Tuttologi e moralizzatori… e poi c’è Klaus

Dom, 12/07/2020 - 10:30

“Critico portando nuove idee e non dando colpe”. Lo diceva qualche migliaio di anni fa un tale che si chiamava, e direi, per l’importanza che riveste ancora oggi, si chiama, Cicerone. Prima della peste da Covid-19 e dell’invasione degli ultra-virologi, gli albergatori e i commercianti della Locride erano affetti da mutismo cronico, così come i politici e così come ogni altra categoria di residenza calabro-jonica. E anche dopo l’infausto lockdown, del risveglio della dignità turistica della Locride non c’è stata traccia. Qualche laconica lamentela nei confronti della politica e poi tutti zitti e a testa bassa. Improvvisamente, però, la luce: ecco lo spot (a gratis) targato Klaus Davi. Da lì l’esercito dei moralizzatori calabri e dei tuttologi esperti di marketing (pentastellati in testa) hanno avuto un rigurgito di vita e hanno acceso i riflettori del protagonismo di massa. “Ci dissociamo” hanno urlato via web. “Non è così che vogliamo promuovere la Locride” hanno convintamente sostenuto via social. A questo punto la domanda, per tornare al nostro Cicerone è: come? Come volete promuovere la Locride? Come lo state facendo? E, soprattutto, come lo avete fatto fino ad ora? No, perché i risultati non sembrano wow! Non pare di vedere voli charter colmi di festanti turisti pronti ad accapigliarsi per un posto nella culla della Magna Grecia. Anzi. E non è certo colpa del Covid se Siderno, Bovalino o Monasterace non hanno mai indossato gli abiti di Rimini o Riccione. Sia chiaro, non che io condivida a pieno il contenuto dello spot di Klaus Davi, ma (a gratis) si sono scomodati Zaia, Bonaccini e mezza Italia nel pronunciare un nome ai più sconosciuto: Locride. Ne ha parlato il Corriere della Sera, ne hanno parlato, e ancora ne parlano, tv e giornali di tutta la nazione. E, ad oggi, digitando sul “Dio Google” la parola Locride, si incappa in una moltitudine di discussioni sul turismo e la promozione territoriale (tutte ovviamente legate allo spot di Klaus Davi) e non si inciampa più (almeno nei primi risultati di ricerca) sulla parola ‘ndrangheta e sulle sue note colorazioni della cronaca giudiziaria. Insomma (a gratis) un risultato è stato ottenuto: se ne parla (a gratis). I tuttologi del marketing, della politica e della comunicazione dovrebbero sapere che a volte è bene fare modellare la materia a chi ne sa di più e soprattutto a chi, con quella materia, ci campa. Gli idraulici aggiustano, gli architetti progettano, i medici curano, chi si occupa di comunicazione fa comunicazione. Sembra lineare, no?! E in tutta questa vicenda c’è un'altra incredibile domanda alla quale non riesco a dare risposta: per anni la Lega (prima di Bossi poi di Salvini) ha letteralmente insultato e umiliato il meridione e i calabresi chiedendo, mascherandola da autonomia, addirittura una scissione territoriale. Lamentandosi di “mantenere” una Calabria incapace e furbacchiona. Oggi la Lega riesce a governare il territorio. Qualcosa non mi torna. Ho letto commenti sul massmediologo Davi del tipo: “Perché non se ne torna in Svizzera?!” Non sono qui a fare l’avvocato difensore di nessuno, tanto meno di Davi, ma l’unica volta che qualcuno, con una eccellente esposizione mediatica, porta sulle reti nazionali la Locride (e certamente avrà i suoi buoni motivi di ritorno personale per farlo) i calabresi che cosa fanno? Gli suggeriscono di tornare da dove è venuto. Mah! E, giusto per capire, chiedo ai tuttologi moralizzatori, una volta andato via il Davi, chi si occuperebbe di promuovere la Calabria? Gli stessi che lo hanno fatto in questi anni? Cioè nessuno. Gli stessi che hanno portato i risultati eccellenti di un boom turistico? Cioè nessuno. Gli stessi che hanno attivato sulle tv nazionali e sui mass media una discussione attenta sulla Locride? Cioè nessuno. Una risposta, però, forse, pensandoci bene, c’è, e sta nel solito lamentoso motivo: la Calabria è messa come è messa per colpa dei governi, non dei calabresi. È messa come è messa per colpa di una politica che la vuole tenere sottosviluppata, non per colpa dei calabresi. La Calabria vive nell’ombra da anni per colpa di un Nord arrogante e indifferente, non per colpa dei calabresi. Infine è un po’ colpa anche di Klaus Davi. Quant’è vero che la Terra è piatta!

Autore: 
Pasquale Violi
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