Samo: Bonfà continua a denunciare la presenza delle vacche sacre

Sab, 06/06/2020 - 11:00

Bruno Bonfà non si arrende e continua a denunciare la presenza di “vacche sacre” all’interno della sua azienda agricola sita in agro del Comune di Caraffa del Bianco e Samo in Provincia di Reggio Calabria.
Bonfà ha inviato questo pomeriggio un lungo e articolato comunicato, indirizzato a diversi organi di stampa locali, nel quale, tra l’altro, afferma: «A tutt’ oggi, non si comprende come gli elementi indiziari e probatori forniti alle competenti autorità giudiziarie relativamente all’ omicidio del Padre dello scrivente, ai sequestri di persona ed al fenomeno persistente delle vacche sacre sul territorio non siano stati presi in adeguata considerazione Emerge una sola preoccupazione: l’allarme sulla presunta strumentalità delle denunce presentate da parte dello sottoscritto, ma senza menzionare la documentazione anche fotografica e peritale già agli atti presso la Procura della Repubblica di Locri e presso l’Ufficio del Sig. Commissario Straordinario del Governo ex L.44/99 e neanche le sentenze emesse da parte del Consiglio di Stato in accoglimento della domanda dello scrivente. Parimenti, permangono ancora gravissime e prive dell’assicurazione delle responsabilità le circostanze e le motivazioni che portarono nel 2010, alla sospensione dell’abbattimento di queste “Vacche sacre”».
Bruno Bonfà aggiunge: «Purtroppo, oggi mi trovo privato di qualsiasi possibilità di difesa personale e di azione diretta a raccogliere ulteriori prove della persistenza del fenomeno “vacche sacre “sul territorio di mia proprietà, essendo stato sospeso il servizio di scorta. Attualmente mi sto battendo affinché venga correttamente determinato l’adeguato sostegno ex L.44/99, riconosciutomi da ben due sentenze emesse da parte del Consiglio di Stato che hanno messo in rilievo la grave inadeguatezza della relazione di stima del danno», sul punto evidenziando che «si tratta di un’annosa battaglia giudiziaria che richiama la gravissima condizione in cui versano le imprese e le famiglie colpite da eventi mafiosi, criminali che attendono da tempo il relativo sostegno da parte dello Stato».
«È inammissibile – prosegue - che le imprese e le famiglie dopo essere state colpite da tali eventi mafiosi e criminali debbano anche attendere oltre un ventennio perché gli venga riconosciuto un parziale indennizzo del danno subito: è una linea di condotta che conferma la questione inerente alla disparità relativa alle garanzie assicurate al malaffare e l’abbandono dell’impresa e/o famiglia colpita: non solo, ma accade anche, a causa di gravi inadeguatezze investigative, che gravi fatti denunciati sono anche intesi quali fatti strumentali ai danni dello Stato».
«Confidando nella corretta amministrazione della Giustizia e deciso a far emergere la verità oggettiva dei fatti ed accadimenti di cui sono stato e sono tutt’ora vittima – conclude Bruno Bonfà - in data 14.05.2020 ho presentato denuncia presso la Direzione Nazionale Antimafia corredandola di ulteriore documentazione fotografica attestante la presenza ancora oggi persistente del fenomeno delle “vacche sacre “e fornendo le indicazioni della documentazione, da tempo depositata e sin ora ignorata, comprovante la verità delle mie affermazioni. Attendo pertanto fiducioso l’azione autentica dello Stato, l’unico in grado di mettere fine a queste azioni delittuose tese a far acquisire da parte del malaffare il controllo del tessuto produttivo del nostro Paese. Con riserva di ulteriori precisazioni e sviluppi».

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