Ospedale: Perché tenerlo aperto

Dom, 18/10/2015 - 16:01
Riabilitazione del pavimento pelvico: a Locri l’unica struttura pubblica calabrese

All’indomani di una vivace protesta contro la chiusura dell’Ospedale di Locri, possiamo permetterci, senza apparire oppressi da piaggeria, di portare all’attenzione delle Autorità e dei politici, una delle ragioni per le quali l’Ospedale non andrebbe chiuso, cioè il fatto che al suo interno, seppur con molti disagi, vi sono dei reparti che se dotati di mezzi economici e logistici all’avanguardia, sarebbero d’eccellenza in tutta la Calabria. È il caso dell’Unità Complessa di Recupero e Rieducazione Funzionale, all’interno del Reparto di Fisiatria, di cui è responsabile il dott. Raffaele Argirò.
Il reparto consta di due medici fisiatri: oltre ad Argirò il dott. Antonio Mileto, e 18 fisioterapisti, che si occupano della riabilitazione di ogni tipo di danno, sia dovuto a trauma sia a patologie.
La novità è che dall’inizio del 2014 è disponibile, all’interno dell’Unità, il primo centro pubblico calabrese per la riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico. Ne esistono infatti altri, ma quello di Locri è l’unico in una struttura pubblica al quale si accede gratuitamente o con il ticket.
In molti non sanno che i muscoli perineali e del pavimento pelvico regolano la capacità di “tenerla” cioè di trattenere la pipì. L’ipotrofia (eccessiva rilassatezza o incapacità di contrazione) di questi muscoli produce incontinenza urinaria più o meno grave, con immaginabili conseguenze per la vita sociale dei soggetti.
Le cause di questa incapacità di contrarre adeguatamente i muscoli che regolano la minzione sono numerose e molteplici: dal parto e le sue conseguenze (come incisioni, punti, ecc.), al diabete, all’obesità, a infezioni o cancro alla prostata. In genere chi ha un addome gonfio e tende ad assumere una postura scoliotica, diminuisce il tono dei muscoli perineali e del pavimento pelvico. Ne soffrono molte più persone di quanto si creda, i sintomi sono facilmente osservabili: perdite durante la tosse, o uno starnuto, se si solleva un peso, se si ride, fastidiosa aria in vagina, dolori durante l’atto sessuale.
Il centro è nato dalla spinta ispiratrice del dott. Franco Stefanelli che ha trovato nel dott. Antonio Mileto un orecchio pronto all’ascolto, il quale ha proposto a dei fisioterapisti dei master di aggiornamento specifici per l’apprendimento dell’uso di uno strumento che si chiama Biofeedback che è assolutamente centrale all’interno dei cicli di terapia di recupero. I fisioterapisti sono Mimmo Bonavita e la dottoressa Rosa Patti, che lavora esclusivamente sulle pazienti donne.
Molti hanno pudore di dichiarare questi sintomi, e tendono a usare un pannolone, con evidenti disagi. Molti altri non sanno neanche che esista una terapia riabilitativa che li può liberare dal pannolone. Bisogna plaudire alla lungimiranza del dott. Tonino Verbena, che ha scoperto il centro di rieducazione muscolare, inviando tutti i suoi pazienti operati di adenocarcinoma prostatico, presso il dott. Mileto, tanto che in una fase iniziale c’era una maggioranza di pazienti donne, mentre oggi gli uomini sono in quantità maggiore.
“Ciò che vogliamo far capire e portare all’attenzione delle persone, ma soprattutto ai medici di base - sostiene il dott. Mileto - è che, in condizioni in cui non ci siano danni neurologici o patologie per le quali sia necessaria l’assunzione di farmaci, la rieducazione dei muscoli del pavimento pelvico è una terapia che migliora nettamente la qualità della vita, e in alcuni casi porta alla remissione totale dei sintomi”.
I cicli durano qualche mese, e i pazienti devono impegnarsi a fare “i compiti a casa”, ma volete mettere la gioia di poter scoppiare a ridere senza paura di farsela sotto?
Naturalmente le sedute sono mono-paziente, discretissime, con un bagno accanto all’ambulatorio. Le condizioni di lavoro non sono quelle dei celebrati ospedali del Nord, dove ci si può recare avendo un’ora buca a rimirare i pesci nell’acquario della sala d’attesa, ma sono il frutto di dedizione, passione, tenacia da denti di ferro di medici e fisioterapisti che non hanno niente da invidiare ai “medici in prima linea”.
L’ambulatorio è infatti ricavato da un ufficio, poi passato a Siderno, che è stato letteralmente conquistato da questo manipolo di dottori il cui carburante è la guarigione dei loro pazienti.
Una ragione in più per non chiudere quest’ospedale, anzi, per potenziarlo, non già con costosi acquari d’acqua salata, ma con apparecchiature funzionanti, più personale e più preparato, in grado di dare più speranza e dignità ai pazienti, ma anche ai medici.

Autore: 
Lidia Zitara
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