Né falsa Destra né falsa Sinistra…

Dom, 25/10/2020 - 16:00

L’epidemia che si aggira per l’Italia minaccia la Calabria da vicino: è già a Reggio Calabria, Bovalino, Sinopoli, Sant’Eufemia e potrebbe dilagare senza trovare argine alcuno. Un disastro annunciato che ha padri e madri vicini e lontani sia nello spazio sia nel tempo. E in tale contesto bisognerà iniziare a discutere di Elezioni Regionali. Oggi, i poteri che contano - e che spesso sono fuori dalla politica - pretendono da noi calabresi un atteggiamento dismesso e ancillare in modo da farci esprimere un “Presidente-pecora” e un Consiglio Regionale belante. Lo pretendono per avere mano libera e continuare così a governarci con la verga e col cloroformio delle mance e delle clientele.
Di converso, mai come in questo momento storico la Calabria avrebbe bisogno di un “Presidente- combattente” e di un Consiglio Regionale formato da autentici “guerriglieri” capaci di mettere in discussione l’insano progetto di emarginazione e conseguente criminalizzazione della Calabria e battersi come leoni per la democrazia e il riscatto della nostra terra.
La Costituzione individua nei partiti gli strumenti per dare ai cittadini la possibilità di contare. E se oggi i partiti non ci sono - e non ci sono - è perché s’è deciso che il nostro popolo debba contare meno di nulla.
A tal proposito, ho già espresso il mio profondo dispiacere per la morte di Jole Santelli, innanzitutto perché giovane e poi perché l’ho sempre percepita come una persona simpatica e umana.
Non avendo mai detto una sola parola oltraggiosa nei suoi confronti non ho alcun bisogno, oggi, di farmi perdonare santificando il campo politico che l’ha espressa. La Santelli è stata voluta dal potere romano perché donna intelligente, ma anche e soprattutto perché di quel potere ne è stata la genuina espressione.
Aggiungo che il campo politico a Lei “avverso” ha fatto di peggio. Pippo Callipo non è mai stato un’alternativa alla Santelli. Entrambi sono state due facce della stessa medaglia. Rispettabilissimi a livello personale, inaccettabili a livello politico.
E, non a caso, entrambi scelti da “Roma”, “calando l’asso” all’ultimo momento e in modo tale da escludere i calabresi da ogni decisione e da ogni possibilità di reazione.
La logica conseguenza è stata che una parte degli elettori non è andata a votare, altri hanno votato consapevoli della loro ininfluenza e molti, infine, hanno dato il voto “per amicizia”, per “conoscenza” o ancora peggio.
Oggi, l’epidemia da Coronavirus ha messo a nudo, ancora di più, lo stato pietoso in cui si trova la Calabria. Si badi bene, all’origine della situazione attuale non ci sono cattiverie di singoli o mere incapacità personali, ma precise scelte politiche a livello nazionale ed europeo e, ancor di più, il criterio di formazione e di selezione della “nostra” classe dirigente.
La politica è una scienza.
Chi fa politica deve operare nel più piccolo paese della Calabria ma avere la testa nell’Europa e nel mondo.
Invece, molto spesso, i componenti della discutibile classe dirigente calabrese vengono sfornati in serie e selezionati in modo tale che emergano i peggiori (politicamente parlando) e che in quanto tali siano essi stessi la causa e l’alibi per emarginare la Calabria. “Pacchettari” di voti e non protagonisti nella scelte che ci riguardano.
Vi domando: è questa la classe dirigente di cui la Calabria ha bisogno? No! Ma è gioco forza che se l’acqua è inquinata alla fonte lo sia anche alla foce.
Sarebbe necessario che i partiti, dopo aver fatto un bagno di umiltà tra la gente e recitato il necessario “mea culpa”, fossero capaci di coinvolgerci in grandi progetti politici e ideali tesi a riscattare la Calabria. “Progetti” scritti utilizzando come inchiostro l’intelligenza, le speranze, le competenze, la progettualità, la storia della nostra gente. E come penna la rabbia, la voglia di lotta e di partecipazione, la passione mai sopita che la Calabria esprime.
Mi auguro che lo faccia la “destra” calabrese recuperando una visione liberale della società.
E soprattutto avrebbe il dovere e l’interesse di farlo la Sinistra: un grande progetto Riformista capace di rivolgersi al mondo del lavoro, agli intellettuali liberi, agli ultimi della società. La Sinistra ha bisogno persino di un nuovo linguaggio adatto a uomini liberi e capace di recuperare un moderno Meridionalismo che non abbia niente di neo borbonico, coniugandolo con la solidarietà tra tutti gli emarginati dei Sud del mondo e quindi con il garantismo che rappresenta la nuova frontiera del libero pensiero.
Bisogna far presto. Lo vuole l'emergenza Covid-19, lo pretende la necessità di attrezzarsi sul “Ricovery Fund”, lo chiede la Calabria intera stretta da mille problemi.
Probabilmente i partiti nazionali metteranno in scena copioni già visti, trasformando le elezioni regionali in una tagliola in cui una inesistente “destra” farà finta di combattere contro una falsa “sinistra”. Finite le elezioni si divideranno le nostre spoglie.
Ma… ci potrebbe essere una terza ipotesi, sempre che noi fossimo disponibili a non accettare la parte di spettatori muti in questa commedia da quattro soldi.
A brigante, brigante e mezzo. Tradotto in politica ciò significa recuperare la nostra sovranità di cittadini ed essere pronti a “sparare” sul “quartier generale” sia che si definisca di destra sia di sinistra.
Forse sarà necessario (sempre se ne saremo capaci) trovare un'alternativa al sistema attuale nella società. Tra quanti sono fuori dal gioco truccato che tanto male ha fatto alla Calabria.
A questo punto, e al di là del risultato, torneremo a parlare di Politica e il popolo calabrese a contare piuttosto che esser considerato una plebe dispersa che ruolo non ha!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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