Susino doppio di Tiriolo

Lun, 13/08/2018 - 16:00
I frutti dimenticati

Attualmente si conosce l’esistenza di un’unica pianta che si trova a Tiriolo in provincia di Catanzaro, anche se la caratteristica di produrre dei frutti in coppia, saldati ai piccioli pare fosse nel passato molto comune nell’area del Lametino.
La cittadina di Tiriolo è posto al centro dell’istmo Squillace-Lamezia e dalle parti più alte del paese si gode un panorama suggestivo, in quanto è possibile ammirare sia il Tirreno che lo Ionio.
Era famosa per i costumi tradizionali e per un artigianato mirabile, ma anche per le ragazze di grande bellezza, tanto che era stata diffusa una diceria leggendaria che l’ultimo re d’Italia, per poco tempo (dal 9 maggio al 10 giugno 1946), da principe ereditario, Umberto II di Savoia, vi aveva trascorso un mese di vacanza, attratto propria dall’avvenenza delle ragazze di Tiriolo.
La sua posizione fa supporre che avrà avuto una grande importanza strategica nel passato e sicuramente nel suo territorio sarà stata coltivata la vite sin dalla più remota antichità, anche perché era inclusa nel territorio della mitica Enotria o Terra del vino, che aveva come limite meridionale il restringimento della Calabria tra Squillace e Lamezia e raggiungeva nella sua estensione, a nord, la Lucania.
Nel 1640, durante la costruzione di un palazzo per l’aristocratico Cigala, fu rinvenuta, assieme ad altri reperti archeologici, una tavola di bronzo che conteneva il divieto di celebrare i Baccanali in seguito ad un senatus consultum (decisione adottata dal senato a Roma) del 186 a.C.
I Baccanali erano feste orgiastiche, denominate in tali termini, dal greco bacchèia, celebrate in onore di Dioniso e connessi ai misteri orfici, molto diffusi nella Magna Grecia e trasferiti in Etruria da un sacerdote e indovino greco e ben presto degenerarono in forme delittuose, immorali e orgiastiche; dall’Etruria furono introdotte a Roma.
A Roma vi potevano partecipare anche le donne che assieme agli uomini facevano uso di vino, nelle riunioni notturne tenute nel bosco di Stimula o Semele, dove venivano consumati atti contro la moralità pubblica.
Lo storico Tito Livio ci informa nelle sue Storie di Roma, Ab Urbe condita, libro XXIX, 8-19, che nell’anno 186 a.C., in seguito a una denuncia, ci fu un’indagine, in cui furono coinvolte 7000 persone tra uomini e donne.
Furono imprigionati molti e furono condannati a morte coloro che si erano macchiati di stupro e omicidio, tra cui anche donne.
I Baccanali furono proibiti in tutto lo stato romano, compresi i territori degli alleati.
Nella tavola di bronzo scoperta nel 1640 e ora collocata in un museo di Vienna, in latino arcaico, vengono evidenziate le disposizioni del Senatus consultum del 186 a.C.
Ritornando alla pianta del susino di Tiriolo, essa ha un’abbondantissima fioritura e produce frutti doppi talvolta in gruppi compatti; la fioritura avviene nella seconda quindicina di marzo e i frutti vanno a maturazione nella seconda quindicina di luglio.
Si ha conoscenza che la pianta forse è stata innestata 80 anni fa, tuttavia non si sa chi abbia fornito la marza o effettuato l’innesto, né quale sia la sua provenienza. Neppure la proprietaria dell’orto in cui è situata la pianta in contrada Grascio del comune di Tiriolo sa qualcosa in merito dal momento che non aveva fatto mai domande al padre, in quanto non gli era mai sembrato strano il fatto che l’albero producesse susine doppie. La donna, Maria Truglia, ha all’incirca 80 anni e afferma che si ricorda il susino così com’è ora, da sempre ed è probabile che abbia più di ottant’anni. Sarebbe necessario eseguire ulteriori approfondimenti per verificare se si tratta di una mutazione genetica o di una vecchia varietà.
Le notizie sono state fornite, assieme alle fotografie, da Antonio Renda, titolare della Fototeca Calabria a Tiriolo( CZ).
Rischio d’erosione genetica: altissimo
Dove si trova: una sola pianta nell’orto di Maria Truglia in contrada Grascio nel comune di Tiriolo ( Cz).

Autore: 
Orlando Sculli
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