Pensavo fosse amore, invece era tutt’altro o… nulla!

Mer, 23/09/2020 - 19:30
Calabrese per caso

Ci siamo sbracciati in questi giorni rincorrendo ogni notizia, o abbiamo spulciato le news algoritmiche dei nostri dispositivi per vedere la notizia del momento, quella che avrebbe potuto garantire la nostra tranquillità o, forse, la nostra indolenza, sperando che non si trasformasse in nuovi happening da paure. Invece, come leggiamo dovunque, sembra che il clima di ossessivo parossismo non muti nonostante, pur comprendendo i timori, la vita scorra ogni giorno in altri luoghi senza minacce di steccati o barriere e senza etichette da imporre a nessuno. Io credo che se rileggessimo i commenti di qualche mese fa e se avessimo l’onestà intellettuale di riflettere su cosa si è scritto nella palude del pensiero seminato nei post di vario genere e collocazione, dovremmo rimanere a dir poco sconcertati. Non solo per il senso di paura diffuso e distribuito nei mesi trascorsi, che cozza contro quel minimo di dignità che dovrebbe farci reagire come persone coscienti e capaci di distinguo e di affrontare ogni problema della vita con chiarezza e serenità di idee, ma per la gratuità molto spesso di expertise socio-politico-sanitarie che nascono dalla trasformazione di ognuno di noi in un esperto, un onniscente portatore di verità, la propria, che va oltre il riconoscere anche la dignità dell’altro. Gli ultimi eventi che riguardano lo sbarco di migranti non sono gli unici da considerare. Al di là delle politiche migratorie e di accoglienza che di politico, in termini di capacità di gestione, lasciano molto a desiderare da Roma a scendere, è il diffondere paure e angosce ancora una volta che, seppur parte di una giusta e comprensiva preoccupazione, non possono trascendere dalla necessità di affrontare una emergenza, per quello che è e al netto delle ormai chiare evidenze scientifiche. Lo spostamento o la minaccia, ancor peggio, di assumere posizioni, se non provvedimenti radicali, denota solo una via semplificata per aggirare l’assenza non solo di progetto, ma anche di volontà precise di assumere responsabilità nel decidere come e in che misura governare un fenomeno. Un atteggiamento, in verità, non nuovo, e che si somma a modi e termini di condotta che non sono solo rinvenibili nella tradizione politica calabrese, ma di cui esempi nazionali hanno di certo ispirato nel tempo e, al meglio, le leadership regionali. Ma non solo. In questa ridda di chiacchiere più o meno serie e più o meno minacciose si risolve la credibilità di chi ha scelto, spero liberamente, di condurre i destini di una regione che ha bisogno di vivere e che non può credere ogni volta di sfuggire alle difficoltà o alle emergenze cercando di trovare la strada più semplice e meno impegnativa. Ogni fenomeno e ogni emergenza vanno gestiti per consentire alla comunità di continuare a vivere il proprio quotidiano, per produrre e per crescere. Per fare questo bisogna dare fiducia e dimostrare serenità nel decidere e ragionevolezza nel disporre di provvedimenti che non possono andare oltre i poteri conferiti o il buon senso… anche politico. Considerare la paura uno strumento per governare o per giustificare scelte di disimpegno non credo sia argomento sul quale realizzare un senso etico o per dimostrare amore per il prossimo e per la propria terra. Ci riduciamo a essere censori senza richiesta degli altri, e ci allontaniamo da quel senso di comunità che dovrebbe prevalere per solidarietà e anche per serietà in barba a ogni spot che pontifica il contrario. Serietà e credibilità nascono da amore per la propria terra e per il vicino lontano, e non da interessi a tutelare posizioni o rendite di comodo, perché ancora una volta prevarrebbe la colpa altrui, piuttosto che non la responsabilità delle nostre debolezze o la volontà di riconoscere i nostri profondi limiti.

Autore: 
Giuseppe Romeo
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