Platì frontiera democratica della Locride

Sab, 19/04/2014 - 10:48

Il prossimo 26 maggio si voterà anche a Platì, il cui consiglio comunale è stato sciolto, più volte, per mafia. La “politica” fugge dai paesi come Platì ritenendo che tutto possa essere derubricato in una questione di ordine pubblico. è vero l'opposto.Platì è uno snodo fondamentale di una frontiera ideale. Se oggi considerassimo persa Platì o S. Luca domani dovremmo rassegnarci a perdere la Locride, Reggio, la Calabria. C'è una linea ideale lungo cui si combatte ogni giorno. La posta in gioco non è “Platì” perché su questa frontiera  si sta combattendo una battaglia in difesa della Costituzione. L'Italia “una ed indivisibile” comprende Platì  ed  ogni centimetro di questa frontiera è sacra. è vile arretrare anche di un metro. Se oggi qualcuno considera Platì territorio “nemico”, domani la Calabria intera avrà lo stesso trattamento. Parafrasando i Rosselli «Oggi a Platì, domani in Calabria». A febbraio del 2011, insieme a Pasquino Crupi abbiamo percorso Platì in lungo ed in largo parlando con la gente del paese. Da quella esperienza e da altre successive è maturato un “sogno”: la  presentazione di una lista di candidati plateoti che abbia per simbolo il volto di Giovanni Trimboli e sovrimpressa la scritta “14 novembre 2003”. Giovanni era un giovane di Platì che teneva la sua mandria  sui monti. Era un pastore. Dopo un autunno piovoso arrivò l' inverno. Una bufera di freddo e di neve si abbatté sui paesi aspromontani. Platì sembrava sprofondare sotto un cielo che si andava abbassando sempre di più,  la montagna diventava bianca mentre la tormenta sembrava demolire le case. Il torrente si andò gonfiando. Giovanni pensava alla sua mandria in pericolo ed era in ansia per le sue bestie. Così ha deciso di sfidare la bufera e  inerpicandosi sulla montagna, raggiunse la  mandria. Un pastore  sa qual è il suo dovere. Trimboli è un calabrese tenace che non teme  il sacrificio ed il rischio estremo quando ciò è necessario. è un uomo di Platì che  coniuga l'abitudine alla fatica con la fierezza e il coraggio.  Sopraggiunge la sera e gli alberi si piegano sotto il peso della neve. Le temperature calano verticalmente. La tormenta non si placa. Giovanni Trimboli resta con le sue bestie. Lo troveranno morto assiderato. Una statua di ghiaccio, autentico “cavaliere del lavoro” in un mondo che non riconosce gli eroi di questo immenso esercito di calabresi senza nome e né storia.. Probabilmente se fosse sopravvissuto sarebbe emigrato, oppure lo avrebbero arrestato quel 14 novembre del 2003. Un giorno in cui agli orrori dei sequestri di persona operati dalla ndrangheta si unisce il grave errore dei “prigionieri” di stato. C'è un filo rosso che collega l'umile storia di Giovanni Trimboli, l'emigrazione di massa, e   gli arresti  del 2003. Quel giorno di  profondo autunno -  non solo stagionale - mille militari circondano Platì e all'alba muovono all'assalto. Circa centocinquanta arrestati, perquisizioni a raffica, pianto di bimbi, grida di donne. Il giorno dopo i giornali e le televisioni di tutto il mondo ne parlano, persino la BBC e il N.Y Times. Dal punto di vista mediatico il colpo ha fatto “centro”. Tre anni dopo il gup condanna solo 8 persone e rinvia a giudizio altre diciannove. Che significa ? In quella retata sono stati portati in carcere  oltre cento cittadini completamente innocenti. Platì ne esce a testa alta, ma nessuno fa l'autocritica. Successivi gradi di giudizio smonteranno ancora le ragioni di quella retata ma l'onta consumata a Platì si riverbera sulla immagine della Locride, e della Calabria. Così non si “libera” Platì, la si perde,  perché un paese occupato non è un paese liberato.  Quanto sarà costata l'operazione, la detenzione, i processi, gli avvocati, i risarcimenti? Non meno di tre, quattro milioni di euro spesi per infliggere  uno sfregio alla Calabria e una debacle per lo “Stato”. L'operazione di polizia si colloca su una linea storica che sta alla base della moderna “questione meridionale”. Molti anni fa i bersaglieri, dopo aver sconfitto una banda di briganti, marciarono su Platì con le testa del Mittica infilzata ad una baionetta. Lo Stato nel Sud non ha mai saputo prendere le distanze da quella linea di intervento, intercalando l'impunità per i forti a momenti di repressione di massa. Noi non vogliamo e non dobbiamo regalare Platì alla ndrangheta. La nostra Platì è quella di Giovanni Trimboli quella dell'ex sindaco comunista Ciccio Prestia o del sindaco democristiano De Maio, barbaramente uccisi  senza mai avere giustizia. L'antitesi non può essere tra repressione e abbandono; tra giustizia sommaria e rassegnazione senza speranza., tra civiltà e razzismo. C'è un terza via ed è quella  “politica”. Oggi la “politica” fugge da Platì o ci va di notte e a fari spenti, per chiedere voti. Metodi che non hanno niente a che vedere con l'impegno politico ed ideale. Ovviamente non ci sarà nessun simbolo “Giovanni Trimboli” e nessuna lista con la scritta “14 novembre 2003” perché, in Calabria, la politica è in “sonno” e  i “politici”,  non hanno la statura degli uomini come Giovanni Trimboli  che hanno il  coraggio di scalare le montagne e sfidare la bufera.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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