Summit: da Montalto ad Arcore, passando per Roma

Dom, 15/12/2019 - 13:00

Vediamo di fare alcune pacate considerazioni sul rush finale che ci porterà alle elezioni regionali:
C’è stato un summit del centrodestra ad Arcore per scegliere il candidato alla carica di governatore della Calabria.
Negli stessi giorni c’è stato un summit del Pd, presumibilmente a Roma, dove s’è scelto il bravo imprenditore Pippo Callipo quale candidato del centrosinistra.
Nell’uno e nell’altro caso s’è parlato di “noi”, ossia del bene e della felicità, della prosperità dei calabresi. Ma “noi” non c’eravamo!
E se questo vi sembra poco provate voi a dirci cos’è la democrazia liberale e rappresentativa.
Ora senza far paragoni vorrei ricordare che quest’anno ricorre il 50° anniversario del summit di Montalto in cui, protetti da sguardi e orecchie indiscrete, le cosche calabre si sono riunite per concordare una strategia comune.
Presiedeva tal Peppe Zappia capo della locale di San Martino di Taurianova e quando irruppero i carabinieri, alla domanda del brigadiere “Cosa facevate qui?” rispose serafico “Il bene del popolo”!
Riflettete su questa risposta data a caldo da Zappia “per il bene del popolo” ritenendosi loro (i mafiosi) una schiera di spiriti eletti in diritto (quasi in dovere) di farsi carico di noi “foresti” e “contrasti” perché incapaci di badare a noi stessi.
Ora, voi direte che c’entrano i summit di Arcore e di Roma con quello di Montalto?
C’entrano eccome.
Sono più che certo che Zingaretti ma anche Berlusconi, Salvini o Meloni siano distanti anni luce dai mondi criminali ma se mi seguirete solo per qualche secondo tenterò di dimostrarvi che la logica è sempre quella di “Montalto”.
Innanzitutto l’intervento è sempre esterno e dalle celesti sfere discende sulla testa del “popolo bue” e ovviamente, usando le parole di Peppe Zappia, solo per fare “il bene del popolo”! I responsabili sanno bene che ciò costituisce una ferita sanguinante sul corpo della democrazia. Ma non se ne curano! C’è un aggravante per i summit di Roma e Arcore: lo spirito coloniale che a Montalto era assente!
I partecipanti ai summit “politici” non si sarebbero mai permessi di comportarsi con tanta protervia e arroganza nei confronti dell’Emilia, Lombardia o Veneto e neanche con l’Umbria o la Liguria.
Per “Roma” o “Arcore” la Calabria è solo una fastidiosa colonia caratterizzata da continue guerre tra bande di ascari e quindi si comportano come la Regina Vittoria nell’atto di nomina del viceré delle Indie.
Lo fanno perché terra sconfitta, terra di conquista e soprattutto criminalizzata.
Ora in Calabria c’è il deserto democratico come voluto dall’alto pur con la complicità storica delle nostre classi dirigenti e le elezioni regionali si svolgeranno tra le “lande desolate”.
A “Roma” lo sanno come lo sanno ad Arcore e piuttosto che fare una seria autocritica quantomeno per le gravi responsabilità pregresse, gonfiano il petto, fanno la faccia feroce e organizzano le loro falangi che non possono (e non vogliono) sottrarsi al voto di obbedienza verso chiunque detenga il potere esterno e sui calabresi.
Contemporaneamente bloccano la partecipazione democratica che sarebbe stata l’unico vero antidoto alla mentalità ndranghetistica e allo spirito di cosca che, a parole, tutti dicono di voler combattere .
Ed ecco la tagliente logica di ogni summit!
Come abbiamo già detto per i mafiosi siamo “carduni”, per Arcore e Roma cambiano le parole ma siamo cittadini di serie C, possibili portatori del virus ndranghetista; “clandestini” della Repubblica pur con la tessera elettorale e docili strumenti manovrabili secondo i loro disegni.
Un’ultima annotazione. Al summit di Montalto partecipavano tre (5?) persone incappucciate. A Roma o ad Arcore gli incappucciati non c’erano ma c’erano delle “presenze assenze” altrettanto inquietanti e di cui ne dovremo parlare.
Concludo: quando si parte da “Arcore” o da “Roma” con lo spirito con cui s’è partiti si può anche vincere (e vinceranno ancora una volta) ma non si può che arrivare a “Montalto”. E non è una bella meta!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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