Mafia e Mafiosità

Mar, 22/10/2019 - 12:20

Alcuni anni or sono, la cooperativa Valle del Bonamico scrisse una riflessione sulla "mafiosità", denunciando come questo diffuso atteggiamento sociale (un impasto di velata omertà e acquiescenza verso il crimine e soprattutto di disponibilità a trasgredire regole, leggi e i tradizionali valori morali) fosse altrettanto pericoloso quanto lo stesso legame associativo mafioso. Naturalmente, come sempre, la riflessione si concludeva invitando il potere politico ad una campagna di emersione dalle reti criminali fatta di offerta di lavoro vero e duro e di seria educazione scolastica e civica, cioè accompagnamento alla legalità.
Il potere politico, per miliardari interessi economici e di casta, ha sempre e solo fatto invece la scelta del contrasto militare e giudiziario contro la mafia, arrestando, sequestrando, sciogliendo, eccetera eccetera, senza riuscire a intaccare, in modo determinante, la forza della mafia e stringendo le popolazioni sotto il peso di un vero e proprio regime poliziesco.
Soliti discorsi, più volte inutilmente ripetuti.
Prediche, degne appendici al Vangelo di oggi: "guai a dottori, professori e presidenti che caricano il popolo di pesi insostenibili e loro camminano con la scorta, benzina gratis, benefit e mogli in prima fila" ...più o meno. Figurarsi che anche l'Europa dice che esageriamo con ergastoli e carcere duro (salvo poi che anche questi della Corte Europea avranno, pure loro, macchina autista e moglie in cattedra...).
Contro questi predicozzi, e a supporto delle spese per la politica di contrasto militare e giudiziario alla mafia, un paio di altissimi Procuratori della Repubblica hanno stimato che gli appartenenti alle cosche della sola provincia di Reggio Calabria (con tanto di nomi e, soprattutto, mappe locali, provinciali e internazionali) siano decine di migliaia. Poveri noi, siamo tutti circondati! Chi delinque in Calabria, dunque, ha almeno diritto alle attenuanti generiche. Un mio amico avvocato, poco coraggioso però, ritiene che, su questa base, molti processi dovrebbero essere rifatti. Io, comunque, penso che se uno ha nomi e mappe non deve fare dichiarazioni, ma deve arrestare.
Torniamo con i piedi per terra. A Siderno, per esempio.
È stato confermato dal Tar lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazione mafiosa, per via della solita storia di parentele - parentele ma non fatti e circostanze. Quindi, per mafia, si scioglie il Consiglio del più importante comune della Locride perché vi siedono parenti di associati alla mafia. Ma quante centinaia sono, secondo questa logica delle stime e delle mappe, gli associati di mafia a Siderno? E nella Provincia? E nella Regione?
Che facciamo, sciogliamo e lasciamo così com'è? O lavoro, lavoro duro e scuola, scuola severa?
Per l'educazione, esiste la scuola, un'agenzia educativa dello stato. Quindi lo stato dovrebbe provvedere. Don Ciotti e vari altri scrittori di libri si sono "stancati" e non frequentano più come un tempo e avranno le loro ragioni... Ma lo Stato no. Lo Stato deve progettare percorsi educativi sulla legalità nei territori di mafia. Sennò le mappe non servono. Né serve "liberi di scegliere". 
Ma per il lavoro, se si vuole lavoro vero e duro, c'è bisogno dei privati. Ora, malgrado l'articolo 26 della costituzione, quale privato accoglierebbe un ex detenuto per mafia, quando la legge prevede, addirittura, e checché ne dica l'Europa, che le ditte che lavorano per enti pubblici non possano assumere questa tipologia di pregiudicati?
In provincia di Reggio Calabria, si contano molte decine di procuratori e moltissime centinaia di agenti delle varie forze dell'ordine.
Eppure si spaccia a cielo aperto, i ragazzi scorrazzano senza casco, la dispersione scolastica è norma e vanto, la spazzatura abbandonata in ogni canto, poche le ricevute fiscali, poche possibilità di pagare con carta di credito, allacci abusivi incontrollati... e il cattivo esempio fa scuola. Anzi, in territorio di mafia, è legge.
Possibile che me ne accorga solo io o, al massimo, Natale Bianchi?
Concludo. Una delle aziende della cooperativa Valle del Bonamico è stata bersagliata da 11 spettacolari attentati, l'ultimo dei quali è stato un incendio con focolai multipli. Tutti denunciati, tutti finiti in televisione ma senza alcun esito, malgrado ogni evidenza. Eppure ci sono denunce che mantengono la loro attualità e potrebbero essere rispolverate.
Si parta dai fatti e non dai teoremi imposti dall'interesse della casta e della politica.
Si faccia azione sociale di lavoro e si rendano disponibili le risorse per tale politica. Le carriere militari e giudiziarie sono state fatte. Pace. 

Autore: 
Piero Schirripa
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