Totò Delfino, la penna dell’Aspromonte

Dom, 11/11/2018 - 13:00

Una mattina sono in redazione, suonano alla porta, apro e vedo un signore che mi guarda sorridendo e mi chiede “il Corriere della Sera?”. Io rimango sorpreso e non riesco a reagire, lui immediatamente mi dice: “Ero venuto a cercare un posto per le pulizie”. In questo modo ho conosciuto Toto Delfino, un degno scrittore e persona che mi ha voluto bene. Certo, sono fortunato, questo me lo ripeto per non dimenticarlo; ho avuto molte persone che hanno migliorato la mia formazione e crescita professionale. Totò Delfino è stata una di queste persone. Ricordo le prime volte che veniva a trovarci era sempre sorridente e strafottente. Sapeva che al nostro giornale piaceva pubblicare gli articoli scritti bene, e lui sapeva scrivere bene. Ci faceva soffrire, perché veniva durante la settimana, parlavamo di quello che si preparava per l’uscita della domenica, ci riempiva di dubbi e poi ci faceva attendere fino a tarda sera il suo pezzo. All’epoca mandavamo in stampa il sabato pomeriggio e chiudevamo le pagine il venerdì notte, verso le undici. A mezzanotte sentivamo squillare il fax, era l’articolo di Totò. Tremila battute quasi precise che riempivano le nostre menti di contenuti e sicurezza di avere migliorato il giornale anche quella settimana. Ricordo l’emozione nel leggere il pezzo di Totò che poi andava riscritto, alcune volte si faceva a gare per leggerlo per prima. Ricordo questi episodi come tra i più esaltanti dell’avventura della Riviera. Lui era un tipo che parlava al telefono con Vittorio Feltri, aveva scritto la storia della nostra regione per giornali che erano giornali, negli anni d’oro del “Tempo” guidato da Gianni Letta lui era il corrispondente di punta, come per l’Europeo e il Giornale, aveva avuto direttori come Montanelli, è stato testimone di fatti storici del nostro territorio. Ricordo ancora quando ci fece vedere i servizi e e le foto del ritrovamento dei Bronzi di Riace, oppure il suo archivio unico sulla stagione dei sequestri di persona. Per noi era uno da ascoltare e riascoltare senza fine. Molto ci ha dato e molto ci ha insegnato. Sicuramente tra i tanti “grandi” che hanno scritto su questo giornale, Totò e stato tra i più grandi. Forse il numero uno sulla scrittura di tremila battute. Ricordo, infine, che abbiamo pubblicato una sua rubrica che era stata pubblicata dieci anni prima sul "Tempo” che raccontava in breve i fatti di Calabria, rubrica che dopo dieci anni manteneva uno stile attualissimo. Per molti Delfino è stato un grande scrittore, fotografo e giornalista, per me è stato sicuramente un maestro di vita e di giornalismo.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
Rubrica: 

Notizie correlate