A proposito di sepolture

Dom, 24/11/2019 - 16:30

…Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
mori e fu sepolto…
È un brano tratto dal Credo. Preghiera simbolo, atto di fede della tradizione Cristiana di cui, come Italiani, siamo intrisi, a prescindere dal rapporto che individualmente abbiamo con il cattolicesimo e la sua dottrina.
Gesù muore, l’atto successivo e immediato è la sepoltura.
Ci sono però le norme, i codici, che ci indicano come si fa. Sono norme e codici sovrapposte alle Leggi fondamentali degli esseri umani. Possono subire variazioni nel tempo e in virtù di circostanze contingenti.
Nel Credo e nei valori Cristiani, così come nei valori universali degli Uomini, restano immodificabili. “…morì e fu sepolto…”. Perché con la degna sepoltura si conclude il passaggio terreno, per i Cristiani, la vita, per gli agnostici.
È così che l'hanno interpretata la triste incombenza della sepoltura, due Sindaci, sottoposti alle stesse norme e codici degli Amministratori di Caulonia.
Due Uomini, diversi per formazione, credo politico, anche per stile, che più diversi non si può. Ma uniti dal valore universale dell’Umanità uno, e da questi valori e dal “Credo” l’altro, che impongono lo stesso rispetto umano per chi, dopo essere stato Donna o Uomo, oggi diventa cadavere.
“…morì e fu sepolto…”
Beki Moses, 26 anni, donna, africana, prostituta, in possesso del documento d’identità, rilasciatole dall’allora Sindaco di Riace. Unico elemento che faceva di lei una Persona, altrimenti due volte “diniegata”, quindi da espellere in quanto indesiderata in un Paese in cui un leader politico non perde occasione, nei suoi comizi, di esibire un rosario e baciare la croce del Cristo.
Muore bruciata viva, come le streghe del Medioevo. Come il Cristo sulla croce.
In prefettura, dove sanno tutto su come cancellare Consigli Comunali, non sanno a chi tocchi seppellirla. Sarebbe stato più facile se il rogo avesse lasciato solo cenere, ma si è spento prima. Resta un cadavere. Non è stato necessario chiedere a nessun ente, Prefettura in testa, di trasferire la salma a Riace.
Nessuno voleva farsi carico della sepoltura.
La cassettina di legno con quello che rimaneva del corpo di Beki era stata abbandonata all'obitorio dell'ospedale di Palmi.
Ed è a questo punto che, in assenza di codici e norme, interviene il Sindaco di un paesino della Locride profonda.
Fa l'Amministratore nel rispetto della legge universale dell’umanità che impone, non al burocrate ma all’uomo, di Governare.
Con una cerimonia semplice, alla presenza di un Sacerdote e di un Imam, Beki viene finalmente seppellita nel Cimitero di Riace.
Il Mare Mediterraneo è diventato, nel corso di questi decenni, la tomba per decine di migliaia di esseri umani. Dopo la pacchia della traversata del deserto e la permanenza nei lager libici, molti sopravvissuti provano l’ebbrezza di una crociera attraverso il braccio di mare che li separa da quella che, nel loro immaginario, è la terra nella quale provare a dare un senso alla loro vita e a quella dei loro figli. Alcuni riescono ad attraversarlo nelle povere e rabberciate imbarcazioni nelle quali vengono stipati come le bestie. I più non sopravvivono e vengono inghiottiti dalle onde paurose e buie del mare in tempesta.
A volte il mare restituisce quel che resta di qualche corpo. In base ai codici e alle norme sono delle rogne, non esseri umani per i quali spendere qualche lacrima. È quello che accade nell'estate del 2017. All'epoca ci fu una specifica richiesta a tutti i comuni da parte della prefettura alla quale il Sindaco del tempo di Marina di Gioiosa Ionica, che fa l'Amministratore per Governare il suo paese, decide di rispondere alla Legge suprema della umanità che impone, forse non in perfetto accordo con le norme e i codici, una decorosa sepoltura a quei resti appartenuti a due esseri umani dei quali non si conoscerà mai il nome, la nazionalità, la famiglia che li ha persi.
Dopo una semplice e toccante cerimonia funebre, alla presenza di un Sacerdote e di un Imam, i due corpi vengono seppelliti nel Cimitero di Marina di Gioiosa, che li ha accolti come si fa con i propri figli.

Autore: 
Isidoro Napoli
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