Ospedale di Locri: tra caos amministrativo e carenze i medici rassegnati stanno mollando la missione

Lun, 19/05/2014 - 11:29

La rabbia ha quasi vinto lo spirito e sta lasciando il posto alla rassegnazione. Sfiducia, questo il sentimento prevalente nei dipendenti dello spoke di Locri. Nell'ottobre del 2013 li avevamo incontrati, erano combattivi. Credevano ancora che fosse possibile risollevare le sorti dell'ospedale. Infermieri e dottori erano protettivi verso la struttura più bistrattata e tristemente famosa in Italia.
Il caso di Rianimazione della scorsa settimana ha riacceso i riflettori e l'interesse della politica su Locri. «Mi incatenerò ai cancelli dell'ospedale»,ha tuonato Calabrese e lo ha fatto. A lui si sono accodati Masino Mittica, Salvatore Fuda, Domenico Vestito, Giovanni Riccio, Giuseeppe Strangio, Giorgio Imperitura, Bonfà, delegato del sindaco di Bianco, Domenico Leoncini. Ma per anni nessuno ha alzato la voce e chissà che non sia troppo tardi.
L'episodio che ha generato il caos è stato il caso Anestesia e Rianimazione. Il primario del reparto, Francesco Adamo, aveva 16 anestesisti, 3 sono andati in pensione e non possono essere sostituiti per il blocco delle assunzioni. La scorsa settimana 3 dei suoi 13 anestesisti si sono assentati: uno per malattia, uno ha avuto un incidente e uno si è dovuto operare. Adamo ha ritenuto opportuno per questioni di sicurezza garantire solo le operazioni d'urgenza. Ed è stato il delirio.
Reggio si è quindi ricordata dell'esistenza di quell'appendice che spesso chirurgicamente preferisce ignorare. D'altra parte dopo gli articoli su siti e quotidiani era difficile continuare a far finta di niente. Sono caduti dalle nuvole e hanno chiamato per capire cosa stesse accadendo. Ma sulla scrivania degli amministratori il dottor Adamo aveva più volte consegnato richieste e lamentele per la carenza di personale. Come potevano non saperlo?
Per non bloccare l'ospedale e soprattutto per non creare disagio ai pazienti il primario ha coperto i turni in sala operatoria. Lui che entra in ospedale alle 8 e ne esce alle 20, quando non alle 22, se lo richiede qualche urgenza.
Serio. Puntale. Trasparente. I tre aggettivi che sono stati più utilizzati per descriverlo. Prima di augurarsi che non vada via, perché senza di lui l'ospedale può chiudere.
Sono pochi quelli disposti a continuare a sacrificarsi così. La stanchezza sta abbattendo lo spirito e l'abbandono da parte della sede centrale sta indebolendo la struttura. L'ospedale ha perso posti letto, ne sono rimasti 211 per un territorio di 180 mila abitanti. Mancano primari e attrezzature. Ma è soprattutto l'autorità e l'organizzazione a essere assente. E di quella non si può fare a meno.
I dottori e il personale possono fare i salti mortali ma non possono gestire la struttura.  Come possono funzionare i reparti senza primario? A chi ci si deve rivolgere se le attrezzature sono rotte un giorno sì e uno no? Chi deve dare risposte alle carenze di personale? Chi dovrebbe garantire la sicurezza all'interno della struttura?
L'elenco di domande da porre sarebbe ancora lungo. Quello che è certo per il momento è che il personale sta mollando, si sta arrendendo di fronte all'indifferenza della direzione reggina. Il degrado in cui stanno facendo scivolare l'unica struttura territoriale avrebbe dovuto trovare sdegno e proteste di piazza. I medici e gli infermieri - ovviamente con le dovute distinzioni, ci riferiamo a quelli che pur di garantire il servizio fanno turni estenuanti e dimenticano di avere casa e famiglia - dovevano trovare appoggio e solidarietà tra la popolazione della Locride. Non silenzio. E la politica avrebbe dovuto interessarsi di bilanci e disagi prima del clamore mediatico e non dopo.

 

Autore: 
Eleonora Aragona
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