Porto di Gioia Tauro, gli amministratori dovrebbero risarcire i giovani calabresi

Dom, 08/02/2015 - 16:09

Una causa milionaria dovrebbero intentare i giovani calabresi contro gli amministratori e lo Stato italiano. Il motivo? Presto detto: il danno per la perdita di opportunità. Ci riferiamo al porto di Gioia Tauro e alle politiche adottate in merito a questo potenziale vulcano di posti di lavoro, innovazione, profitti e professionalità. La causa intentata dalle giovani generazioni sbancherebbe, sarebbe come fare un terno al lotto. Gli spetterebbe un risarcimento milionario.
Il danno che stanno subendo i calabresi, ma con loro l’Italia dello sviluppo e dell’impresa, è legato al destino e alle politiche riguardanti il molo reggino. L’inerzia della classe politica e il pressapochismo con cui questa situazione è stata affrontata e continua a essere trattata sono responsabili del fallimento e del degrado che ne conseguono.
Il molo di Dio, come sulle pagine di questo settimanale lo abbiamo ribattezzato, ha le potenzialità ma non si applica, sarebbe questa la valutazione di metà semestre di qualche anziana professoressa sul porto. Un fuoriclasse ma solo su carta.
A impedirne il salto di qualità, quell’ottimo che tanto agogna, sono molti fattori. Le politiche scriteriate, la mancanza di infrastrutture adeguate a fargli da supporto, una leadership competente. Non si vuole veramente che il primo porto italiano per la movimentazione di container riesca a decollare. Non c’è nessun segnale che porti a pensare che i politici vogliano che quei container tocchino terra calabrese, che vengano aperti sul suolo nostrano e che i componenti al loro interno siano riassemblati dalle esperte mani dai nostri operai specializzati. Qualcuno leggendo i numeri, 3.000.000 di teu movimentati ogni anno nelle acque più profonde d’Italia, 18 m dal pelo dell’acqua, potrebbero essere già un grande affare. E invece è proprio in quei milioni di teu che attraccano e passano su altre navi, senza mai entrare in contatto con la Calabria, che sta il vero danno nei confronti della Calabria, ma anche dell’Italia e dello sviluppo. Tempo fa parlando con un professore dell’Università Federico II di Napoli, Ennio  Forte mi disse: «Pensa che un container aperto vale 40 volte per uno in transito», sottolinea con il suo accento partenopeo e con il pragmamatismo che lo contraddistingue, «sia in termini di operai necessari sia di guadagno logistico. Per un container in transito sono necessari solo due operai, mentre su uno aperto lavorano anche 40 persone. E allora, questa è la scommessa».
Qui si gioca la partita vera, quella che potrebbe provocare la ripresa del Sud e fare da motore anche al Nord. Riuscire a giocarsi la partita della crescita della logistica e dei servizi a valore aggiunto è ciò su cui si deve impuntare la politica calabrese. Oliverio & Co. non possono prescindere dal porto e devono porre rimedio ai danni politici perpetrati nei confronti dell’unica infrastruttura degna di questo nome in Calabria. Danni in termini di taglio dei trasporti, in mancanza di collegamenti, in mancanza di investimenti e di attrattiva.
Servivano più collegamenti su ruota e i treni sono stati dimezzati, serviva una seria progettazione industriale intorno al porto, mentre è lì mandato in avanscoperta da decenni e abbandonato al suo destino. Lui attende i rinforzi ma questi non arrivano. Lui non perde le speranze ma per quanto ancora?
Giovedì è apparso un articolo con la solita litania della Zes come soluzione indispensabile e non più procrastinabile dello sviluppo di Gioia Tauro. Ma la defiscalizzazione non è la risposta, almeno non da sola. Se prima non si insediano le infrastrutture necessarie ad attrarre investitori e non si ottiene un polo efficiente nelle operazioni di logistica e Vas non ha senso combattere per la Zes.
C’è anche un problema ulteriore, una volta risolto il quale, però, probabilmente anche gli altri verrebbero meno. La guida strategica di questa arteria economica della Regione. Il posto del presidente dell’autorità portuale a Gioia Tauro dev’essere affidato ad una persona che sappia dove mettere le mani, quali siano i bisogni. I presidenti delle authority portuali sono una pedina fondamentale per la competitività degli scali, devono agire come dei veri e propri manager alla guida di un’azienda. In quanto dirigenti, la loro competenza e il loro spirito di iniziativa sono elementi indispensabili per il successo o l’insuccesso dell’impresa che conducono.  
Il Ministro Lupi non si può permettere che il molo Calabria diventi un altro caso Sardegna, non può permettere che quel ruolo diventi solo una poltrona per qualcuno. Non ce lo possiamo permettere, e la nuova giunta deve fare in modo che non succeda. La selezione di questo presidente deve avvenire per meriti, deve essere trasparente.
Ci devono risarcire del danno provocato finora.

Autore: 
Eleonora Aragona
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