SOS Roccella Jazz Festival: Una battaglia di civiltà

Dom, 17/11/2019 - 09:00

Ha un'origine assai modesta il Festival che ha fatto conoscere Roccella Jonica in tutto il mondo. È nato in un piccolo cortile di una scuola elementare, e sul suo futuro in pochi (o forse  nessuno) avrebbero scommesso un centesimo. Eppure è giunto forte e vigoroso all'età di 39 anni, ha superato quella che per Dante era il "mezzo del cammin di nostra vita" e, nonostante si sia imbattuto più volte nella "selva oscura" delle inefficienze burocratiche e della miopia politica, mai la "diritta via" ha smarrito. Oggi Rumori Mediterranei è uno dei più grandi festival jazz nel panorama nazionale e internazionale. Si tiene a Roccella, nella "famigerata" Locride, ma per qualità e standard artistici, potrebbe tenersi a Milano come a Stoccolma. Non ha nulla da biasimarsi se paragonato agli altri festival italiani o europei, anzi, sono loro a dovergli invidiare qualcosa: la caparbietà, l'esserci ancora, nonostante tutto. Con ammirabile risolutezza, il festival di Roccella ce l'ha sempre fatta, sebbene faticando ogni anno in vista dell'edizione successiva. I suoi 39 anni sono un vero miracolo, un caso raro alle nostre latitudini. Ma adesso, con la crisi generale che conosciamo, gli ostacoli si fanno insormontabili, scarse e incerte sono le risorse economiche in grado di garantire il futuro del festival. È per questo che il Consiglio Comunale di Roccella ha lanciato un grido di allarme e di aiuto affinché Rumori Mediterranei continui a vivere. Quello di Roccella non è un semplice festival, è una benedizione, è un privilegio culturale e sociale. Contribuire economicamente alla sua salvezza è un investimento, non un'elargizione. E ogni centesimo investito nella cultura, è un toccasana anche e soprattutto sociale per un territorio come il nostro. La morte del Festival, al contrario, sarebbe l'ennesima sconfitta di una regione in cui sembra quasi impossibile realizzare ciò che altrove è non solo possibile, ma anche normale.
Ne abbiamo discusso con il sindaco di Roccella Jonica, Vittorio Zito.
Il Festival Internazionale del Jazz Rumori Mediterranei è fortemente a rischio. Questo perché il contributo triennale concesso dalla Regione a seguito della selezione pubblica è in scadenza al 2019. Non ci sarà una nuova selezione a cui poter partecipare o il contributo regionale non è più sufficiente?
Mi permetta di rispondere  a questa e alle altre domande seguendo come fil rouge la legge  20 dicembre 2012, n. 238 che reca Disposizioni per il sostegno e la valorizzazione dei festival musicali italiani di assoluto prestigio internazionale. In sede di presentazione del disegno di Legge, il Senatore Marcucci, che di quella legge fu correlatore, faceva rilevare che quel provvedimento mirava a individuare un numero ristretto di soggetti che meritano uno sforzo consistente per valorizzare la cultura italiana all'estero e usarla come motore di sviluppo per l'economia del territorio. Faceva poi notare che gli enti organizzatori dei festival individuati come destinatari delle misure di sostegno previste dal disegno di legge, avevano spesso avuto grandi difficoltà non solo per l'entità delle risorse che reperivano, sovente insufficienti, ma soprattutto perché i finanziamenti giungevano sempre in ritardo e dunque non era possibile una programmazione adeguata. Osservava, poi che le risorse statali non sono l'unica fonte di finanziamento per tali soggetti, i quali beneficiano di contributi provenienti dal territorio ma non certo idonei a consentire lo svolgimento di tutte le attività.
Ecco, credo che le motivazioni espresse dal Senatore Marcucci a sostegno di quel disegno di legge individuano puntualmente il problema che noi abbiamo voluto evidenziare con la nostra iniziativa che, voglio sottolinearlo, ha una chiara ed evidente natura di rivendicazione politica, nel senso più alto e nobile del termine.
Non sappiamo se la Regione riproporrà la selezione dei festival da finanziare per un altro triennio. Se non lo facesse certamente il festival morirebbe, così come morirebbe se dovessimo, per un qualsiasi motivo, anche banale, restare fuori dal novero dei festival selezionati. Ma il problema non è questo.
