Matteo Lo Presti risponde a Salomone: le foibe non possono essere solo un ricordo di propaganda

Dom, 28/02/2021 - 09:10

Egregio Direttore,

 Caro Vladimir Rosario,

Leggo con molta attenzione la tua rivista, piena di amore per la terra calabrese, parte importante del paese. Terra che ha patito non solo dall’Unità di Italia, abbandono politico, sottosviluppo economico e strazianti conflitti sociali.

Come creatore della “Riviera”, che il tuo sedicente amico Sergio M. Salomone definisce “Ebdomadario”(dal greco ebdomàs = settimana e del tardo latino “Hebdomadarius”) per ambizioso sfoggio culturale, tipo il “Latinoribus” di manzoniana memoria, mi piace vedere nel tuo impegno tracce di una storia della tua famiglia, dalla quale ben sai sono sempre stato conquistato.

Il lettore Salomone parte dal presupposto che il tuo prodotto sia un’enciclopedia dove trovare esaurita ogni tipo di curiosità.

Il lettore Salomone ti chiede sotto sotto serietà culturale, ma esordisce con uno svarione apocrifo: Mike Buongiorno e la signora Longari non ebbero il volgare dialogo che noi di una certa età ricordiamo come “fake news” inventata per irridere il buon eroe italo-americano, carcerato dai fascisti a San Vittore insieme a Indro Montanelli. E scivolare su un “Volatile” (Longari) e sulle “Foibe”(Vladimir Rosario), c’è mi pare una bella differenza eticamente incomparabile.

Ama la storia il lettore Salomone, ma cita malamente il Giulio Cesare di Shakespeare e la orazione di Antonio “Romani, amici, concittadini vengo per seppellire Cesare non per esaltarlo. Il bene che l’uomo fa vive dopo la sua morte”. Nessun accostamento possibile con l’obiettività che Salomone richiede a Vladimir Rosario. Salomone si fa paladino di non so quale verità, ma certo preferisce la sua rotondità ideologica, rotolante e asseverativa, piuttosto che il confronto delle idee.

Il grande filosofo tedesco Federico Nietzsche scriveva che “Nel mondo non ci sono verità, ma interpretazioni”. Accusare il direttore di omissioni e di non obiettività, non è corretto, anche se l’accusa giostrata, sul filo del discorso goliardico non appare motivata né seria.

Vladimir Rosario per mio pacato giudizio, avrebbe potuto ricordare (perché no?) gli omicidi fascisti di Matteotti, di don Minzoni, di Gobetti, l’esilio di don Sturzo, la strage delle Fosse Ardeatine, la morte di centomila alpini inviati in Russia con scarponi di cartone e fucili della prima guerra mondiale, la deportazione di migliaia di operai delle fabbriche del nord, le migliaia di morti delle Marina italiana (quanti calabresi?) schiacciati dalla potenza tecnologica (i radar) degli Alleati, i seicentomila soldati italiani che nei campi di concentramento tedesco rifiutarono di aderire alla Repubblichina di Salò, serva accondiscendente dei nazisti. Ha mai sentito parlare Salomone di qualche fascista che si sia opposto alla deportazione dei militari italiani?

Ed eccoci al punto decisivo. La dimenticanza di celebrare “le foibe”. Ritornello terribile e sgangherato, se si usa questa tragica vicenda solo per far emergere analisi faziose e di parte.

Da dove partire? Dalla invasione delle terre slave da parte di nazisti e fascisti? Dall’idea antistorica di tornare in Europa alla logica degli imperi ottocenteschi?.

Non c’è paesino della costa dalmata dove non sia leggibile qualche targa delle devastazioni fasciste compiute in quelle zone. Un pessimo sconfortante retaggio della civiltà italiana-veneziana con la quale a Capodistria fino al 1850 si stilavano i documenti comunali in slavo e latino.

