Non cacciate il cacciatore

Lun, 31/08/2015 - 18:14

L’apertura della caccia è un momento tanto atteso che nulla o nessuno dovrebbe poter rovinare con biasimevoli interventi, che poi così a beneficio degli animali certo non si mostrano. È arrivata anche quest’apertura, ne ho fatte tante, e tutte sono rappresentate da metodiche costanti.
Una diffusa insofferenza “venato-fobia”, cioè l’irrazionale paura e avversione nei confronti dei cacciatori, che sgomenta letteralmente l’opinione pubblica, citando numeri e dati in maniera “acritica”, ghigliottinando la verità con deliranti attacchi e populistici discorsi, senza un brandello di contraddittorio.
La caccia da qualche tempo si crede essere una perversione o un vizio da celare, pure a parenti e amici, anziché una passione sana, autorevole, genuina. Non è un’innovazione, essendo l’odierna scala dei valori deformata, se non ribaltata, rispetto a poche decine d’anni fa. Un tempo raffigurata in opere d’arte o tratteggiata da sublimi scrittori, fu manifestazione popolare e cultura; ma ora c’è chi la vorrebbe ridurre a rango di una semplice ricreazione per bruti o incolti sparatori, figli del disagio tipico di quei popoli che hanno smarrito la giusta strada della civiltà e convivenza, sostando in una paurosa dicotomia dal mondo reale. E invece no, noi lo sappiamo e ce lo raccontiamo spesso: “La caccia è ben altro!”. Cacciare è storia dei popoli, cerimoniale, letteratura, dipinto, arte della cucina, architettura, scultura e ogni nostra città o sperduto borgo è rigurgitante di testimonianze che lo certificano. Testimonianze vecchie però, se non antiche! A volte ci si sente a un passo dal cielo, con una corona di gemme preziose, scorgendo negli occhi sgranati di qualche attempato cacciatore, la memore gioia di un tempo che fu. Eppure oggi, gli aridi conoscitori dell’effimero vorrebbero cacciarlo via.

Autore: 
Giuseppe Lupis, Pres. F.I.D.C. Agnana Calabra
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