La questione che il Consiglio Comunale di Roccella ha posto all’unanimità è diversa, ed è questa: dopo 40 anni in cui Rumori Mediterranei ha contribuito a fare la storia del jazz italiano e per quello che rappresenta per il nostro territorio e per la Calabria, riteniamo si possa legittimamente chiedere al Parlamento di intervenire per garantirgli risorse certe e adeguate, come chiedeva meritoriamente il Senatore Marcucci per i 4 festival originariamente inseriti nella legge 238/2012. Così da consentire al festival non di sopravvivere, ma di riprendere vigore e fare ciò che oggi non riesce a fare: penso alle masterclasses primaverili, alle lezioni concerto nelle scuole, ai concerti negli altri paesi della Locride, alla rappresentazione in altri festival delle nostre produzioni originali, fino alla possibilità di rafforzare il cartellone aumentando l’attrattività internazionale del Festival. Noi, dopo averlo veramente salvato, non ci accontentiamo che il festival si limiti a sopravvivere e pretendiamo che abbia le stesse identiche possibilità dei festival oggi sostenuti dalla legge 23872012.
Tre ragioni fondamentali per cui il Festival va salvato?
Anche qui mi consenta di introdurre le ragioni con una altra citazione dell’intervento del Senatore Marcucci, che concludeva evidenziando come si fosse registrata la comune volontà del Parlamento di evitare i finanziamenti "a pioggia" che non avrebbero consentito il salto di qualità necessario per un vero rilancio dei festival da inserire nella legge 238. E su questo credo si debba dare pienamente ragione a Marcucci e agli altri relatori. La questione è, quindi, se Rumori Mediterranei non solo debba essere salvato, ma se meriti di essere rilanciato. E ci sono più di tre ragioni perché ciò avvenga. Ma dovendo limitarmi a indicarne tre direi queste.
La prima ragione è che da 39 anni Rumori Mediterranei costituisce una perla dello scenario del Jazz nazionale ed europeo. Non si tratta, infatti, di una semplice rassegna di nomi noti che fanno tappa a Roccella (e che chiunque potrebbe ascoltare in altre 100 piazze o locali in Italia e in Europa), ma di un’isola di creatività e innovazione. Solo grazie a questa sua caratteristica, ancora oggi il Festival fa parlare di sé nonostante il budget estremamente contenuto su cui può contare. E questa impronta innovativa è palese nella presenza costante in cartellone di prime mondiali, europee e nazionali e di produzioni originali. Nonostante le enormi difficoltà organizzative, ancora oggi Rumori Mediterranei è tra i Festival Jazz più innovativi che si svolgono in Europa, e chi viene a Roccella sa che ascolterà produzioni uniche che difficilmente potrà riascoltare in altri luoghi.
La seconda ragione è che il Festival è nato con una chiara e forte intenzionalità “politica”: contribuire a fare uscire un territorio della parte più meridionale della Calabria e l’intera regione, dalla situazione di assoluta marginalità in cui si trovava rispetto alla vita culturale nazionale e, a maggior ragione, a quella internazionale. Non dobbiamo dimenticare che 39 anni fa e per molti decenni era possibile ascoltare ottimo jazz solo a Roccella, mentre oggi sono molti i Festival Jazz di qualità che si tengono in Calabria. Possiamo senza tema di smentita affermare che il ruolo che  Rumori Mediterranei ha avuto nel dare maggiore peso alla Calabria come attore del panorama culturale nazionale e internazionale è di straordinaria portata. Basta far notare, a sostegno di questa affermazione, il fatto che la rivista DOWN BEAT, che possiamo considerare la Bibbia degli appassionati di Jazz in tutto il mondo, ogni anno inserisce Roccella tra i Festival di più alto interesse a livello mondiale, unico festival jazz italiano, assieme a Umbria Jazz, a entrare in questa sorta di Hall of Fame mondiale dei Festival Jazz.
La terza ragione è che il Festival costituisce un’effettiva concretizzazione, un vero e proprio caso di scuola, dell’impatto positivo che una manifestazione culturale può avere su un territorio e una comunità in genere, e in particolare su un territorio e una comunità della Locride. Roccella è un piccolo paese della parte più marginale della Calabria, ma è conosciuto realmente in tutto il mondo. E non per fatti di cronaca, né per la presenza di prodotti enogastronomici tipici, né solo per la bellezza dei luoghi, ma per aver creato un prodotto culturale nuovo. Ed è attorno a questo prodotto culturale che si è costruito il nome di Roccella, che ha portato migliaia e migliaia di visitatori in questo paese, che ha sollecitato gli amministratori e i cittadini a presentare sempre meglio il proprio territorio. Roccella si è sviluppata attorno al Festival. È stato il Festival a costruire una vocazione turistica rivolta verso il turismo consapevole che ha fatto il successo di Roccella, che oggi è, in rapporto agli abitanti, la cittadina con la migliore offerta si spazi e di eventi culturali di tutta la Regione Calabria.
