Susino della Madonna della neve di Tiriolo

Mar, 08/10/2019 - 12:00
I frutti dimenticati

Nella prima decade di agosto dell’anno in corso, mi recai a Tiriolo in provincia di Catanzaro a trovare il bravo fotografo Antonio Renda per visionare assieme il video prodotto da Antonio stesso, per il prof. Adamo Rombolà dell’università di Bologna, riferito ai palmenti della Locride e di Santacaterina dello Jonio.
Il percorso per produrlo era stato un po' complicato in quanto bisognava che fosse prodotto già alla fine di marzo per poi consegnarlo al professore, di modo che fosse postato in seguito su un sito dell’università prima della fine delle lezioni.
Coloro che si erano proposti un po' controvoglia non l’avevano prodotto e il tempo utile era trascorso, per cui solo il 17 luglio Antonio iniziò il percorso di produzione assieme ai suoi due figli, dedicando una giornata ai palmenti di  Ferruzzano del bosco di Rudina e a uno monumentale di Sant’Agata del Bianco, una seconda giornata a quelli di Ciminà ed infine l’ultimo ai palmenti di Santacaterina dello Jonio in provincia di Catanzaro.
Il video prodotto risultò prezioso in quanto su una  grande roccia di Sant’Agata, accanto ad un palmento presumibilmente ellenico risulta successivamente ricavato un palmento recante i segni di un sistema pressorio pliniano, quindi di epoca romana; esso fu illustrato in castigliano dal dott. Jaime Gonzalez Molina, residente a Sant’Agata in quanto sposato con una ragazza del posto.
Il palmento di Ciminà, dotato di una croce giustinianea, è stato presentato in greco di Calabria dal Prof. Pasquale Casile, mentre quello di Santacaterina dello Jonio in Italiano da Isa Badolato come pure in italiano quelli di Ferruzzano da me; quindi il video è trilingue.
Arrivato a Tiriolo, più precisamente a Pratora sua frazione, servita meglio del capoluogo dal punto di vista delle vie di comunicazioni, in quanto lambita dall’autostrada che raggiunge Lamezia, cominciai a visitare l’orto di Antonio stesso, osservando la grande biodiversità che egli mi evidenziava di volta in volta.
Su due o tre piante le pere piccole e aromatiche di varietà diverse, erano già terminate o quasi, mentre erano presenti due o tre  piante di giuggioli dai frutti diversamente colorati, diverse varietà di meli invernali, da quelli piccoli e rosseggianti a quelli verdeggianti, di ulivi diversi, con la prevalenza della carolea su tutti.
Diverse risultarono le varietà di fichi, stranamente in forte ritardo, dopo che da più di venti giorni erano terminati i fioroni; risultarono interessanti due varietà per me inedite, tra cui una che evidenziava di produrre dei frutti che a maturazione sarebbero diventati leggermente più piccoli dei dottati, ma con la buccia color avana, anziché bianca ed un’altra dai frutti che quasi maturi, evidenziavano un colore verde omogeneo.
Naturalmente erano presenti i catalani che qui erano chiamati natalini in quanto riescono a resistere, gli ultimi , fino alla prima decade di dicembre.
Commentammo assieme il motivo del ritardo dei frutti, nonostante il caldo costante e rovente dai primi di giugno e deducemmo che ciò era avvenuto per la forte escursione termica tra il giorno con temperature altissime e con l’abbassamento notevolissimo della temperatura di notte.
Vidi qualche pianta di mandorlo, di limone, di mandarino e di arancio, qualche pianta esotica e poi arrivammo ai ficodindia posti sui limiti con i vicini e a questo punto Antonio mi presentò la pianta cresciuta da una pala di ficodindia che io gli diedi alcuni anni addietro e contando le impalcature della pianta stabilii, sette anni fa; infatti i ficodindia crescono di un’impalcatura all’anno.
Apparteneva alla varietà Zuccarigna petrisa e io ho perso la varietà in seguito ad un’annata eccessivamente piovosa, quando l’acqua me la portò via; i frutti sembravano vicinissimi alla maturazione.
Al centro del campo c’erano due o tre piante di susine, tra cui la Virdacchia dai frutti ancora molto acerbi e ed una varietà da me non conosciuta, dai frutti piccoli, allungati giallognoli; erano rimasti pochi.
Apparentemente sembravano poco interessanti e poco allentanti e di malavoglia allungai una mano e ne colsi due e trovai che erano molto gustosi, dolcissimi, leggermente aromatici, in definitiva deliziosi.
Chiesi ad Antonio di scattarmi qualche foto con la mia macchinetta poco professionale ed egli lo fece con professionalità.
Colsi altri frutti e oltre a gustarli constatai che essi erano anche spiccagnoli, ossia che il nocciolo si staccava con facilità e rimaneva asciutto.

Autore: 
Orlando Sculli
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