Pero gamba curta di Ciminà

Mar, 21/01/2020 - 20:00
I Frutti dimenticati

Dal mese di giugno del 2019 fino alla fine di agosto sono ritornato varie volte nella contrada Vignale del comune di Ciminà per verificare la possibilità o meno che un pero, seguito nel percorso di maturazione dei suoi frutti per due mesi, fosse in effetti la varietà Mangia e Mbivi, di cui si sono perse le tracce ormai da anni, forse perché ormai estinta.
C’è stato uno scambio di informazioni continue tra Filippo Zucco di Ciminà e suo padre, indirizzate a Sebastiano Giorgi, di San Luca, che aveva ormai mitizzato il frutto del Mangia e Mbivi, di cui ricordava la descrizione sia della forma sia del gusto da parte della madre.
La mamma di Sebastiano era morta ormai da tanto tempo e non era possibile più utilizzare il suo giudizio, per cui era obbligatorio rivolgersi a quello del gentilissimo Giuseppe Grenci, di Ardore, che ama i frutti dei peri più di altri e che di essi ha una collezione notevolissima.
Sebastiano fotografò un frutto e lo portò in visione a Franco Bruno, di contrada Schiavo, ad Ardore, proprietario di una pianta distrutta da un incendio in contrada Potito, che diede un giudizio incerto, mentre Filippo portò un frutto a Grenci che risultò un po' perplesso.
L’ultima parola a riguardo toccherà a Natalino Zuccalà, di Ardore, che, in contrada Notaro, aveva innestato una Muzzica e Mbivi di Ardore sfiorata da un incendio, che solo di recente ha ripreso a vegetare; aspettiamo che fruttifichi, mentre frattanto utilizzeremo di essa qualche innesto finalizzato al salvataggio.
Durante tali incontri, anche nei pressi dei peri in contrada Vignale di Ciminà, dove con ansia aspettavamo la maturazione dei frutti a partire da giugno, su un pero non lontano da quello sotto osservazione, notai dei piccoli frutti dalla grazia infinita e allora chiesi a Filippo di che varietà si trattasse ed egli cominciò a illustrare la loro particolarità aggiungendo che, a maturazione, diventano insuperabili nel gusto e nella fragranza.
Prima ancora che maturassero, cominciammo a fare delle indagini sul nome a partire dai primi di luglio, ma nessuno, a Ciminà, sapeva come si chiamassero, neppure il papà stesso di Filippo, che da sempre ha fatto l’agricoltore e, allo stesso tempo, è esperto e molto attento alle essenze del territorio, e che in precedenza ha saputo dare delle indicazioni sul nome di altri peri.
A questo punto è stato necessario rivolgersi nelle aree circostanti per avere delle annotazioni.
Personalmente mi rivolsi a Natalino Zuccalà, di Ardore, che non vedendo i frutti, che fra l’altro sono delicatissimi e di veloce deperibilità, non poteva definire la caratteristica solo con la descrizione che gli avevo fatto per telefono.
Filippo domandò a contadini di Cirella e a qualcuno di Antonimina, ma nessuno sapeva denominarli, per cui effettuai delle foto e cominciai a diffonderle tra i miei amici esperti del territorio della Locride a ridosso di Ciminà e qualcuna la mandai a Giuseppe Grenci, che mi rispose anche con dettagli, aggiungendo che la sua famiglia aveva avuto, in passato, un appezzamento di terra a ridosso di contrada Varraro, all’incrocio di tre comuni della zona, Benestare, Careri e Bovalino, importante nel periodo bizantino per la presenza del monastero di San Teodoro, individuato di recente in seguito alla costruzione del gasdotto.
Infatti il prezioso manufatto di periodo bizantino veniva menzionato da una leggenda popolare che collocava erroneamente dei fatti nel XVI secolo, nel periodo degli attacchi dei pirati turchi, che partivano per le loro incursioni dai loro domini in Africa settentrionale.
Invece il riferimento più giusto, dal punto di vista storico, deve essere attribuito agli attacchi degli arabi che, a partire dal X secolo, attaccavano dalla Sicilia la Calabria bizantina.
La salvaguardia dei preziosi resti del manufatto bizantino è stato possibile grazie alla vigilanza di archeologi che hanno osservato i reperti emersi dagli scavi su tutto il percorso del gasdotto.
Grenci mi ha saputo denominare il preziosissimo pero, a rischio estinzione, che pertanto bisogna diffondere, chiamato Gamba Curta, perché è dotato da un peduncolo appena accennato.
La sua forma è quasi perfettamente sferica, di piccola pezzatura, soffuso di un lievissimo colore rosato che, a maturazione, nell’ultima decade di luglio, diviene molto aromatico e fragrante.

Autore: 
Orlando Sculli
Rubrica: 

Notizie correlate