Studio radiologico, l’ennesima vittima di un deserto chiamato “legalità”?

Dom, 20/10/2019 - 09:30

Mutuando i versi di un’antica canzone, ci verrebbe da dire “… se 25.000 firme vi sembran poche…
E invece sono tantissime e aumentano di ora in ora.
Nei giorni scorsi, una lunga fila di persone con un documento in mano ha firmato perché la Locride non venga ulteriormente spogliata di quel poco che resta sul proprio territorio e per evitare che la “legge”, dopo aver assistito supina e compiacente alla distruzione della sanità pubblica, possa devastare anche la sanità privata chiudendo lo studio radiologico.
La gente ha paura!
È terrorizzata di non poter fare più una TAC, una risonanza magnetica, una mammografia.
Vorrebbero una sanità pubblica efficiente e gratuita, ma la scelta “qui e ora” è tra il privato e il “nulla”.
L’ASP di Reggio, per la seconda volta in pochi anni, è gestita dai commissari antimafia e mai come in questo caso la ‘ndrangheta diventa l’alibi per non risolvere i problemi.
Per anni le “autorità” competenti hanno assistito impotenti e compiacenti alla progressiva, illogica e sospetta lievitazione di un debito dell’ASP senza muovere un dito e senza modificare di una sola virgola i motivi che hanno fatto (e fanno) aumentare i debiti man mano che la sanità pubblica viene distrutta.
È la “falsa legalità” che conosciamo anche nella Locride; che abbiamo conosciuto nel momento in cui il dottor Fortugno è stato ucciso sulla pubblica strada, probabilmente per schermare ciò che di sporco e inconfessabile si nasconde nella gestione della sanità.
Onorare Fortugno significa svelare il mistero che circonda l’atroce delitto e sconfiggere quel mondo oscuro, ristabilendo il diritto alla salute e con esso la legalità costituzionale. Significa smuovere le acque della pozzanghera maleodorante che nasconde i segreti della sanità calabrese e locridea.
Non si vuole o non si può!
Ed è così che, per buttare polvere negli occhi si susseguono commissari ordinari e quelli antimafia.
Risultati meno di zero.
Anzi, è evidente una continuità sostanziale tra coloro che hanno raso al suolo la sanità pubblica e quanti – oggi – tentano di distruggere la sanità privata.
Sia chiaro: nessuno chiede impunità e nessuno, tra quanti hanno firmato, vuole bloccare indagini in corso.
La scelta è altra: dobbiamo consentire, in nome di una “giustizia” preventiva e sommaria, che la gente muoia aspettando una TAC? Che gli ammalati di cancro vadano al Nord anche per una mammografia?
È questa la vostra “legalità”?
È questa la legalità del generale Cotticelli che sceglie di qualificarsi rendendo omaggio - come suo primo atto - al procuratore di Catanzaro piuttosto che visitare l’ospedale di Locri?
È questa la legalità dei commissari antimafia?
Dicevamo all’inizio che, in pochi giorni, sono più di venticinquemila le firme raccolte.
A firmare non sono le “anime morte” ma persone consapevoli e in grado di vedere il filo rosso che collega la progressiva e inesorabile distruzione dell'ospedale di Locri, la sanità sul territorio, la vicenda dello studio radiologico ai Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, alle circa mille imprese della nostra provincia interdette (senza processo) causando la perdita secca di migliaia di posti di lavoro. Senza mai intaccare la potenza della ‘ndrangheta.
Non vogliamo essere conniventi con la pittoresca brigata che in Calabria ha fatto un deserto chiamandolo “legalità” e se di decidesse di chiudere lo studio radiologico, ognuno di noi, attraverso una firma, vi dirà “non in mio nome”.
Non vogliamo e non possiamo essere complici di questa dissennata distruzione e di questo odore di paura e di morte che si diffonde nella Locride e nella Calabria tutta. 

Autore: 
Ilario Ammendolia
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