Odore oggettivo e cloroformio alle stelle: i piezometri confermano che Pantanizzi è avvelenata

Dom, 23/02/2020 - 10:00

Siamo così assuefatti alla realtà che spesso non ci rendiamo conto delle cose che diciamo. Da inizio 2017 si sta sviluppando una fiction sulla situazione dei piezometri di controllo nell’area industriale di Siderno nella quale i protagonisti, le istituzioni, recitano un ruolo assegnato, e gli spettatori, i residenti di Pantanizzi, assistono inermi alla storia che gli si vuole far credere sia vera.
In questi anni sono stati effettuati controlli periodici come previsto dal piano di monitoraggio e controllo e, nel 2017, anche da Arpacal, dopo che un’azienda presente in zona, preoccupata dai risultati ottenuti, le aveva inviato dati in cui si evidenziava la presenza di inquinanti cancerogeni non compatibili con la sua produzione.
In questi anni, tramite specifiche ordinanze del Comune, è stato vietato l’utilizzo delle acque dei pozzi privati dei residenti per innaffiare le piante da frutt, oltre che uso personale o alimentare. Nel 2018, con un finanziamento regionale, sono stati scavati 24 piezometri per controllare se i veleni siano presenti ed eventualmente scoprire la sorgente inquinante. La conclusione degli esperti regionali è stata di controllare una zona più in alto rispetto a quella industriale per verificare se qualcuno abbia sotterrato materiali. Abbiamo ottenuto in questi giorni i dati e cercato di incrociare i risultati dei controlli obbligatori effettuati dalle aziende nel 2018 e 2019 con quelli effettuati da Arpacal con i 24 piezometri esterni nel 2018. Le letture precedenti, dal novembre 2016 al 2017, davano risultati elevatissimi, come verificato anche dai controlli dell’Arpacal, con valori di Tetracloroetilene di circa 400 volte superiori alla soglia consentita; ma anche il Tricloroetilene e il Cloroformio avevano valori decine o centinaia di volte superiori alla norma.
In base a questi risultati era stato approntato il piano di monitoraggio della Regione, effettuato nel 2018. I controlli delle aziende risalenti al 13 giugno e 17 ottobre quelli di Arpacal all’11 novembre 2018. Successivamente, nel 2019, i piezometri delle aziende sono stati controllati a giugno e ottobre. I valori più elevati dei piezometri controllati da Arpacal si trovano in un cerchio a ridosso dell’area industriale, come si evince dalla comunicazione effettuata il 21 gennaio 2019 al Comune e alla Regione, come da noi verificato. In generale si nota che i picchi dei valori dei piezometri delle aziende sono superiori a quelli effettuati da Arpacal sui piezometri esterni nello stesso periodo dell’anno 2018, eccettuato il caso del tricloroetilene. Si è in attesa che si finanzi con i residui del piano di caratterizzazione una nuova perforazione in una zona più in alto dell’area industriale, ove i tecnici regionali presumono che possano essere state interrate sostanze attinenti agli inquinanti trovati.
Nell’ordinanza Commissariale nº 6 del Comune di Siderno, del 25 luglio 2019, precedente agli ultimi controlli, si affermava la necessità di collocare altri piezometri “essendo stata riscontrata […] un'area di massima concentrazione degli agenti inquinanti, con quote che vanno al di sotto del livello del mare e la formazione di un cono depressivo della superficie piezometrica in una zona a valle” e si prorogava, pertanto, il divieto di utilizzo delle acque dei pozzi privati dell’area di Pantanizzi, vista la natura nociva, tossica e cancerogena delle sostanze rilevate. Nel 2019, in particolare a ottobre, i valori già aumentati a giugno, sono aumentati ulteriormente.
I dati delle tabelle sono più che esaurienti, i commenti sono superflui. È possibile che di fronte a questa catastrofe nessuno abbia mai informato i cittadini? L’informazione sui risultati delle verifiche effettuate dalle aziende, sono inviate a Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione, Arpacal di Reggio Calabria, Settore Ambiente Città Metropolitana di Reggio Calabria, Settore Ambiente del Comune di Siderno, Servizio Igiene e ASP di Reggio Calabria. È possibile che i nuovi dati che accentuano i rischi di inquinamento siano in qualche faldone, in attesa che qualcuno si svegli, come è successo per anni per quelli della ex BP?
Informiamo anche i cittadini e le autorità che il pozzo inquinante, il famoso “cono depressivo” di cui si parla, è molto reale in quanto in quell’area è presente un “pozzo esterno” da cui si forniscono le aziende per utilizzarlo nell’impianto industriale, per compensare l’acqua che evapora nel funzionamento del ciclo. Informiamo le autorità preposte ai controlli che tale pozzo, super inquinato, continua a entrare nel ciclo produttivo. Non sorge il dubbio che l’utilizzo di questo pozzo possa contribuire a incrementare i valori degli inquinanti, che nel normale processo produttivo si formano, i cosiddetti COV (composti organici volatili), di cui fanno parte gli inquinanti cancerogeni, che da anni creano problemi alla popolazione, e sono emessi in atmosfera e poi ricadono a terra?
In attesa di una risposta di tutti gli Enti preposti ci chiediamo se qualche magistrato ha il tempo di occuparsi di tali questioni.
Finiamo con ulteriori informazioni: dopo 3 anni, a novembre 2019, sono state controllate le emissioni olfattometriche che hanno rilevato un oggettiva percezione dell’odore. Eppure, nella relazione del 30 dicembre 2019, si legge che il quadro dello stato ambientale relativo alle attività delle aziende della zona industriale “risulta complessivamente rassicurante”.

Francesco Martino
Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini Sidernesi

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