

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