Non possiamo paragonare i comunisti ai seguaci di Hitler!

Dom, 29/09/2019 - 12:40

Il Parlamento europeo ha votato l’equiparazione tra comunisti e nazifasciti.
Il nome “comunismo” ci fa venire in mente grandi e meravigliose conquiste dei due secoli che sono alle nostre spalle e, contemporaneamente, le immense tragedie del Novecento, soprattutto nella sua versione stalinista.
Equipararlo al nazifascismo ritengo sia sbagliato!
Questo, comunque, lo stabiliranno gli storici e i filosofi non essendo competenza dei Parlamenti. Ho militato per molti anni (qualche volta in maniera anomala ed eretica) nel partito comunista; mi sono commosso ascoltando le note dell’Internazionale o di Bandiera Rossa soprattutto quando a cantarla eravamo in migliaia. Ho commesso gravissimi errori personali e politici e, tra i militanti del PCI, non mi sono mai ritenuto tra i migliori.
Eppure ritengo di essere stato una infinitesima parte d’un grande movimento che ha interessato la Locride e la Calabria.
Non faccio nomi perché sono così tanti i militanti del PCI che in questa terra si sono spesi con generosità che farei sicuramente torto a qualcuno.
Fummo in tanti e fummo i comunisti.
Di questo “esercito” di donne e uomini potrei ricordare le aspre lotte nei cantieri, e nei paesi che abbiamo combattuto quando avevamo l’età per andare a ballare, per divertirci, per vivere spensierati. Abbiamo rinunciato a una parte importante della nostra gioventù! In cambio ricordo le gravi tensioni con le forze dell’ordine, l’amaro in bocca per le sconfitte, la gioia per le poche vittorie. I viaggi a Roma, le lotte a Reggio. I processi. Gli scontri. Le ricerche storiche e culturali. Le grandi battaglie per i diritti civili e per la libertà.
Eravamo in Calabria, “confinati” nella Locride eppure ci sentivamo parte di un unico movimento che si muoveva in tutto il mondo: accanto ai combattenti del Vietnam; di coloro che in Africa si battevano da leoni contro il colonialismo; di quanti morivano per la Libertà in America Latina. Scrivemmo sui muri “Vietnam Libero”; “Allende: il Cile non si arrende”; “Il popolo è forte e unito vincerà”; “Nord e Sud uniti nella lotta”.
Ci siamo elettrizzati per il “maggio francese”. Ci siamo illusi che “l’Oriente” fosse rosso. Conoscemmo l’umiliazione dei carri armati a Praga, la vergogna per i gulag descritti da Solgenitsin, l’umiliazione per la sanguinosa repressione a opera dei “comunisti” dei giovani di Piazza Tienanmen.
Ricordando il passato sono migliaia i nomi e i volti che mi passano per la testa. In ogni paese della Locride tantissimi donne e uomini, “intellettuali” e disoccupati, contadini e artigiani, professionisti e piccoli commercianti. Tra noi ci davamo rigorosamente il “Tu” perché l’uguaglianza tra gli uomini era un valore assoluto.
Mi concedo solo qualche ricordo di operai costretti ad alzarsi all’alba per andare al lavoro e che pure restavano sino all’ultimo minuto nelle nostre lunghe e, a volte inutili e verbose riunioni che si protraevano fino a mezzanotte e oltre. Disoccupati che rifiutavano l’assistenza E.C.A. perché comunisti e chiedevano lavoro e non assistenza. Un vecchio pensionato che a ogni elezione partiva, a sue spese, da Parigi per venire a votare. Tanti militanti a cui veniva negato il “visto” per andare a lavorare all’estero dopo esser stati discriminati negli uffici di collocamento. Eppure non solo restavano comunisti, ma dedicavano le domeniche al partito, contribuivano a pagare il fitto della sezione, diffondevano l’Unità, convinti di essere i costruttori di un nuovo mondo.
E se nel Parlamento europeo avessero conosciuto le mille e mille storie di questi uomini avrebbero votato la stessa risoluzione? Non lo so!
Pensando a quanti hanno combattuto con generosità, soprattutto ai più umili, mi viene da dire loro almeno “Grazie”. Nessuno innalzerà monumenti in loro ricordo!
Onore a quanti hanno lottato perché gli alluvionati avessero una casa; perché gli operai forestali e i giovani avessero un lavoro, perché la sanità fosse gratuita e per tutti, perché a scuola ci potessero andare anche i figli degli ultimi. A quanti, nei momenti difficili furono “sentinelle” di Libertà e della Democrazia. A coloro che si spesero per l’uguaglianza come valore fondamentale dell’Umanità.
Non fummo eroi né “superuomini” e neppure “martiri” ma solo donne e uomini normali che, in alcuni momenti hanno avuto il “Sogno” di raggiungere una meta illuminata dai grandi Ideali di fraternità e di pace.
Nulla, proprio nulla, a che vedere con i seguaci di Hitler o Goebbels!
Ormai di quello che fu l’imponente esercito dei comunisti resta solo il ricordo e qualche reduce, ma anche un patrimonio di passione, di dignità e di lotta che appartiene a tutti. Soprattutto a chi vuole rimettersi in “cammino” (e si può camminare anche fuori dai “palazzi”) per una “Nuova Umanità”!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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