Strage di democrazia in Calabria: 121 comuni sciolti con decreti copia-incolla

Dom, 22/02/2015 - 14:38
Può una prefettura, pur animata dalle migliori delle intenzioni, avviare un percorso per lo scioglimento di un consiglio comunale democraticamente eletto? Si può impedire a un’azienda di lavorare sulla base di semplici indizi e spingerla verso il fallimento?

All’inizio eravamo in pochi, tanto da poterci contare sulle dita di una mano. Adesso i dubbi incominciano a essere molti e a diffondersi come dimostrano le parole della presidente dell’antimafia Rosy Bindi: “Le interiettive antimafia sono uno strumento statico, mentre la lotta alla mafia ha bisogno di un film, a volte anche di una sceneggiatura vera e propria.” Siamo d’accordo! Intanto però le imprese calabresi, per esempio nel caso dell’Expo, vengono colpite perché in Calabria s’è fatta strage di democrazia. Su 370 decreti di scioglimento di consigli comunali emanati, 121 riguardano la Calabria. La stessa percentuale per quanto riguarda le interdizioni alle imprese. I decreti di scioglimento potrebbero essere fatti con il “copia-incolla” perché ricorrono sempre le stesse motivazioni “frequentazioni con ambiente controindicati” . Come se agli uomini si potessero fare le stesse prescrizioni dei farmaci. Mi viene in mente don Milani che ha evidenziato di come i “Pierini” fossero dotati del doppio cromosoma rispetto ai bambini del popolo. I criminali sono sempre e solo “plebe” mentre i “Pierini” vivono nella ricchezza e tra i privilegi. La Sinistra che sostiene questa politica liberticida e questa giustizia sommaria opera contro natura perché rimuove un problema squisitamente politico. Infatti non tende a modificare l’humus economico, sociale, culturale e politico in cui la ‘ndrangheta attecchisce ma si affida completamente alla repressione. Ribadisco per la milionesima volta: non difendo i mafiosi ma la democrazia, la libertà e la Costituzione. Pongo una questione di principio e una riflessione su fatti. Può una prefettura, pur animata dalle migliori delle intenzioni, avviare un percorso per lo scioglimento di un consiglio comunale democraticamente eletto? Si può impedire a un’azienda di lavorare sulla base di semplici indizi e spingerla verso il fallimento? Non si potrebbe! Non si dovrebbe. Nel mito della caverna gli uomini vedono ombre che scambiano per la realtà. La realtà è che ‘ndrangheta e mafia sono figli gemelli e legittimi di questo sistema. Non potendo intaccare il sistema si combattono le ombre. Qualcuno ci sta proiettando un film falso spacciandolo per vero. Faccio un esempio. È pacifico che povertà ed esclusione sociale creano il delinquente. Il ragazzo che ha sparato alla macchina dell’ex ministro Lanzetta non era un mafioso ma un emarginato. Anche se lo si sussurra sottovoce… Cosa ha fatto finora il governo italiano per affrontare i problemi della povertà e dell'esclusione sociale? Dal marzo 2013 solo lo 0,8% degli atti presentati al Parlamento e solo il 6% dei disegni di legge riguardano l'inclusione sociale, nello stesso arco di tempo gli stanziamenti a favore delle fasce deboli sono diminuiti del 80% mentre i nuovi poveri in Calabria sono aumentati del 70%! Strano modo di affrontare la questione sociale e la questione meridionale! Le nuvole di fumo che si spargono in abbondanza servono per coprire questa realtà! Spesso, non potendo colpire la ‘ndrangheta si colpiscono gli innocenti. A Gioia Tauro, un sindaco è stato ucciso dalla ‘ndrangheta senza avere mai giustizia. Un altro sindaco trascinato in manette in carcere da innocente. Oggi è assolto ma neanche lui avrà giustizia. A Platì è successa la stessa cosa. Ad Ardore qualcosa di simile. Il Sud si sta progressivamente avviando verso una situazione di “non libertà”, di “non democrazia”, di distacco della gente nei confronti dello Stato. Lo dimostra il tasso di partecipazione al voto alle elezioni regionali. Un pericoloso segnale di sfiducia nelle istituzioni e da cui passeranno intere legioni di ‘ndranghetisti. La ‘ndrangheta c’è. La sua presenza nelle istituzioni è indubbia. Si annida nelle banche, non si ferma dinanzi alle divise, penetra nelle toghe, dilaga nei partiti, si sposa con l’impresa, entra nelle Istituzioni e finanche nella Chiesa. Non sarà la giustizia sommaria a normalizzare la situazione. Il Problema è politico e non criminale. Attenti, noi non siamo colonia solo perché altri ci hanno colonizzato. Lo siamo perché pensiamo e operiamo da colonia. In questi anni molti hanno invocato l’intervento dall’alto, una specie di “braccio secolare” a cui la politica delega la propria impotenza. In Calabria, dall’alto, non è arrivato mai nulla di buono.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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