Reggio 1970: i perché di una Rivolta

Dom, 02/08/2020 - 13:00

Il 14 luglio del 1970, cinquanta anni fa, iniziava la Rivolta di Reggio Calabria: un fatto unico, per durata e intensità, non solo nella storia dell’Italia Repubblicana, ma anche dell’intera Europa occidentale. Nonostante sia trascorso mezzo secolo, i Moti di Reggio non sono stati ancora consegnati alla Storia né costituiscono memoria condivisa del popolo e delle Istituzioni; infatti, anche in questa occasione, sono stati due i Comitati che si sono assunti l’onere di ricordare questo anniversario: un comitato voluto dal Comune e uno, nella forma del coordinamento, promosso da numerose associazioni riconducibili all’area politica e culturale del Centrodestra reggino. Nel quadro delle manifestazioni organizzate da questo Coordinamento, è stata presentata una tesi di laurea presso l’Hotel Torrione. Il giornalista Giuseppe Caridi ha coordinato il dibattito, intervistando la neodottoressa che ha avuto la possibilità di esporre il suo lavoro e gli altri relatori, prima di dare la parola al pubblico che ha partecipato in modo attivo e, a volte, anche appassionato.
La neolaureata in Scienze Storiche, Francesca Sidari, ha trattato la Rivolta secondo il metodo scientifico dello studioso di Storia, cercando di capire il senso degli avvenimenti e le cause dell’importante fatto storico. In oltre 220 pagine ricostruisce i fatti di cronaca, riporta i documenti dell’epoca, alcuni articoli dei giornali italiani e stranieri, le dichiarazioni di leader politici, sindacali e dell’Arcivescovo dell’epoca, Monsignor Giovanni Ferro, che svolse un delicato e importante ruolo di mediazione secondo la sua funzione di Pastore della Chiesa reggina. Francesca Sidari giunge a una precisa conclusione che riporta nel titolo del suo ottimo lavoro, che si spera venga presto pubblicato: “Un popolo in rivolta: Reggio Calabria 1970”. Fu rivolta di popolo, quindi, e non azione di sovversivi o di teppisti. Nell’affollata riunione questa tesi è stata ribadita da tutti gli interventi: dal sottoscritto, che ha considerato in modo particolare la rappresentazione che i media davano della protesta: una versione tesa a stroncare l’azione popolare attraverso la menzogna e la criminalizzazione; da Mimmo Gangemi, che ha ricordato quelle giornate per poi affrontare le difficoltà che vive oggi la Città; da due esponenti di primo piano “dell’Evento”, Fortunato Aloi e Renato Meduri, che non si sono limitati a ricordare quel periodo, ma hanno a lungo affrontato con la passione di sempre le questioni politiche che riguardano l’attuale vita cittadina, a cominciare dalle imminenti elezioni comunali. Tra i tanti aspetti considerati e quelli ancora da approfondire (chissà che Francesca Sidari non voglia proseguire lo studio del periodo “post Rivolta” con nuovi approfondimenti) vi è un elemento che permette di capire il senso di questi eventi: fu rivolta di popolo basata non solo su motivazioni di tipo economico ma anche, e forse soprattutto, su una questione identitaria. Forse fu questo l’elemento che spiazzò la Sinistra, che di solito guidava le proteste popolari. A Reggio il disagio economico e i valori identitari trovarono una voce nel MSI non solo perché gli altri partiti abbandonarono il campo: forse nell’essenza di questa rivolta, di questo popolo, ma il discorso vale per tutto il Sud, e nell’essenza della Destra italiana, vi era una similitudine molto forte che poteva aprire ben altri scenari e sconvolgere il sistema politico italiano, i rapporti tra maggioranza e opposizione; elementi dello stesso sistema politico, il cosiddetto Arco costituzionale, che escludeva il MSI. L’incontro ha avuto il merito di dare risalto al lavoro di una giovane studiosa che ha contribuito a storicizzare quell’Evento: passaggio necessario per capire molto dell’attuale situazione di Reggio e di tutto il Sud, ma è stata anche l’occasione per un confronto nell’area del centrodestra che ha discusso del passato e del presente. Il tempo dei Moti di Reggio è lontano e molto è cambiato nella politica italiana, ma rimane la necessità di dare voce al disagio e affrontare i gravi problemi della Calabria e dell’intera nazione. Le forze politiche, a volte, sembrano ripiegate su sé stesse, mentre il potere decisionale spesso non è nelle Istituzioni democratiche, quando non è all’estero. La complessità contemporanea richiede riflessione, approfondimenti culturali sul passato e sul presente: il lavoro di Francesca Sidari costituisce un importante tassello nella ricostruzione veritiera di quell’Evento che, consegnato alla Storia, incide ancora oggi.

Autore: 
Giuseppe Giarmoleo
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