Teresa Gullace, la calabrese divenuta simbolo della Resistenza

Dom, 05/04/2020 - 16:30

La scena del film “Roma città aperta” in cui Sora Pina, interpretata da Anna Magnani, corre dietro al carro dei nazisti urlando disperata il nome del marito fino a quando non viene uccisa è rimasta nella memoria di tutti. Pochi sanno, tuttavia, che il regista Roberto Rossellini, per realizzarla, ha preso spunto da un avvenimento realmente accaduto a una donna calabrese.
Si tratta di Teresa Talotta, nata a Cittanova l’8 settembre 1907, che da giovanissima si trasferisce a Roma. Nella Capitale incontra l’uomo della sua vita, Girolamo Gullace, con cui si sposerà e metterà su famiglia. Ma gli eventi tragici della storia non risparmieranno nessuno. Il 26 febbraio 1944 la coppia ha 5 figli ed è in attesa del sesto quando Girolamo, nel corso di un rastrellamento dei nazisti, viene arrestato e portato nella caserma dell’81º fanteria in via Giulio Cesare 54 per essere, in un secondo momento, condotto nei campi di lavoro forzato in Germania. Da questo momento inizia il calvario della donna che, per sei settimane di fila, si presenta davanti la caserma per cercare di vedere il marito, per passargli un pezzo di pane o una camicia pulita. L’operazione gli riesce, qualche volta, grazie alla pietà di un soldato. La mattina del 3 marzo la situazione, tuttavia, precipita, arrivando a prendere una piega tragica. Quella mattina Teresa, insieme alle madri, mogli e figlie degli altri prigionieri, si reca in caserma per chiederne la liberazione. A un tratto, intravedendo il marito, rompe il cordone armato e si avvicina a lui venendo bloccata da un soldato. La donna tenta di spiegargli che vuole solo lasciargli un pezzo di pane, ma l’indifferenza del militare la spinge a urlargli contro il suo disprezzo e a colpirlo anche con dei pugni. Purtroppo, l’uomo reagisce sparandogli con la sua pistola Luger, uccidendola. Si racconta che la reazione di feroce rabbia delle donne presenti abbia condotto all’uccisione di un fascista e al ferimento di altri, tanto che i nazisti sarebbero stati costretti a liberare il vedovo Gullace. Nel frattempo, qualcuno, mosso da pietà, prende il corpo della donna e lo trascina sul marciapiede e, al passaggio di un camioncino che porta il pesce, la donna viene portata all’ospedale Santo Spirito, dove purtroppo non si può fare nulla né per lei né per il bambino che porta in grembo.
Nel 2015 il figlio Mario, che all’epoca dei fatti aveva 11 anni, ha rilasciato questa testimonianza su “Repubblica”: “Quella mattina stavo facendo la coda dalle monache di Santa Marta, accanto a San Pietro, per elemosinare qualcosa da mangiare, quando ho sentito la gente urlare: ‘Hanno ammazzato ‘na donna!’ Non capivo cosa stesse accadendo. Pensavo che mamma sarebbe arrivata con i buoni per il pasto, invece non arrivò e la monaca mi cacciò via, in malo modo. Ho saputo della tragedia quando sono arrivato a casa. Da quel giorno mi è mancato il terreno sotto i piedi.”
Il 27 settembre 1945 Mario, accolto da Rossellini e dalla Magnani, rivisse la tragica scena dell’uccisione di sua madre, sul set del film.
Teresa Gullace, morta all’età di 37 anni, divenne, suo malgrado, simbolo della Resistenza, tanto che il 31 marzo 1977 è stata insignita della Medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica italiana Giovanni Leone e della Medaglia d’oro della Resistenza dalla Regione Lazio.
Inoltre, il 31 marzo 1995, le è stato dedicato un francobollo per richiamare gli avvenimenti storici della Seconda Guerra Mondiale.
Una donna protagonista della storia, che ha tentato di vincere non solo la resistenza del soldato armato, ma la cattiveria dell’uomo, convinta che a lei, giovane donna, per di più incinta, nessuno avrebbe fatto del male.
La sua ingenuità e forse la sua fiducia nel trovare pietà nell’animo umano le hanno fatto invece perdere la vita.

Autore: 
Rosalba Topini
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