Esistono già leggi nazionali a sostegno di 8 festival musicali e operistici italiani. Nessuno di questi festival, però, si svolge nel mezzogiorno. Roccella potrebbe rompere la tradizione di concedere questo tipo di finanziamenti solo al nord...
Continuiamo a seguire la legge 238/2012. Il primo articolo richiama la finalità di quella legge specificando che la Repubblica, nell'ambito delle finalità di salvaguardia e di promozione del proprio patrimonio culturale, storico, artistico e musicale, sostiene e valorizza i festival musicali ed operistici italiani di assoluto prestigio internazionale. La legge approvata nel 2012 individuava 4 Festival ai quali veniva riconosciuto un contributo annuo di 1 milione di euro: il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Festival dei due Mondi di Spoleto, il Festival di Ravenna e il  Festival Pucciniano di Torre del Lago. Vi ricordate cosa diceva il Senatore Marcucci a proposito della necessità di dover evitare finanziamenti a pioggia? Bene, nel 2017 a quei 4 Festival si aggiungono il Festival Verdi di Parma, il Romaeuropa Festival e il Festival Umbria Jazz. Infine, nella legge finanziaria per il 2018 venne inserito anche il finanziamento per il Festival Donizetti Opera di Bergamo. In un solo anno i festival finanziati dalla legge 238/2912 passano da 4 a 8. Al contrario di quanto auspicavano i relatori della legge 238, i finanziamenti iniziavano a interessare altri festival, anche se non a pioggia. Ma quasi. Diciamo una pioggia particolare, incalzata, come purtroppo spesso accade, da venti di scirocco che da Roma hanno spinto le risorse della legge solo verso il centro nord.
Noi crediamo che non ci sia alcun impedimento perché tra quei Festival vi sia anche Rumori Mediterranei. Perché ciò non avvenga è necessario assumere una chiara volontà politica a impedirlo. Volontà che qualcuno dovrà, però, spiegare ai Deputati e Senatori calabresi, ai quali abbiamo chiesto di sostenere un emendamento alla prossima finanziaria che consenta di inserire il nostro Festival tra quelli finanziati dalla legge 238.
Mi faccia approfittare di questo spazio, per il quale ringrazio “Riviera” che ha sempre guardato con attenzione ed estrema disponibilità al Festival, per annunciare che stiamo cercando di organizzare una conferenza, che vorremmo tenere in una sala della Camera o del Senato, per incontrare la stampa assieme ai Senatori e ai Deputati eletti in Calabria e parlare di questa nostra iniziativa. Che nel frattempo ha avuto un consenso pieno e convinto di tantissimi intellettuali, musicisti, imprenditori, professionisti, che hanno voluto sottoscrivere un appello a sostegno della nostra richiesta.
Nel caso in cui la vostra richiesta dovesse essere accolta dal Parlamento, verso che tipo di progettualità potrebbe spingere il Festival?
Gli indirizzi di sviluppo del progetto artistico del festival li deciderà, come sempre, il nostro grande Direttore Artistico Vincenzo Staiano, che rappresenta veramente il nostro valore aggiunto per la sua capacità di raccogliere sfide che a volte paiono ardue. Io credo però che avere un budget più ampio ci possa consentire di fare tre cose. La prima è quella di dare maggiore e ulteriore spazio al nuovo che c’è in giro in Europa e in Africa. La seconda è quella di destagionalizzare e allargare la presenza del Festival sul territorio, rafforzando la sessione di luglio, programmando settimane di formazione di alto livello in primavera e in autunno e ritornando nelle piazze dei comuni della Locride. La terza, e forse la più importante, di tornare nelle scuole con le lezioni concerto.
Al Festival Rumori Mediterranei va riconosciuto anche un importante ruolo sociale: ha fatto sì che Roccella rimanesse fuori dai circuiti della criminalità organizzata, e questo rappresenta un'anomalia territoriale. Quindi una legge a sostegno del Festival sarebbe un gesto finalmente concreto di legalità...