Certo i nostri concittadini italiani fuggirono da persecuzioni e sevizie orribili. La guerra è un mostro che non risparmia, per il potere, il rispetto dell’intera umanità. Ma all’origine di quella tragedia c’era il disastro e l’ambizione fascista di Mussolini che sostenne ,geloso delle prime conquista di Hitler,di volere “buttare 5mila morti sul tavolo della pace”.

Avevamo perso la guerra e l’Italia per motivazioni strategiche si è dovuta affidare a potenze vincitrice per confermare un suo equilibrio. La Resistenza aiutò a trovare le vie della libertà e della costruzione di un paese retto da una carta Costituzionale.

Certo insieme alle foibe, occorre ricordare il massacro di Porzus (sulle malghe del Friuli a nord di Udine) dove furono trucidati partigiani cattolici (Guido Pasolini fratello di Pier Paolo) da partigiani italiani e comunisti, per la orribile idea che terre conquistate dai seguaci di Tito dovessero essere annesse alla Jugoslavia. Ma furono anche centinaia gli operai dei cantieri di Monfalcone che allettati dalle parole del comunismo solidale e pacificatore andarono oltre confine a cercare quel mondo utopico che non trovarono e quando poterono tornarono indietro frettolosamente.

Così come sbagliarono i ferrovieri di Firenze che bloccarono i treni dei profughi italiani accusandoli di fuggire  da una società felice e li chiamarono “fascisti” . E ironia della storia furono i fascisti di Almirante, causa delle loro disgrazie a diventarne i protettori strumentali.

Senza contare che tanti bambini di quella generazione, proprio in Friuli furono battezzati con il nome Tito. E il problema del ritorno di Trieste sotto il tricolore fu angustia durata quasi un decennio.

La storia del Pci è parte importante del nostro paese. La scissione di Livorno dagli storici viene considerata un errore, e così la pensava anche Gramsci.

Le foibe non sono avvenimento totalizzante della storia. Fanno parte di un contesto per il quale, ad esempio, quando Tito era filo stalinista, i nostri confini si pensava potessero estendersi nel cuore della Jugoslavia. Quando Tito divenne protagonista e guida dei paesi Non – Allineati con Usa o Urss, gli furono fatte concessioni più ampie.

Un’ultima cosa: ho avuto l’onore di meritarmi l’amicizia di Virgilio Condarcuri, ferroviere coraggioso della CGIL, senatore indomito di Rifondazione Comunista, altro spessore umano rispetto al frivolo e ambizioso Fausto Bertinotti. Turista in Russia mi mandava sempre una cartolina.

Apparteneva alla generazione di mio padre, siciliano e marinaio valoroso durante la guerra. A Genova, operario del porto, era costretto a tenere nascosta al padrone dell’azienda la sua iscrizione alla Fiom, pena il licenziamento.

Salomone ha ampia confidenza con Vladimir Rosario che senza contrasto religioso porta i nomi di una bella storia di famiglia.

La lettera di Salomone merita infine una ultima considerazione, che aiuta a chiudere il cerchio. Giusta la richiesta di parlare delle foibe, ma disturba il tono. Parliamo delle foibe, ma non per esibire trofei ideologici, parliamone sommessamente. Si parla di morti sacrificati all’arroganza di dittatori.

Spero che Vladimir Rosario conservi il suo equilibrio e sia capace di comunicare sempre amore per la solidarietà e la libertà di pensiero. Il suo settimanale è un buon guardiano della democrazia.

 

Autore: 
Matteo Lo Presti
Rubrica: 
Tags: 

Notizie correlate

Siderno, Pietro Fuda sott’accusa: il 5 luglio la decisione sul rinvio a giudizio

Ven, 16/04/2021 - 17:57
Oggi si doveva svolgere l’udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura distrettuale di Reggio Calabria nel procedimento penale che vede tra gli indagati l’ex sindaco di Siderno Pietro Fuda, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa