S.O.S. cambio di stagione

Dom, 08/11/2015 - 17:38
Novembre, è ora di dire basta alla voglia di andare in giro come un fiore uscito dall’orto botanico. Largo ai vestiti color fango-alluvione. E tra questi outfit smorti c’è anche la roba che potrebbe servirti per “eventi speciali”, come il maiale e le olive.

Lo fai due volte l’anno: la prima, a inizio maggio, quando vieni investito da un’ondata di calore, che hai bramato l’estate per mesi e mesi e all’improvviso già non la vuoi più; la seconda, generalmente intorno “ai morti” (primi di novembre), quando una mattina esci di casa con 30°, a maniche corte, e torni con la febbre e i piedi congelati. Cambio stagione. Che mentre lo fai ti chiedi perché papà tarlo e la sua famiglia non abbia mangiato il tuo intero guardaroba, tanto può, a tratti, farti schifo. Ogni anno, puntualmente, ti si ripresentano davanti quei capi d’abbigliamento, come il parente al lutto che proprio non vuoi salutare, però ti tocca. La domanda è: perché? Suddivisa nelle sottocategorie di: 1. Perché non ho niente da mettermi? 2. Perché ho comprato questo orrendo golfino? 3. Perché esiste l’inverno?
D’estate vai in giro che pari un fiore uscito dall’orto botanico, tanto che Picasso si rivolta nella sua tomba, invidiandoti gli abbinamenti di colore che c’hai addosso. D’inverno scompare la tavolozza e ti mostri in quattro, cinque varianti di colore, un po’ come succede nelle gelaterie, che ti lasciano solo il fior di latte, la nocciola e il cioccolato. Non a caso, uno dei colori più utilizzati è il fango, derivato probabilmente dalle alluvioni invernali. E insomma, l’inverno è già triste di per sé e il tuo guardaroba non ti aiuta proprio. Puntualmente, poi, ti si ripresenta quel maglioncino del quale vorresti raccontare che si è infiltrito: la verità è che sei tu che non ti infiltrisci mai, anzi, ti sdillabri; difatti, l’unica volta che sei riuscito a metterlo è stato quando hai dato l’esame di diritto penale, che non hai mangiato per una settimana e allora ci sei entrato dentro. Fine della favola. Altri maglioncini, invece, hanno i colori della cacca; per precisare, di diversi tipi di cacca (a seconda del tuo transito intestinale, ma questo passaggio lo saltiamo). Un’altra cosa che mi sono sempre chieste è se al Nord, come al Sud, si usi mettere da parte roba che potrebbe servirti per “eventi speciali”, come il maiale o le olive. Ci si combina uno schifo durante queste giornate, ma qualcosa dovrai pur indossare! Su questo non ti batte nessuno: tra la maglia bucata e la tuta con la macchia di varechina, hai solo l’imbarazzo della scelta. Il cambio stagione procede così, tra una montagna di roba che fa volume e che raccoglie pelo (l’ultima volta tuo cugino ti ha fatto stendere e rotolare sul divano sul quale si era coricato il cane, perchè aveva bisogno di pulirlo), un senso di impotenza e incredulità miste al chiederti il senso della tua vita. Tra te e te ti dici che ce la farai: anche questo inverno passerà e comprerai qualcosa che ti renda solare. In realtà l’inverno è quella stagione che ti rende furbacchione, quando, mentre prepari la tua ciambella preferita, ti accorgi che il burro è finito e devi correre al supermercato. Per cui, quello che fai, è indossare, sopra la maglia del pigiama, il giubbotto; e metterti un cappello per nascondere i capelli sporchi; e non toglierti nemmeno le babbucce, infilandoti gli stivali che con quei termosifoni di lana ai piedi sono passati dal numero 38 iniziale, al 27 di Lelly Kelly. Non riesci nemmeno a camminare... Ma come ti sei ridotto?
La giornata dedicata al cambio stagione invernale è dura: non ti si può parlare. Metti da parte quello che proprio non indosserai per dignità, quando arriva tua madre ed esordisce con “Questo non lo metti più? Lo regaliamo a tua cugina!”. Ti assale un senso di calore, le guance diventano rosse e inizi a sudare. Nessuno ha il diritto di toccare i tuoi vestiti abominevoli, fossero l’ultima cosa che ti resta... e con tutta la tua forza urli, “A mia cugina NO!”

Autore: 
Sara Jacopetta
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