Troppo spesso si sono cercate e, purtroppo, si cercano scorciatoie sulla strada lunga, faticosa e impervia della costruzione di una società eticamente responsabile, presupposto unico per l’affermazione concreta e reale del principio di legalità.
Troppo spesso ci si è illusi e ci si illude della possibilità di imporre comportamenti etici per mezzo di leggi, che molte volte hanno natura più repressiva che costruttiva, e che finiscono per avere un effetto esattamente contrario a quello auspicato. Vede, è a tutti evidente che in una famiglia di ‘ndrangheta ci sono spesso danaro, auto di lusso, falso potere. Ma altrettanto evidente è che mai, dico mai, ci sia felicità. E credo che il peggiore dei mali che la subcultura ‘ndranghetistica fa ai nostri giovani sia proprio questo: togliergli il diritto a essere felici.
Certo la felicità non la si può imporre per legge, ma credo che tutti noi che ci occupiamo delle nostre comunità, abbiamo il dovere di costruire la felicità dei nostri giovani. A partire dal dare una possibilità altra che non sia quella di vivere e morire nella profonda tristezza della subcultura ‘ndranghetistica.
Per questo dobbiamo operare per dare a ognuno dei nostri ragazzi un orizzonte diverso, nel quale si fa la fila per aspettare il proprio turno in ospedale perché è etico farlo, e non è etico chiedere se c’è un amico che ci fa saltare avanti. Un orizzonte nel quale lo si fa non perché ce lo dice la legge, ma perché ce lo impone la nostra morale.
Roccella ha, nel suo piccolo, dimostrato come non ci sia nessun cemento migliore della cultura, del progresso culturale, per costruire muri solidi contro la ‘ndrangheta. Per questo dobbiamo continuare a far conoscere ai nostri ragazzi la bellezza della musica, dell’arte, del confronto tra culture diverse. Conosceranno così la forza dell’orgoglio di sentirsi dire “sei di Roccella, il paese del Festival Jazz”. E su quell’orgoglio costruiranno il loro essere comunità di cittadini, il loro amore per il proprio paese, il loro profondo disprezzo per la cultura della prevaricazione. Che, è bene dirlo, non appartiene certo solo alla subcultura mafiosa.
Ecco, non inserire un festival che ha tutte le caratteristiche proprie della finalità della legge 238/2012 tra i festival finanziati da quella legge sarebbe uno, non l’ultimo, ma l’ennesimo atto di prevaricazione verso il nostro territorio.
Come mai nessuno tra i paladini dell'antimafia si è fatto portavoce di questa battaglia?
Io non so chi siano i paladini dell’antimafia. So che si fa un gran parlare di antimafia, ma conosco decine e decine di amministratori, imprenditori, professionisti, insegnanti, volontari, educatori, che fanno quotidianamente antimafia senza strombazzare in giro il proprio agire. Temo e combatto, per quanto mi è possibile, l’affermazione di logiche di appartenenza, qualunque esse siano, come strumento per il raggiungimento dei propri obiettivi o, peggio, per l’acquisizione di patenti di legalità.
Mi dispiace sinceramente che nessun media nazionale guardi a Roccella o alle altre centinaia e centinaia di realtà positive che la circondano nella Locride. Da decenni a parlare del nostro territorio e della Calabria sui media sono solo rappresentanti dell’antimafia che parlano di mafia. O sociologi, giornalisti, politologi che spesso si esibiscono in analisi approssimative sui problemi della nostra terra, troppe volte farcite da preconcetti e luoghi comuni sulla nostra gente. C’è una immagine di irredimibilità costruita attorno al nostro territorio che le persone che lo abitano non meritano.
Ma dobbiamo smetterla di piangerci addosso e avere più orgoglio, più serietà nel fare il proprio dovere, più disponibilità al sacrifico e allo studio. E maggiore forza nel rifiutare la cultura mafiosa, prima che la mafia stessa. Perché se dalle organizzazioni mafiose ci possono difendere gli organi dello Stato con la loro azione repressiva, dalla subcultura mafiosa dobbiamo difenderci noi con la crescita culturale nostra personale e di tutte le nostre comunità.
Per questo affermare con forza il sacrosanto diritto di Rumori Mediterranei a entrare a far parte del gruppo di Festival Musicali che la Repubblica, nell'ambito delle finalità di salvaguardia e di promozione del proprio patrimonio culturale, sostiene e valorizza è innanzitutto una battaglia di civiltà.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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