Stupido è chi lo stupido fa

Mer, 01/07/2020 - 16:00

Lo possiamo gridare forte: noi calabresi siamo stati veramente bravi.
Per una volta siamo stati capaci di fare schiattare di bile tutti quelli che da sempre ricorrono al metodo della distrazione di massa per sviare l’attenzione dalle “sòle” che ci tirano e si spendono indefessamente nel tentativo interessato di farci passare per inetti, inferiori, ‘ndranghetisti a prescindere, abulici, piagnoni, senza ambizioni, senza arte né parte.
E mi fermo per non dar loro la possibilità di dire che siamo anche verbosi.
Mi riferisco, se non si fosse capito, ai sani comportamenti che abbiamo tenuto in occasione della pandemia e che ci hanno permesso di essere una delle due o tre regioni che hanno avuto un numero di contagi e di decessi insignificante e una quantità di guariti inversamente proporzionale.
Non viene da credere che noi, proprio noi Calabresi in generale (la maiuscola è d’obbligo) e della Locride in particolare, quelli che abbiamo la sanità più disastrata d’Italia e un livello di individualismo che ci spinge ad andare fieri per avere inventato lo slogan secondo il quale la società migliore, nel senso di business, sia quella composta da un numero di persone dispari non superiore a tre, siamo riusciti in un’impresa nella quale i nostri detrattori hanno, purtroppo, miserevolmente fallito e lasciato sul terreno un numero orrendamente alto di vittime.
Abbiamo, per una volta, insieme con Campania e Sicilia, fatto scuola al punto che alcuni giornali esteri, che notoriamente non si distinguono per essere compassionevoli con l’Italia, hanno dato ampio risalto ai provvedimenti presi dalla Presidentessa della nostra Regione portandoli a esempio di come si possa e debba gestire questo tipo di calamità.
In verità - ma questo è un mio pensiero che conta il poco che conta - la Santelli, in alcuni frangenti, mi è parsa un tantino ondivaga a causa, forse, delle pressioni di quel partito che governa anche la Lombardia, in cui si è ostinato a sottovalutare la movida sui Navigli, gli Spritz e tutto il resto così innescando quell’ecatombe al solo scopo di non inimicarsi gli imprenditori.
I quali hanno due ossessioni: i “dané” e le tasse che i meridionali non pagherebbero.
Tesi, quest’ultima, che, come avrete sicuramente appreso, vince tutti gli anni il “Baüscia d’oro”.
Perciò, quando dico ondivaga, mi riferisco, in primis, al decreto con cui ha impedito il rientro in Calabria di tutti quegli studenti fuori sede e di quei lavoratori emigrati che, sorpresi al Nord dalla chiusura degli atenei e delle fabbriche, non avevano più i soldi per pagare l’affitto o per comprarsi da mangiare, e che stabiliva che in Calabria si potesse tornare, senza eccezioni, in due soli casi: per gravi motivi di salute o per motivi di lavoro; in secundis, all’ordinanza con la quale stabiliva la riapertura dei locali pubblici (bar, ristoranti, pizzerie e via dicendo) ideologicamente concepita in direzione ostinata e contraria, come da titolo dell’album di De André, rispetto al DPCM che la vietava.
Ho vissuto quei giorni di santificazione della nostra educazione civica (tutto marzo e aprile e mezzo maggio) da lontano e ho trepidato per chi in Calabria si trovava ma, ora che sono tornato, mi sorge il dubbio che quella descrizione possa essere stata enfatizzata oltre il giusto.
In giro vedo quasi esclusivamente persone che non indossano la mascherina o che, se la indossano, la tengono a sorreggere la pappagorgia o, bene che vada, lasciando il naso scoperto come in quel meme che circolava nei primi giorni della pandemia e che evidenziava come quel modo di fare corrispondesse a lasciare fuori dalle mutande l’oggetto che certifica l’appartenenza al genere maschile. E, vi assicuro, non si riferiva al cervello!
Ovunque, oltre a non indossare le mascherine, i ragazzi, e non solo, non rispettano la distanza consigliata, stanno assiepati e si abbracciano mentre i più anziani, poi, - proprio loro che sono i più esposti - sembrano avere dimenticato che il regime fascista faceva scrivere sui muri “la persona educata non sputa per terra” con lo scopo di contenere il contagio della tubercolosi che nella saliva aveva il principale mezzo di propagazione.
E questo mentre tutti, proprio tutti, non fanno che dire che il vero problema dovremo affrontarlo quest’estate, quando arriveranno i turisti dalle zone flagellate dal virus. Ammesso che arrivino.
Vediamo, allora, di dircela tutta: io ho doppiato i settant’anni da qualche giorno (che non vuol dire che ne ho centoquaranta) e fino a qualche anno fa ho lavorato (grazie a Dio!), oltre che per portare pane e companatico a moglie e figli, per potermi permettere di fare un domani (cioè oggi) cose che mi dessero maggiori soddisfazioni.
Come leggere, per esempio, o prendere il fresco sotto il ciliegio del mio giardino.
Oggi che quell’oggi è arrivato, accetterei di buon grado, per quanto inglorioso possa essere, anche di tirare le cuoia per un vaso di fiori mi caschi in testa o - e non nascondo che questo mi lascerebbe più contento perché mi farebbe assomigliare a un personaggio dei racconti di Hemingway - di essere incornato da un toro durante la festa di San Firmino a Pamplona.
Che, però, per la dabbenaggine di qualche mentecatto che si sia beccato il Covid-quellocheè perché si crede immortale e non ritiene di dovere rispettare le poche, semplicissime regole che gli scienziati e il buon senso suggeriscono, io debba andare a finire nelle verdi praterie di Manitou anzitempo, questo non lo sopporterei assolutamente.
Perciò, prima di trovarci anche qui nel bel mezzo di un focolaio come quelli di Palmi e Taurianova, agli sconsiderati emuli di quell’originalone che deve, e sottolineo deve, dire la c…. giornaliera come i boy scouts devono fare la buona azione quotidiana, rivolgo un aulico pensiero:
O tu che per calli Gioiose t’en vai
E mascherina non rechi in su ‘l tuo grugno
Talché l’universa Marina impesterai
Che del mio te ne freghi e altrui mugugno,
Certo di tua storàina ti dorrài
Il dì che della Rianimazione del Cotugno,
Boccheggiante, un lettino occuperai.

Autore: 
Sergio M. Salomone
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