Prof. Romano uomo di scuola

Lun, 12/10/2015 - 17:18

La notizia della morte del prof. Michele Romano, l’anziano professore medaglia d’oro della Pubblica Istruzione deceduto a Locri, arriva di prima mattina in un tam-tam che si protrae per diversi momenti grazie alla lunga lista di amici e uomini di scuola (docenti, personale di segreteria e collaboratori scolastici) che, in ruoli diversi, hanno conosciuto l’uomo dei mille contatti e dell’infinita disponibilità. Un vero filantropo che sapeva magistralmente coniugare professionalità e amicizia e che, oggi, diremmo “uomo d’altri tempi”.
L’ho conosciuto 35 anni fa nella scuola elementare di Guardavalle che, allora, comprendeva la direzione didattica del centro storico catanzarese e le frazioni di Sciordillà ed Elce della Vecchia, dislocate nella montagna che si inerpica verso l’altopiano delle Serre.
“Un uomo d’altri tempi” il prof. Michele Romano lo era, anche, allora. Con l’inseparabile compagna della sua vita, la maestra Giuseppina Mosca, raggiungeva ogni mattina puntualmente la direzione didattica dove lo aspettava la sfilza di problemi che sapeva affrontare, con calma serafica, nella sua veste di vicario esercitata per lunghissimi anni con i vari direttori didattici, oggi dirigenti, che si sono succeduti alla guida della popolosa comunità scolastica di Guardavalle.
L’anno che l’ho conosciuto, la scuola stava vivendo, come oggi, un lungo travaglio di riforma (si stava prospettando il passaggio nelle scuole elementari dall’insegnante unico al team che la Legge del 1985 avrebbe gradualmente inserito nel modulo organizzativo della scuola di base). Come oggi, anche allora, la riforma è stata preceduta da un reclutamento massiccio che, diversamente da oggi, però, ha significato un vero e proprio turnover, con l’entrata in campo di una leva di insegnati tra i 20 e i 30 anni che la scuola italiana non conoscerà mai più.
In questo contesto di ingresso massiccio di giovani leve nelle aule ho avuto modo di apprezzare le doti umane e professionali del prof. Michele Romano. Eravamo, in pratica, una vera e propria schiera di ventenni freschi di studi e completamente digiuni di didattica sul campo. E il prof. Michele Romano, nel suo ruolo di vicario, ci dislocava nei vari plessi con accortezza in modo tale da conciliare l’entusiasmo giovanile con la missione educativa-formativa al servizio dei ragazzi. L’accortezza era talmente studiata che, anche, il tutor assegnatoci per l’anno di prova, rispondeva a requisiti di esperienza e di gioventù: un tutor-ponte che, nel caso mio e di un folto gruppo di neo-ammessi a seguito del concorso del 1981, ci ha letteralmente introdotti alla pratica del “fare scuola” (si trattava del prof. Giglio Demasi, oggi dirigente scolastico a Soverato). Ricordo l’abilità di affidarci, per esempio, la novità dell’introduzione nella didattica della matematica del calcolo binario e dell’uso dei regoli facendo perno, soltanto, sulla nostra giovanile predisposizione ad accogliere le innovazioni che facevano capolino nella scuola riformata degli anni ’80. Ma l’elenco sarebbe veramente lungo e il rischio di sforare l’ampiezza del pezzo mi frena nel racconto.
Ma il tratto che più mi ha colpito, in quella prima esperienza di insegnante, è stato l’incontro con un vero uomo di scuola come il prof. Michele Romano. Sono stato attratto principalmente dalla sua naturalezza nell’affrontare i problemi di una scuola, oggettivamente difficile in quanto dislocata su un vasto e impervio territorio. Quando noi principianti alle prese con la “cattedra” avevamo un problema, la soluzione era a portata di mano: il prof. Romano!
Allora non era, ancora, arrivata l’era dei computer e dei telefonini, ma il mezzo “risolva problemi” era quel telefono con la rotella poggiato nel suo ufficio della Direzione Didattica di Guardavalle. E, quanto, il telefono era insufficiente, la macchina di ognuno di noi era a disposizione per raggiungere il Provveditorato di Catanzaro in Viale dei Normanni. Il prof. Romano raccoglieva le sue carte e non c’era impiegato del Provveditorato di Catanzaro, dal personale di portineria al Provveditore in persona, che non lo accogliesse con quel saluto caloroso e familiare che gli era congeniale. Non c’è uomo o donna di scuola che ha lavorato con il prof. Michele Romano che non si sia servito della sua disponibilità e del suo prodigarsi disinteressato per il bene della comunità scolastica a lui affidata. Non ha mai inseguito la carica dirigenziale, ma il prof. Michele Romano i galloni li ha saputo meritarseli sul campo e lo attestano i numerosi riconoscimenti che, sicuramente, la maestra Giuseppina Mosca e i suoi figli custodiranno gelosamente e riservatamente, come loro costume, a perenne ricordo del loro amatissimo congiunto.
Quell’uomo di “altri tempi” ha concluso il suo ciclo terreno lasciandoci testimoni di immensa riconoscenza. Ci ha lasciati da “uomo d’altri tempi” e, oggi, un’altra bandiera della scuola calabrese si ammaina inchinandosi.

Autore: 
Vito Pirruccio
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